Ronny Mengo

Ronny Mengo è uno dei volti noti del giornalismo sportivo italiano: da anni è legato a Mediaset, per cui ha seguito per moltissimo tempo la Formula 1, instaurando tra gli altri un ottimo rapporto con Robert Kubica. Ha vissuto la transizione da Studio Sport a SportMediaset, dai servizi a Controcampo a quelli per Tiki Taka, dalla MotoGP su Italia 1 alla SBK e alla Formula E: da quando il campionato elettrico è sbarcato su Mediaset, Ronny è diventato uno dei volti ”italiani” di questa disciplina. Nella Season 4 è stato il conduttore dello studio pre/post-gara con Nicola Villani e il pavese Francesco Neri al commento, quest’anno invece ha commentato il primo e-Prix stagionale al fianco dello stesso Villani. ”Bandiera a scacchi” ha intervistato quest’oggi Ronny Mengo, parlando proprio dell’e-Prix saudita di Ad Diriyah (città vecchia di Riyadh) e delle novità della Season 5 della Formula E, ma non solo!

Ciao Ronny, innanzitutto partiamo dalle tue sensazioni riguardo alla prima gara stagionale della Formula E: sarà una stagione piena di novità da spiegare al pubblico, un’autentica nuova era.

”Hai già colto il primo aspetto interessante di questa Season 5. Ci sono molti cambiamenti, molte novità regolamentari/tecniche e molti volti nuovi. Dal nostro punto di vista dobbiamo essere più divulgativi del solito: non tutte le novità sono semplicissime da cogliere per il pubblico, soprattutto se parliamo di un campionato che di per sè è già una novità. Non è facile, dobbiamo cercare di far capire il tutto e di essere il meno tecnici possibile per avvicinarci al pubblico”.

Abbiamo assistito a una gara particolare: per svariati minuti non si era capito il motivo della penalizzazione alle due Techeetah e a Felipe Massa, un fatto che ha messo in difficoltà anche voi telecronisti…

”Ad essere andata in tilt è stata proprio la Federazione. Lungi da me voler ”sparare” sull’organizzazione, ma qui si è visto che ci sono ancora molti miglioramenti da fare da quel punto di vista: su un macro-problema come questo, si è andati completamente in bambola. Per me, che ero in cabina di commento a fare la telecronaca, sono stati minuti concitati: fermavano i piloti e non conoscevamo il motivo, sul monitor di servizio c’era scritto un vago ”problema tecnico”, e dunque mentre parlavo tentavo di ”smanettare” al telefono per contattare i vari uffici stampa in cerca di una risposta. Ho ricevuto solo risposte vaghe, abbiamo sentito la FIA e mandato gli inviati dai team, ma non abbiamo ottenuto niente. Eppure non era un segreto di stato, si poteva dire tranquillamente che si era trattato di un problema di eccessiva potenza nel regen (rigenerazione dell’energia in frenata, ndr): lavoro nel motorsport da 16 anni, spesso seguivo le telecronache di Guido (Meda, ndr) durante la MotoGP e il Motomondiale, conducendo ”Fuorigiri”, e so che le cose vanno dette prima di tutto ai telecronisti, perchè possano spiegarle al pubblico ed evitare momenti di questo tipo in diretta. È stato un vero peccato, anche perchè non sapevamo ancora nulla dopo la fine della gara e dopo il post-gara, quindi 15-20′ dopo la fine dell’e-Prix: ero infuriato, sono andato nel paddock e ho ottenuto informazioni solo dopo un dialogo concitato con Nicolas Todt. Senza ”sfruttare le mie conoscenze”, avrei scoperto tardissimo cos’era successo: spero che non succeda qualcosa di simile a Marrakech”.

BMW ha fatto una grande gara con Antonio Felix da Costa, primo vincitore del 2018-19, ma Vergne e la Techeetah sembrano avere qualcosa in più. E poi c’è Audi, che si è ritrovata a rincorrere con Abt e Di Grassi: come valuti la gara di questi grandi protagonisti della Formula E?

”Parto dal fondo. Temo che Audi possa vivere un bis dell’anno scorso, dove aveva vissuto un incubo nella prima parte della stagione: la macchina continuava a rompersi, affidabilità ridotta ai minimi termini e un Di Grassi molto nervoso, che grazie al suo talento e al supporto di una casa del genere è poi riuscito ad essere determinante nella vittoria del Costruttori. Audi ci ha sorpreso negativamente, visto che era andata forte nei test e ci aspettavamo una grande partenza. BMW è stata una ”non sorpresa”: a Valencia andava fortissimo, e sappiamo come sono loro, che si impegnano da Factory in un campionato solo perchè vogliono vincerlo e fare un grande lavoro. Sono stati molto bravi e molto concreti, ed è stato altrettanto concreto da Costa: quando mi sono complimentato con lui la sera dopo la vittoria, mi ha detto subito che senza drive through, non avrebbe mai preso Lotterer e Vergne. E qui arrivo a Techeetah: a bocce ferme sembrava la squadra da battere con JEV e Lotterer, dopo aver vinto il titolo piloti con un team clienti (una fiaba straordinaria, simile al Leicester di Ranieri) ed essersi rinforzata con la partnership con un colosso come DS Technologies. Ora è ufficialmente la squadra da battere: a Riyadh andavano nettamente più forte, hanno trovato la quadra e hanno un ottimo team, con due piloti velocissimi. Speriamo che non ammazzino il campionato”.

L’e-Prix di sabato scorso ha segnato il debutto delle grandi novità della Formula E, dalle monoposto Gen2 a quell’attack mode che forse non è stata usata benissimo dai piloti (la usavano tutti insieme, ndr), ma anche la gara del debutto in Arabia Saudita: un paese che ha dato il diritto di guida alle donne solo nel 2018, che poi ha scelto di aprire i test della FE alle donne (9 pilote) domenica 16. Raccontaci questo weekend.

”È stato un weekend molto interessante, mi è piaciuto essere lì, anche perchè non credo che sarei andato mai a Riyadh in vacanza, come molti occidentali. ”Doverci” andare per lavoro mi ha dato modo di vivere una bellissima esperienza. È un mondo a sè, molto diverso dal nostro, e parlando con alcuni ragazzi locali ho capito che per loro quel sabato è stato una rivoluzione: non avevano mai avuto una gara di livello mondiale in nessuno sport, e neppure uno spettacolo come quello che ha accompagnato la Formula E. I concerti hanno presentato nomi ”tosti”, che facevano a pugni con l’idea che abbiamo di quel mondo: se porti lì Bocelli, che tra l’altro andrà tra poco a Riyadh, è un conto, se ci porti David Guetta che viene associato a Ibiza e alle discoteche, è l’opposto rispetto al velo e a come concepiamo il mondo arabo. Complimenti a loro e al principe, il figlio del re Salman, che sembra aver voglia di aprirsi all’Occidente e superare il passato, mostrandosi un futuro ”sovrano illuminato”: in un mondo ”turbolento” come quello, c’è da sperare che non lo faccia troppo e che non finisca con l’inimicarsi i suoi collaboratori. Concludo dicendo che questo weekend ha spazzato via i ”timori” e le sensazioni del pre-partenza: è un mondo poco noto, avvolto dal mistero e dai veli e non ”aiutato” dagli ultimi fatti di cronaca. Avevamo parecchi punti interrogativi, soprattutto da parte delle nostre colleghe femmine, alle quali era stato detto di mettere il velo, evitare i baci sulla guancia per salutarsi ecc: c’era un allarmismo ”psicologico”, invece abbiamo vissuto un weekend interessante”.

Chiudo con una domanda sulla Formula 1 e su Kimi Raikkonen: sul tuo profilo Instagram hai fatto vari post su Kimi, e in uno di questi l’hai definito ”Apatico. Indolente. Stralunato. Incurante. Rettile”. Chiuderà la sua esperienza in Ferrari e, a prescindere dal fatto che a mio avviso Kimi è un genio contemporaneo (meravigliosa la scenetta dello scambio dei caschi con Vettel), ti chiedo un bilancio della sua stagione.

”Su Raikkonen dovremmo fare quasi un’intervista a parte, e magari la faremo. Ha dei lati geniali, ma secondo me è un dadaista: ogni tanto ha questi colpi di genio dei quali probabilmente non si rende neppure conto. Al di là della battuta sul casco, che è voluta, il leggendario team radio ”lasciatemi stare, so che quello che faccio” (Just leave me alone, I know what to do) non è nato per creare una battuta virale, ma l’ha detto perchè lui è così e vuole essere lasciato in pace mentre guida: è diventato virale, e spazza via anni e anni di motorsport, spalancando un nuovo capitolo del mondo dei motori. Oppure scene epiche come quella di Interlagos quando esce in una via di fuga, trova un cancello e ancora adesso non si sa dove fosse finito. È un matto. Detto questo, per andare sul tecnico, è sempre stato un enorme talento. La sua sfortuna è stata la discontinuità e l’essere dannatamente altalenante: un giorno guidava in maniera fantastica, a Spa ha fatto gare ”di cui ancora si parla tra gli alberi”, la domenica seguente magari non andava in Q3. Sarebbe facile dire che tutto nasce dal suo rapporto con l’alcol, che in una certa misura è vero ed è stato citato anche nella sua autobiografia (non vediamo l’ora che esca in Italia, ndr), ma ha pagato questa intermittenza: è giustissimo che saluti, perchè non si può neanche vivere sempre sul passato e sul titolo del 2007, e che arrivi Leclerc al quale Vettel deve stare molto attento. Piccola parentesi: se Leclerc, come credo, inizierà a bastonare, sarà interessante vedere la reazione di Vettel, che ha già mostrato una tenuta mentale non solidissima (la situazione potrebbe diventare simile ad Alonso-Hamilton in McLaren, ndr). Tornando a Raikkonen, è stato un piacere averlo in Ferrari, è un fenomeno perchè a rimanere in F1 nonostante tutto e a chiudere romanticamente in Sauber. E poi avrei un paio di aneddoti sul Raikkonen privato che ho visto in qualche festa, ma non posso dirveli a microfoni accesi (ride e ridiamo anche noi, pensando al Raikkonen ubriaco alla premiazione della FIA: epica la moglie Minttu che si limitava a fare i ”filmini” mentre Kimi abbracciava tutti). Kimi è unico, un genio dadaista”.

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