Maurizio Gerini

In questi giorni abbiamo detto e scritto tanto sulla Dakar. Ve l’abbiamo presentata con enorme dovizia di particolari, raccontata tappa per tappa, parlando dei favoriti (tanto) e delle storie più interessanti e intriganti che ogni frazione ci ha regalato: abbiamo raccontato ritiri (Barreda), problemi tecnici e non (Sainz&co.), solidarietà (Sunderland), attimi di follia (Karginov), ma soprattutto abbiamo citato tantissime volte parole come sabbia, dune, fesh-fesh e non solo. Nella giornata che vede i piloti ripartire dopo un relativo riposo, dato che nel tardo pomeriggio italiano si sono già mossi nuovamente per recarsi al prossimo bivacco, noi vogliamo raccontarvi fare il punto sulla ”nostra” Dakar, sulla Dakar 2019 degli italiani. Non ce ne vogliano Brabec, Al-Attiyah, Nikolaev, Cavigliasso e Moreno Piazzoli, leader di moto, auto, camion, quad e SxS, non ce ne vogliano altri big come Sam Sunderland, Peterhansel ecc ecc, ma quest’oggi ci dedicheremo agli italiani in gara. Ecco il punto sui nostri portacolori a metà del guado.

MOTO: MAURIZIO GERINI NELLA TOP-20, SFORTUNA PER CERUTTI. E DUTTO…– Gli italiani al via in moto erano sette, e a metà della Dakar 2019 sono rimasti soltanto in tre a inseguire la medaglia di dakariani: per Maurizio Gerini questa sarebbe la seconda Dakar portata al termine, mentre l’esordiente Mirko Pavan (ormai, per noi, Mirketto alla Dakar) e Gabriele Minelli sperano di concludere per la prima volta il rally-raid. I loro percorsi sono estremamente diversi: Maurizio Gerini è attualmente il miglior italiano nella classifica generale, una sicurezza a livello di rendimento. Dopo un’ottima prima edizione, Gerry è arrivato ancor più determinato alla Dakar 2019, e nonostante una sindrome influenzale che l’ha debilitato nell’ultima tappa, si sta comportando decisamente bene. Nelle ultime due tappe ha chiuso nella top-20, e in generale è sempre lì coi migliori della categoria-moto: il tutto, e va ricordato, senza avere una moto ufficiale, visto che corre con l’Husqvarna del Team Solarys Racing. Per Maurizio, che ha dedicato la sua Dakar all’amico e compianto Fausto Vignola, il 20° posto nella generale a 1h50’06”: al momento è pienamente in corsa per migliorare il piazzamento dell’anno scorso. Siamo tutti con te, Gerry. E facciamo il tifo anche per gli altri due italiani: Mirko Pavan, 33 anni, non è riuscito a partecipare alla scorsa edizione per un infortunio subito al Panafrica, ma è in gara quest’anno e sta facendo il suo. Correndo nella categoria Original by Motul, vive la Dakar come i vecchi ”malle moto”, i piloti senza assistenza che devono arrangiarsi con riparazioni e quant’altro: è 76° a 10h00’36” e in crescita. Bene anche Gabriele Minelli con la KTM del team Pedregà Racing: dopo qualche difficoltà iniziale, è 100° a 19h34’46”. Riusciranno ad arrivare tutti e tre? Ci speriamo.

Chi invece si è ritirato con grande rammarico è Jacopo Cerutti. Jacopo, che era passato dall’Husqvarna ufficiale al team Solarys Racing, stava vivendo una Dakar da assoluto protagonista: dopo il brivido della prima tappa, quando il GPS era impazzito accreditandogli un’ora in più di ritardo, aveva disputato una grande corsa. Stabilmente nella top-20, e in crescita di frazione in frazione: stava sfiorando la top-15 nella classifica generale (il suo obiettivo), attestandosi in 17a posizione e facendo vedere un gran passo e una grande abilità nella navigazione: purtroppo, la sua Dakar si è interrotta… su una pietra. Un sasso sporgente ha scomposto la sua Husqvarna, che nella rovinosa caduta (per fortuna senza conseguenze per Jacopo) è andata distrutta: niente da fare e ritiro alla 5a tappa, con grande rammarico.

Grande rammarico anche per Nicola Dutto, che dopo essere stato il primo paraplegico al via della Dakar, è stato squalificato prima del via della 5a tappa. Colpa di una decisione non-sense della direzione gara, che non ha avuto sensibilità per il suo caso: due dei tre Ghost Riders iscritti per aiutare Nicola (paraplegico) in caso di cadute avevano avuto problemi alle rispettive moto, e per non rischiare Nicola Dutto ha deciso di sfruttare la ”via d’uscita” e abbandonare la tappa tornando al bivacco. Cosa consentita dal regolamento per una volta nel corso della gara, venendo puniti ovviamente con una penalizzazione: o meglio, così si pensava, visto che Dutto è stato squalificato e non ha risparmiato una dura critica all’organizzazione, annunciando che non tornerà mai più alla Dakar dopo il trattamento ricevuto (vi alleghiamo lo sfogo). Il sogno di Nicola Dutto si interrompe dunque con quella squalifica, quelli di Elio Aglioni  (Agif al Aviv, sempre) e Mirco Miotto per dei problemi tecnici rispettivamente alla 3a e 4a tappa. E così, gli italiani nelle moto restano solo tre.

Nicola Dutto Julián Villarrubia Garcia Pablo Toral Victor Rivera Gavin Stefano Baldussi BEA Stefano Caputo Condorbajatours Jorge Toral García Francesca Gasperi

Pubblicato da Elena Foi su Venerdì 11 gennaio 2019

AUTO: LIPAROTI E SCHIUMARINI LOTTANO PER CONCLUDERE LA DAKAR– Nelle auto presentavamo quattro piloti, tutti con un’unica ambizione: concludere la Dakar e realizzare un sogno. Il sogno di Gianpaolo Bedin si è interrotto durante la 1a tappa, quando dopo pochi km il suo buggy griffato Raitec e autoprodotto ha detto ”basta”, quello del giornalista Fabio Del Punta, iscritto nella categoria UTV Open (SxS più potenti), è durato poco di più: per lui il ritiro al termine della 2a tappa, dopo una corsa ricca di problemi e sofferenze. Restano ”in vita”, invece, Camelia Liparoti e l’equipaggio guidato da Andrea Schiumarini. La Liparoti, assistita da Rosa Romero Font (moglie di Nani Roma) nella sua sfida tutta al femminile sul mezzo UTV Open griffato Yamaha, sta vivendo una buona Dakar dopo anni nel quad: nonostante guidi un mezzo inferiore alle tante auto ”pure”, presenti, si trova al 52° posto con 18h12’24” di ritardo e sin qui non ha avuto noie tecniche. Vivono un sogno, invece, Schiumarini, Succi e Massimo: i tre, grandi appassionati della Dakar, si stanno godendo ogni attimo della loro esperienza nel deserto peruviano. Il loro entusiasmo è trascinante, i loro racconti sui social ci fanno innamorare ancor di più di questa gara: auguriamo loro di arrivare fino a Lima, se lo meritano per l’abnegazione e la determinazione che stanno mettendo in gara. E speriamo che, da questa esperienza, possano ricavare un libro fatto di aneddoti e racconti della loro Dakar: le doti scrittorie non mancano al trio, vedere per credere.

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05 Tacna > Arequipa giorno 11-01-2019 2’ giorno della tappa @dakarrally marathon (che significa no supporto del camion officina, permesso solo l’aiuto tra i mezzi in gara, quindi Raptor e Camion). Inutile girarci intorno: la tappa 5 è stata terribile. Pronti, via, si comincia con la partenza in linea sul mare. Poi subito dune! Lì abbiamo beccato una tempesta di sabbia allucinante… Non si vedeva ad un metro! Questo ci costringeva a fermarci per vedere la giusta traiettoria, ma allo stesso tempo volevamo spostarci di li in fretta, per paura che altri concorrenti (specialmente i camion) ci investissero…😳 Poi ancora piste di sabbia bianca con vento che toglieva tantissima visibilità. A seguire abbiamo incontrato una pista di montagna (che ci ha fatto perdere 2 gomme…). Poi ancora km e km di fesh fesh (che è sabbia morbidissima dove si affonda in un attimo! Ne abbiamo viste e superate dei kilometri, il problema su questa sabbia è se ti fermi… ti pianti e non ti muovi più! E il vento che la alza… questa sabbia ti acceca!) E alla fine quando pensavamo di essere ormai a pochi minuti dal traguardo, ci si presentano davanti dune maestose…! – Siamo arrivati lì a buio e molti altri concorrenti hanno scelto di passare lì la notte. Noi invece no. Ci abbiamo messo tutto il coraggio e il cuore che servono per compiere quella che è stata davvero un’impresa: 5 ore a cercare la via d’uscita tra quelle dune… 5 ore di prove e controprove. Alla fine abbiamo posizionato a piedi delle lampade per segnalare la traiettoria giusta, così anche da lontano si poteva capire dove andare… In poche parole non c’erano riferimenti e noi ce li siamo creati! – A questo punto è inutile dire che la stanchezza si fa sentire su di noi e anche sul Raptor. Stamattina abbiamo accusato qualche problema, ora fortunatamente risolto! – Ci eravamo un attimo sconfortati durante la tappa di oggi, ma ci siamo fatti forza: è con il coraggio che si fanno le cose vere! Altrimenti si vivono sono a metà!! È servito tutto il nostro cuore e coraggio ma siamo arrivati al giro di boa di questa fantastica gara!! E questo ci ripaga al 100%!! Per oggi è tutto, adesso riposo day: viva le docce calde!!!

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CAMION: BELLINA UNICO SUPERSTITEClaudio Bellina ancora in gara, Cesare Rickler ritirato durante la 4a tappa. È questo il bilancio della Dakar italiana nei camion: il sogno di Rickler, che puntava a concludere la seconda Dakar dopo essere saltato definitivamente nei rally-raid in seguito all’addio al calcio, si è interrotto sulle dune peruviane, quando il suo Iveco non gli ha più consentito di proseguire. Prosegue ancora, invece, seppur con qualche difficoltà, l’avventura di Claudio Bellina e del camion Ginaf griffato Italtrans: attualmente si trova in 19a posizione nella categoria, con un ritardo di 38h15’34”.

Sei italiani superstiti dunque, in una Dakar che ha perso tanti dei suoi protagonisti iniziali: 105 le moto tuttora in gara, 18 i quad, 93 il numero di auto e SxS superstiti, mentre i camion rimasti sono circa una ventina. La Dakar ha perso all’incirca un centinaio dei partecipanti, e vedremo in quanti arriveranno a Lima: nel mentre, noi facciamo il tifo per i sei superstiti, augurando loro di concludere il sogno-Dakar.

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