Ferrari

Un fulmine a ciel sereno, che va a sconvolgere le gerarchie in casa-Ferrari. La notizia è arrivata nella tarda mattinata odierna, e nessuno se la sarebbe aspettata: Maurizio Arrivabene lascerà Ferrari, e verrà sostituito nel ruolo di team principal da Mattia Binotto. Stando a quanto riporta La Gazzetta dello Sport, nei giorni scorsi erano circolate voci in tal senso nella fabbrica della Rossa, e prima delle festività natalizie si respirava aria di tensione in casa-Ferrari: tra le voci e la realtà, però, spesso c’è di mezzo un mare, e invece la svolta è certa, e dovrebbe diventare ufficiale nelle prossime ore.

Arrivabene, che ha passato anni nel mondo della F1 grazie al suo lavoro da numero uno del marketing per Philip Morris (sponsor Ferrari), era diventato team principal della scuderia di Maranello quattro anni fa. In questi anni, Ferrari ha commesso qualche errore strategico, ma ha anche compiuto significativi passi avanti, arrivando ad ottenere una macchina pari e in qualche occasione superiore a Mercedes: nel 2017 e nel 2018 la Rossa e le Frecce d’Argento hanno lottato ad armi pari, ma il titolo è rimasto nel box di Lewis Hamilton, e non sono mancati gli errori gestionali di Maurizio Arrivabene. In particolare, sembra che all’ormai ex team principal della Rossa vengano imputate alcune critiche ingenerose alla vettura nel momento cruciale della stagione appena conclusa, e la malagestione di Sebastian Vettel: il pilota tedesco è apparso molto nervoso nel 2018 e ha commesso tantissimi errori (alcuni fatali), e non sarebbe stato ripreso o confortato nel giusto modo da Arrivabene. Inoltre, i rapporti con Mattia Binotto, responsabile dell’area tecnica, erano tutt’altro che rosei.

Lo staff di Binotto aveva costruito una grande Ferrari a inizio stagione, capace di vincere in Australia e Bahrain e centrare tre pole in 4 GP, salvo poi vedere bruciare tutto dagli errori di Vettel da luglio a settembre (su tutti, Hockenheim e Monza). In quel periodo, complice anche la morte di Sergio Marchionne, colui che era stato capace di far andare d’accordo due personalità forti come Arrivabene e Binotto, la tensione ai vertici-Ferrari sarebbe salita: l’intervento di John Elkann e del nuovo ad Louis Camilleri non avrebbe cambiato le cose, e Binotto in questi giorni stava valutando offerte provenienti da Mercedes e Renault, che gli avrebbero affidato un ruolo-chiave nello sviluppo delle rispettive monoposto. Ferrari si è così ritrovata a scegliere tra Arrivabene e Binotto e a interrompere una convivenza che non sarebbe potuta andare avanti, e ha scelto l’ingegnere nato in Svizzera, con un ribaltone che ha sorpreso tutti: Arrivabene, nonostante il disaccordo col board riguardo alla promozione immediata di Leclerc (avrebbe voluto tenere Raikkonen anche nel 2019), sembrava aver guadagnato la stima del nuovo ad (suo vecchio capo alla Philip Morris), ed essere saldamente confermato per la prossima stagione.

Niente da fare, invece, per l’ex volto di Philip Morris: Mattia Binotto verrà promosso a team principal (era l’idea ”futuribile” di Marchionne, grande estimatore di Binotto), e Ferrari avrà al comando una figura meno ”manageriale” e più sportiva, che l’anno scorso aveva presentato l’auto al grido di ”Il secondo posto non ci basta più”. L’idea, visti anche i problemi avuti nei momenti cruciali delle ultime due stagioni, è condivisibile, ma stupiscono le tempistiche dell’avvicendamento: tra due mesi inizierà il campionato, e Ferrari spera che questo cambio di leadership non porti scossoni nelle fasi conclusive dello sviluppo della nuova monoposto, che verrà presentata il 15 febbraio.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *