Maurizio Gerini Dakar

Dopo il giorno di riposo, e a poche ore dalla ripartenza della Dakar, avevamo fatto il punto della situazione degli italiani in gara, e dopo aver fatto il bilancio finale della Dakar 2019 e dell’ottima edizione disputata in Perù, è giunto il tempo di tornare a guardare in casa nostra. Come si sono comportati gli italiani in gara? Quanti di loro sono arrivati a Lima, dopo quali peripezie e in quali posizioni? Scopritelo con noi, in un viaggio e un articolo dal sapore tricolore: ecco a voi le storie dei cinque italiani arrivati al traguardo.

MAURIZIO GERINI, IL MIGLIOR ITALIANO NELLA DAKAR 2019Maurizio Gerini partiva con tutti i riflettori puntati addosso, dopo l’ottimo debutto nella Dakar 2018: allora Gerry aveva disputato una buonissima corsa, chiudendo al 22° posto nonostante qualche errore di ”gioventù”, e vivendo una grande esperienza al fianco dell’amico e compagno di squadra Fausto Vignola, anch’egli in gara con l’Husqvarna del Team Solarys Racing di Castiglion Fiorentino, la città che diede i natali a una leggenda come Fabrizio Meoni. Fausto Vignola è tragicamente scomparso a marzo, e così Maurizio Gerini ha vissuto una Dakar particolare: da un lato la voglia di migliorarsi, dall’altro quella di ottenere un grande risultato da dedicare a Fausto. Una dedica che si è vista già sul podio di presentazione dei piloti alla partenza a Lima, dov’è iniziata la grande Dakar del pilota di Imperia: dopo un avvio soft, nella top-30, Maurizio ha pian piano scalato la classifica, approfittando delle sue ottime prestazioni nelle dune e delle defezioni altrui, e ha ottenuto un risultato da ricordare. La Dakar 2019 l’ha visto arrivare al 14° posto con 4h28’41” di ritardo, senza commettere errori particolari (a parte una mezz’ora persa nelle prime tappe) e piazzandosi stabilmente nella top-15 nelle ultime tappe: Dakar da protagonista per Gerry, che davanti a sè ha una decina di piloti ufficiali. Tra coloro che lo precedono, infatti, solo Nosiglia e il rookie Branch non fanno parte delle squadre ufficiali (Honda, Yamaha, KTM, Husqvarna, Hero): arrivare al 14° posto con un team privato e tutto italiano come Solarys Racing rappresenta un grande motivo d’orgoglio per l’imperiese. E, con questa Dakar, Maurizio Gerini entra di diritto tra i migliori piloti della Dakar delle moto: chissà che non possa guadagnarsi un posto da pilota ufficiale in futuro, e lottare per qualcosa in più. Intanto, festeggia la vittoria nella classe Marathon e il premio di pilota più ”casinista” sul podio finale a Lima: fantastica la sua celebrazione con fuoco d’artificio al seguito.

MIRKO PAVAN, CHE CRESCITA NELLA SECONDA PARTE!– Dopo il giorno di riposo della Dakar 2019, Mirko Pavan si trovava al 76° posto, ma la sua Dakar era tutt’altro che finita. Nella seconda parte del rally-raid, Mirketto ha alzato notevolmente il ritmo e migliorato i suoi risultati: si può dire che il 33enne, in gara con la Beta di NSM Racing, abbia trovato la giusta confidenza col deserto peruviano e sia cresciuto di tappa in tappa. D’altronde, migliorare i risultati vuol dire anche partire prima e trovare meno segni sulle dune, riducendo così il rischio di errori: Mirko Pavan ne ha approfittato, e così facendo ha scalato la classifica, chiudendo al 54° posto (39° nella 10a tappa) con 23h58’51” (4h22′ di penalità). Un’ottima Dakar d’esordio per il portacolori del team NSM, che ha vissuto la sua corsa in simbiosi con Mirco Miotto, rimasto al suo fianco anche dopo il ritiro. Lo aspettiamo nel 2020, certi che migliorerà la posizione ottenuta quest’anno: aveva un conto aperto con la Dakar, dopo aver saltato la scorsa edizione per un infortunio al Panafrica, e potrà fregiarsi della medaglia di dakariano. E lo farà dopo una gara intera nella classe Original by Motul, quella dei piloti che vivono la ”vecchia” Dakar dei malle-moto, senza assistenza di sorta e riparando i guasti con le proprie mani.

GABRIELE MINELLI, UNA DAKAR SOLIDAGabriele Minelli, che si era ritirato l’anno scorso, aveva un solo e unico obiettivo: arrivare al traguardo con la KTM del Team Pedregà Racing. Il toscano, amico del già citato Meoni, ci è riuscito: dopo un avvio a dir poco complesso, che l’ha fatto scivolare sul fondo della classifica generale, anche Minelli ha migliorato il feeling con le dune e si è pian piano rimesso in carreggiata. La sua Dakar si è chiusa col 73° posto a 45h04’50” (11h40′ di penalità): l’importante, d’altronde, era arrivare. Con qualsiasi distacco, godendosi l’esperienza. E poi, Gabriele Minelli è stato l’anima del gruppo degli italiani alla Dakar.

CAMELIA LIPAROTI, L’ENNESIMO ARRIVO– Camelia Liparoti, dopo la partecipazione nei SxS, ha deciso di iscriversi nelle auto e nella neonata categoria UTV Open: una nuova scommessa per l’italiana, che ormai è una presenza fissa della Dakar coi suoi mezzi ”dipinti” di rosa e il suo spirito combattivo. Camelia, che quest’anno gareggiava in tandem con Rosa Romero Font (moglie di Nani Roma) per un equipaggio tutto al femminile, è ormai una veterana della Dakar: ha raggiunto il traguardo per la 10a volta, vivendo otto Dakar nei quad, una nei SxS e una nelle auto. Tutte griffata da Yamaha, per la quale è responsabile del settore Racing nelle categorie quad e side-by-side. E, nel 2019, ha disputato un’ottima corsa: si è migliorata costantemente, e dal 52° posto di metà corsa è arrivata al 38° dell’arrivo a Lima. In alcune tappe ha sfiorato la top-30, precedendo mezzi più potenti del suo (di fatto, un SxS con potenza più alta di quella consentita nella classe apposita), ed è arrivata con un distacco di 35h04’23” nella classe che ha visto i distacchi maggiori, e il decimo già oltre le 8 ore di ritardo: inoltre, il suo 4° posto nella classe UTV Open fa ben sperare in vista dell’anno prossimo. Sempre che non decida di cambiare nuovamente categoria: a Camelia piacciono le sfide.

ANDREA SCHIUMARINI: REALIZZARE UN SOGNO- Andrea Schiumarini, Salvatore Massimo e Andrea Succi, da ragazzi, avevano un sogno: partecipare alla Dakar e concluderla, imitando gli idoli della loro gioventù e della Dakar africana. Ci sono riusciti nel 2019, e nella loro primissima esperienza nel rally-raid più duro al mondo: un’esperienza che hanno vissuto a pieno ritmo, accettando anche i problemi meccanici e gli errori di navigazione in quanto facenti parte del gioco. I tre italiani, alla guida di una Ford Raptor, si sono goduti ogni singolo momento della Dakar 2019, senza guardare il cronometro e trovandosi anche a passare la notte sulle dune, arrivando al bivacco dieci minuti prima della partenza della tappa seguente: la loro è stata la Dakar della grinta, dell’emozione e del racconto. I loro post su Instagram vanno mostrati a chiunque sogni una partecipazione alla Dakar, perchè riassumono appieno ogni singola emozione provata. Hanno chiuso al 54° posto (su 56) con 116h04’40” e quasi 28h di penalizzazione, ma hanno vissuto l’emozione dell’arrivo a Lima. Quella che sognavano da sempre.

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Dakar 2019- Team SSS19 – Volete sapere quali sono stati i momenti più difficili dei nostri 5000 km? Gli ultimi 10!!! – È davvero incredibile quello che succede negli ultimi 10 km di una Dakar. Manca poco, pochissimo rispetto ai 5000 km alle spalle, alle giornate senza sonno.. eppure, cominci a pensare: “Siamo arrivati fino a quì, adesso può succedere questo, quest altro…” Non guardi quasi più la strada che stai facendo, ma ricontrolli tutti i monometri, i termometri e i vari indicatori della plancia… eppure Và tutto bene! Ma i tuoi occhi non si schiodano da lì…dalla plancia! Poi i km diventano 9…poi 8… – Inizi a sentire i rumori strani…Come se veramente si riuscissero a sentire🤣🤣🤣 – Poi I km diventano 5…4… E pensi ci arriverò davvero? La benzina basterà? L’acqua nel radiatore è ok? La temperatura dell’olio come va? Tutti fantasmi che si insinuano nella testa di chi è a un soffio dal farcela! Poi lo vedi: il traguardo. Vedi le bandiere. È il corridoio finale della gara più lunga, devastante ed emozionante che hai mai affrontato. – È lì, quando manca solo 1 km e iniziano a scenderti le lacrime. A trattenerti ci provi 1 volta, 2, poi ti lasci andare e inizi a piangere di gioia… – Adesso è vero!!! Ci siamo riusciti!!! Da semplici driver e navigatori e meccanici privati abbiamo finito la Dakar alla nostra prima apparizione! È sì ragazzi finire la Dakar: non è cosa scontata! Gli altri, i piloti ufficiali fanno uno sport vero! Una professione! – Noi abbiamo fatto un corso di sopravvivenza e una scuola di vita in questi giorni che in quella bandiera a scacchi ha trovato il vero riconoscimento!!! – Grazie a tutti del supporto! Grazie @dakarrally !!! #dakar2019 #dakar #thankfull #dakarrally #driver

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TRA SFORTUNA ED ERRORI: GLI OTTO RITIRATI– Non sono arrivati a Lima otto italiani. Nell’ordine, l’ultimo a ritirarsi è stato Claudio Bellina col camion griffato Italtrans, che ha detto addio alla corsa proprio durante l’ultima tappa, quando il proprietario del team Moto2 si trovava molto vicino alla top-10 di una categoria (i camion) che ha visto all’arrivo solo 13 mezzi. Il primo italiano a salutare la Dakar era stato Gianpaolo Bedin, in gara nelle auto col buggy Raitec di sua costruzione, che non ha neppure completato la prima frazione. Poi è toccato a Fabio Del Punta, giornalista in gara nella classe UTV Open, tradito dalle dune durante la 2a tappa. E poi, è iniziata la selezione nelle moto: Elio Aglioni e Mirco Miotto si sono ritirati nella 3a e nella 4a tappa, quando iniziava a diventare durissima la gara nella sabbia (Aglioni) e durante la tappa Marathon (Miotto). Per Jacopo Cerutti, invece, il ritiro fa malissimo: l’italiano, in gara con Solarys Racing, si trovava in 17a posizione ed era sempre nelle migliori posizioni delle moto. Probabilmente, senza la caduta, avrebbe raggiunto o sfiorato la top-10, vista la sequela di ritiri e penalizzazioni che abbiamo visto in seguito: fatale per Jacopo un sasso sporgente, che ha causato la sua caduta nella 5a tappa e la distruzione della sua Husqvarna.

Fatale invece per Nicola Dutto, primo paraplegico nella Dakar e al via nelle moto, un misunderstanding con l’organizzazione: dopo i problemi tecnici alle moto di due dei tre ghost-riders che avrebbero dovuto aiutarlo durante le cadute, il pilota italiano aveva chiesto e ottenuto di poter sfruttare l’opportunità di raggiungere direttamente il bivacco, ricevendo poi una cospicua penalizzazione. Peccato che all’arrivo della tappa gli sia stato detto che questo non era possibile, e che era stato squalificato da Etienne Lavigne in persona: in seguito gli organizzatori hanno provato a rattoppare l’errore riammettendolo in gara, ma ormai Dutto era già sul camion e pronto a ripartire verso l’Italia. Si è persa un’occasione, con la mancata partenza di Nicola Dutto per la 5a tappa: veder arrivare un pilota paraplegico a Lima, anche da ultimissimo, non avrebbe dato il messaggio che la Dakar peruviana era troppo ”facile”, ma avrebbe dato grande speranza e un grande sprone a ogni disabile nel mondo. Infine, tra i ritirati citiamo anche Cesare ”Ricky” Rickler: la sua gara, nei camion, si è conclusa a metà Dakar per problemi al camion Iveco. Otto ritirati e cinque piloti all’arrivo dunque per l’Italia: lo specchio di una Dakar molto selettiva, che ha visto arrivare a Lima meno del 60% degli iscritti.

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