Cesare Rickler

La Dakar 2019 inizierà il prossimo 7 gennaio, ed è giunto il tempo di scoprire più da vicino i protagonisti italiani: tra qualche giorno ci concentreremo sui big al via, sui favoriti e sul percorso nel dettaglio, ma ora è tempo di pensare agli iscritti di casa nostra. Gli italiani al via saranno 13, e hanno tutti precedenti e storie interessanti. Partiremo dai più noti, per poi chiudere con quella che è forse la storia più bella della Dakar ”italiana”: partiremo dalle moto, per poi passare alle altre categorie e chiudere coi ”mostruosi” camion. Dopo Jacopo Cerutti, Maurizio Gerini, Mirko Pavan, Mirco Miotto, Gabriele Minelli ed Elio Aglioni (moto), Gianpaolo Bedin, Camelia Liparoti, Fabio Del Punta e Andrea Schiumarini (auto), passiamo ai camion: dopo Claudio Bellina, ecco a voi Cesare Rickler. E domattina chiuderemo con la storia più bella, quella di Nicola Dutto.

CESARE RICKLER, DAL CALCIO ALLA DAKARCalcio e motori si incontrano raramente, e solitamente per le passioni calcistiche dei piloti. La Dakar, però, recentemente ha accolto anche ex protagonisti del mondo pallonaro: André Villas-Boas ha disputato l’edizione 2018 in auto, mentre un anno prima lo storico rally-raid aveva visto la prima partecipazione (da membro dell’assistenza) di un ex esponente del calcio italiano. Solo i maggiori ”malati” del nostro football si ricorderanno di Cesare Gianfranco Rickler Del Mare, difensore dal nome estremamente articolato. Cesare, per tutti Ricky, vanta anche un paio di presenze nelle nazionali giovanili (U20 e U21), e una certa esperienza in piazze importanti del nostro calcio: classe ’87 e difensore centrale, Rickler ha debuttato in Serie A col ChievoVerona, salvo poi vestire le maglie di Piacenza, Modena, Bologna, Mantova e Prato. Il calcio gli ha dato molto, consentendogli di mettersi in mostra con varie maglie, ma gli ha anche tolto tutto: Cesare Gianfranco Rickler Del Mare è stato coinvolto nel caso-calcioscommesse per alcune partite truccate dai compagni del Piacenza, venendo squalificato inizialmente per due anni e poi per un anno e due mesi. Quando è rientrato dallo stop, non è riuscito ad essere più lo stesso, e la sua carriera si è conclusa quando si è accorto che il Bologna l’aveva tesserato solo per fare numero: dopo almeno un anno di tribuna fissa, ”Ricky” si è ritirato al termine della stagione 2015-16.

E, a quel punto, il salto dall’altra parte della barricata è stata una conseguenza. La Dakar e l’off-road sono sempre stati parte del ”sangue” di Cesare Rickler, visto che il padre era stato un pilota e aveva fondato il RalliArt Team: per anni, il piccolo Ricky ha seguito il padre nelle sue peregrinazioni per gareggiare, che hanno compreso anche varie Dakar. E, dopo un anno di apprendistato come membro dell’assistenza di RTeam nel 2017, l’anno scorso ha debuttato come pilota, chiudendo 38° all’arrivo in Argentina. Quest’anno ci riproverà, con l’obiettivo di arrivare nuovamente al traguardo, stavolta a Lima: guiderà un camion IVECO Eurocargo griffato RTeam, punzonato col #538. E l’entusiasmo è palpabile per Cesare Rickler, che ormai ha fatto della Dakar la sua nuova vita, e si racconta così al sito della Dakar: ”Da piccolo, chiamavo mia madre Ariella ”Ari Vatanen”, come il noto pilota. Questo vi spiega come sono cresciuto col mito della Dakar e dei motori. Ero un grande fan delle Peugeot, delle Citroen, e poi è iniziata l’era delle leggendarie Mitsubishi Evolution, auto che tra l’altro sono fiero di possedere. Sono fortunato, perchè nel Team RalliArt posso combinare passione e lavoro: l’anno scorso ho vissuto la mia prima Dakar, e ricordo ancora l’emozione provata quando ho visto il volto di mio padre all’arrivo: ho realizzato un sogno, e ora rieccomi qui, con l’obiettivo di arrivare al traguardo e festeggiare con tutto l’equipaggio di RTeam. La Dakar è speciale: quando stai correndo, non vedi l’ora di finirla. Ma quando arrivi al traguardo, inizi a sognare il momento in cui potrai gareggiare di nuovo”.

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