Dakar 2019

La Dakar 2019 si è conclusa, e abbiamo deciso di analizzarla con un lungo post-gara: è cominciato tutto venerdì, col bilancio generale della corsa, per poi proseguire nella giornata di ieri con la Dakar degli italiani. Continueremo quest’oggi, inaugurando i pezzi riassuntivi su ogni categoria: partiremo dalle moto, per proseguire con le auto e chiudere con le altre categorie (SxS, quad e camion).

DAKAR 2019, MOTO: UNA CORSA RICCA DI COLPI DI SCENAImprevedibilità. È stata questa la parola-chiave della Dakar delle moto: inizialmente Joan Barreda sembrava il più forte, poi sono usciti allo scoperto i vari Brabec, Walkner e Quintanilla e dopo di loro Sam Sunderland. Pian piano, i vari contendenti sono usciti dalla lotta per il successo: Barreda si è ritirato dopo essersi perso tra le dune, Brabec e van Beveren per la rottura del motore, protagonisti differenti come Lorenzo Santolino, Paulo Gonçalves e Stefan Svitko per delle cadute che hanno causato importanti infortuni (oppure il nostro Jacopo Cerutti: maledetta pietra!). E poi, ci sono gli sfortunati, da Sam Sunderland (salito comunque sul podio) a Pablo Quintanilla, scivolato da secondo a quarto per colpa di un infortunio al piede patito nella frazione conclusiva dopo un ”rimbalzo” nelle dune. Tra tutti, ha ottenuto la vittoria il pilota su cui nessuno avrebbe scommesso prima del via. E non perchè si trattava di un pilota dallo scarso valore, ma per quell’infortunio che sembrava aver compromesso totalmente la sua gara. Come si può vincere una Dakar così ricca di sabbia, dune e salti con un polso rotto e lo scafoide in fiamme? Ce lo siamo chiesti tutti, eppure Toby Price ha smentito tutti quanti. Ha disputato una Dakar intelligente, senza sbagliare in maniera eccessiva o dare clamorose dimostrazioni di forza. Insomma, si è gestito alla perfezione, alzando pian piano il livello della sua guida e la velocità della sua KTM. Si può dire che, per fare una citazione filosofica, Toby Price si sia ”seduto sulla riva del fiume, aspettando il cadavere del suo nemico (tra mille virgolette)”. E infatti, alla lunga, il pilota col polso rotto e una lotta quotidiana contro il dolore da affrontare è stato l’unico superstite in una Dakar ricca di errori e ritiri tra i big: ha ottenuto la leadership nella generale nell’ottava tappa, dopo il ritiro di Ricky Brabec, ha marcato gli avversari come un mastino nella tappa 9 e ha dato la spallata decisiva nella frazione conclusiva. Ha trionfato, esultando a Lima e ampliando il dominio-KTM.

DAKAR 2019: KTM, DOMINIO SEMPRE MAGGIORE– Quando Ricky Brabec ha ribaltato la Dakar nella 4a tappa, KTM sembrava destinata a rimanere a bocca asciutta. I suoi piloti avevano commesso troppi errori (Walkner/Sunderland), oppure non erano totalmente in condizione (Price). Tutto si è ribaltato qualche giorno dopo: Toby Price ha vinto la sua seconda Dakar (2016 e 2019) su una KTM, precedendo i compagni di marca Matthias Walkner e Sam Sunderland, vincitori delle ultime due edizioni. E la casa austriaca ha ampliato il suo dominio, visto che vince ininterrottamente la gara delle moto dal 2001, e l’ha vinta per 18 stagioni consecutive. Una serie iniziata nel 2001 con Fabrizio Meoni, che vinse anche nel 2002, e proseguita poi con Richard Sainct (2003), Nani Roma (2004), Cyril Despres (2005, 2007, 2010, 2012, 2013), Marc Coma (2006, 2008, 2011, 2014, 2015) e i già citati Toby Price (2016 e 2019), Sam Sunderland (2017) e Matthias Walkner (2018). Un’egemonia che nessuno è riuscito a spezzare, da Barreda/Brabec su Honda, a Quintanilla su Husqvarna, a van Beveren e alle Yamaha. Vedremo se il dominio si interromperà nel 2020.

DAKAR 2019, LA SORPRESA: ROSS BRANCH– Potremmo citare il nostro Maurizio Gerini come sorpresa, ma abbiamo già parlato diffusamente di lui. E così, citiamo il miglior rookie, nonchè pilota che gli stava appena davanti. Ross Branch, pilota classe ’86 nato in Botswana, non era un debuttante come tutti gli altri. Pilota d’aeroplani di linea durante la settimana, motociclista a livello professionale nei weekend: è questa la sua vita. Ha vinto ogni possibile titolo africano nel motocross, virando poi sul cross-country e sui rally-raid, dove ha ottenuto pari successi: nel 2019, ha iniziato la sua avventura alla Dakar e non è praticamente mai uscito dalla top-20 di tappa con la sua KTM griffata BAS Dakar. Frazione dopo frazione, ha scalato la classifica, fino a chiudere al 13° posto da miglior rookie della competizione: certo, alcuni rookie di valore (su tutti Santolino, a lungo in top-10) si sono persi per strada, ma la sua è stata un’eccellente Dakar. Chissà che non possa valergli uno slot da pilota ufficiale in futuro: Branch è stato preparato da Alfie Cox, sudafricano che chiuse 2° nella Dakar 2002 alle spalle di Meoni, e sogna di poter crescere di anno in anno.

DAKAR 2019, LA DELUSIONE: KEVIN BENAVIDESAnonima. È questa la parola giusta per definire la Dakar di Kevin Benavides. L’argentino ha commesso una lunga e infinita serie di errori. Errori di navigazione, errori di gestione delle proprie risorse, errori sciocchi. Insomma, errori su errori. Ha chiuso al 12° posto (a 3h41′) dopo la penalizzazione di tre ore che gli è stata inflitta dall’organizzazione, ma anche senza quella sarebbe uscito dal podio, chiudendo verosimilmente intorno alla 5a posizione. Insomma, possiamo dire che non è mai stato in lotta per conquistare il successo finale, e inoltre non ha vinto una singola tappa: troppo poco, per il secondo della scorsa Dakar, autore di una corsa davvero scintillante nel 2018. Se a questo aggiungiamo il fatto che Kevin era diventato l’unica opzione di Honda, la delusione diventa enorme per HRC e per lo stesso Kevin Benavides. Tra l’altro, l’argentino (grande tifoso del Boca Jrs) si è reso protagonista di un episodio deprecabile: nonostante il preciso divieto dell’organizzazione (dalla 3a tappa), si è annotato a mano sul roadbook delle note aggiuntive riguardo alle tappe, ”dettate” dai map-men Honda. E, per non farle vedere al momento dei controlli di ASO, le aveva coperte con dello scotch nero. Ecco perchè è stato penalizzato di tre ore, e ha aggiunto un’autentica caduta di stile a una Dakar già negativa.

La Dakar delle moto in breve (brevissimo):

1a tappa- Vittoria a Barreda (leader)

2a tappa- Vittoria a Walkner, Barreda leader

3a tappa- Vittoria a De Soultrait, Quintanilla leader

4a tappa- Vittoria a Brabec (nuovo leader)

5a tappa- Vittoria a Sunderland, Brabec leader

6a tappa- Vittoria a Quintanilla (nuovo leader)

7a tappa- Vittoria a Sunderland (x2), Brabec leader

8a tappa- Vittoria a Walkner (x2), Price leader

9a tappa- Vittoria a Metge, Price leader

10a tappa- Vittoria e titolo a Toby Price.

Vittorie per pilota: Walkner (KTM) e Sunderland (KTM) 2, Quintanilla (Husqvarna), Brabec (Honda), Price (KTM), Barreda (Honda), De Soultrait (Yamaha) e Metge (Sherco) 1.

Vittorie per costruttore: KTM 5, Honda 2, Husqvarna/Yamaha/Sherco 1.

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