Il weekend non è stato caratterizzato solo dalla MotoGP e dalla F3 a Macao, ma ha visto correre tante altre serie motoristiche. Dal WTCR, impegnato sempre a Macao e sul circuito di Guia per il suo weekend conclusivo, al WEC con la 6h di Shanghai, all’ultima prova del Mondiale Rally in Australia, con Ogier, Neuville e Tanak in corsa per il titolo WRC. Andiamo a scoprire cos’è successo in questi giorni.

WTCR: TARQUINI CAMPIONE DEL MONDO A 56 ANNI!– Il nuovo corso del Mondiale turismo, che ha visto il WTCC unirsi al TCR e abolito i team ufficiali, lasciando le strutture private a giocarsi il titolo, premia Gabriele Tarquini. Il Cinghiale, che guida la Hyundai preparata dal BRC Racing Team, ha ampiamente meritato questo titolo, che è arrivato con qualche brivido di troppo: prima del weekend di Macao, Tarquini aveva un discreto margine su Yvan Muller, ma il 56enne italiano si è complicato la vita da solo su un tracciato complicato e ricco d’insidie come quello di Macao. In gara-1 Tarquini ha chiuso quarto alle spalle di Vernay, Yvan Muller e Huff, ma in gara-2 si è dovuto ritirare: una carambola al via ha tagliato fuori dalla corsa lui, Vernay, Oriola e Michelisz, e l’ha costretto a perdere molti punti. Ha vinto Vervisch davanti a Scheider, Yvan Muller e all’ottimo Ceccon su Alfa Romeo (il buon Kevin sembra aver trovato la sua strada nel WTCR), e così l’alsaziano è arrivato a -18 da Tarquini con una gara da disputare.

Una gara che ha visto Tarquini partire dalle retrovie e trovarsi costretto a rimontare su un circuito esigente, mentre davanti Esteban Guerrieri partiva alla perfezione: l’argentino è scattato nel migliore dei modi, precedendo Huff e resistendo a tutti i suoi assalti. Alle loro spalle, Vernay era terzo con l’Audi, precedendo Michelisz e Muller: bravo l’ungherese a resistere agli assalti dell’alsaziano, mentre Tarquini si è dovuto difendere nelle retrovie. Sudori freddi per il Cinghiale pugliese quando Bjork l’ha superato e l’ha fatto finire decimo, una posizione che è stata mantenuta anche dopo l’incidente di Vernay, visto che l’italiano è stato superato da Berthon. Nel finale di gara, ecco l’incidente di Szabo a interrompere la gara con la Safety Car, che ha congelato le posizioni fino all’arrivo: vittoria per Esteban Guerrieri davanti a Huff e Michelisz, con Muller quarto davanti a Ehrlacher, Oriola, Ceccon, Bjork e Tarquini. Così facendo, Gabriele Tarquini ha potuto festeggiare il titolo mondiale per soli tre punti: battuto Yvan Muller, e l’italiano è campione del mondo a 56 anni, il più anziano a vincere un titolo mondiale nel motorsport. Un record per un campione straordinario, mentre l’Yvan Muller Racing conquista il titolo costruttori del WTCR con le sue Hyundai: battuto per soli tre punti il BRC Racing Team.

Classifica finale WTCR: 1) Gabriele Tarquini (Ita/Hyundai BRC Racing Team) 306pti, 2) Yvan Muller (Fra/Hyundai Yvan Muller Racing) 303pti, 3) Esteban Guerrieri (Arg/ALL-INKL.COM Münnich Motorsport Honda).

WRC: OGIER SUONA LA SESTA SINFONIA, RITIRO PER TANAK E NEUVILLE- Fino a qualche settimana fa, il sesto titolo mondiale sembrava un’autentica utopia per Sebastien Ogier, che invece ha ottenuto il risultato consueto: sesta sinfonia e sesto titolo consecutivo per il francese e per il fido copilota Ingrassia, che salutano la M-Sport da campioni, e porteranno il numero 1 sulla Citroen nel 2019. In Australia succede di tutto: Thierry Neuville era partito bene, salvo poi incappare in una foratura che l’ha fatto scivolare ai margini della top-10. Il belga si è innervosito (anche per colpa di due spettatori, che per fare foto ”dal basso” alle auto per poco non si sono fatti investire), ha faticato tremendamente sul terreno australiano e poi si è ritirato nella PS22, strappando la ruota posteriore sinistra della Hyundai i20. Nulla da fare per lui, che si trovava a soli tre punti da Ogier nella generale, e nulla da fare anche per Ott Tanak: l’estone era finito in testa nella seconda tappa, e sembrava il più veloce, salvo poi andare in tilt nella PS20. Prima qualche errore di troppo, e poi un incidente che l’ha costretto a ritirarsi. Ogier ha così avuto vita facile, correndo senza prendersi troppi rischi per difendere il titolo mondiale: ha lasciato ad altri la gloria del successo finale, e ha chiuso conquistando la Power Stage conclusiva. Nella saga degli errori, ha vinto Jari-Matti Latvala, centrando il primo successo nel 2018 e regalando il titolo costruttori a Toyota: secondo Paddon, terzo Ostberg che precede Lappi e Ogier, quinto davanti a Evans e Suninen. Ogier ha dunque fatto il minimo sindacale, e vinto il sesto Mondiale consecutivo con la freddezza del campionissimo: era partito forte, è andato in crisi e ha rimontato con una lucidità disarmante.

Classifica finale WRC: 1) Sebastien Ogier (Fra/M-Sport) 219pti, 2) Thierry Neuville (Bel/Hyundai) 201pti, 3) Ott Tanak (Est/Toyota) 181pti.

WEC: TOYOTA VINCE LA 6H DI SHANGHAI, BUTTON A PODIO– La 6h di Shanghai è stata un autentico parto, ed è stata scandita dalle condizioni-meteo estreme: la pista cinese è stata investita da piogge consistenti, che hanno costretto le vetture alla partenza dietro la Safety Car. Dopo sei giri, però, tutti dentro ai box con la bandiera rossa, sventolata perchè c’è troppo aquaplaning per correre in condizioni di sicurezza. Si riparte dopo più di un’ora, con una situazione variabile e un clima che facilita alcune vetture rispetto alle altre: poco dopo una nuova Safety Car per il testacoda della #90, e a 4h21′ dal termine ecco al nuova bandiera rossa per la pioggia consistente. Tra un problema e l’altro, la vera gara inizia dopo 2h13′, ancora dietro la Safety Car: la vettura di sicurezza resta ancora dopo la terza ora, e ha dietro di sè le GTE Pro, che guidano a sorpresa la gara. La scarsa visibilità condiziona tutta la gara, e ci regala spettacolo misto a grandi rischi. Nelle LMP1, dopo la ripartenza, c’è in testa la SMP Racing #17, che non ha ancora fatto un pit stop: la vettura Toyota #8 di Alonso, però, è nettamente più veloce e supera tutti, portandosi in testa. Toyota guida, e nel mentre rimonta anche la seconda vettura (Conway, Kobayashi, Lopez): riscrive tutto, però, il ritiro della ByKolles di Dillmann, che alza bandiera bianca insieme alla SMP #17. Safety Car e tutto da rifare, con Alonso che perde tempo rispetto alla vettura gemella. In condizioni critiche, le LMP1 proseguono con gomme da bagnato e congelano le posizioni: vittoria per la Toyota #7 di Kobayashi, Conway e Lopez, davanti alla #8 di Alonso, Nakajima e Buemi e alla SMP Racing #11 di Button, Aleshin e Petrov. Quarta la Rebellion Racing #1 di Lotterer. Nel Mondiale, Alonso&co. hanno solo 5pti sulla seconda Toyota (102 vs 97).

Grandi difficoltà invece per le LMP2, che vengono battute da alcune GT e soffrono il bagnato: vince la DC Jackie Chan Racing di Ho-Pin Tung, Aubry e Richelmi davanti alla DragonSpeed di Pastor Maldonado. Nella GTE Pro, dominio per la nuova Aston Martin Vantage, che coglie la prima vittoria nella classe e batte le odiate Porsche: vincono Nicki Thiim e Marco Sorensen, battendo la Porsche di Bruni-Lietz e la sorellina guidata da Christensen ed Estre, con le Ferrari AF Corse in grande difficoltà (quinti Calado-Pier Guidi, ottavo Rigon). Porsche vince invece in GTE Am: la Dempsey Proton Racing vince la terza gara stagionale con Campbell-Andlauer-Ried, e si piazza terza con Matteo Cairoli, che precede la Ferrari Spirit of Race di Fisichella, quarto nonostante due pit stop in più degli avversari.

Il WEC ora si fermerà fino a marzo: a metà mese è prevista la 12h di Sebring.

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