Ormai Fernando Alonso ci ha abituato a sorprese e autentici colpi di genio dettati dal suo talento: dopo aver vinto la 24h di Le Mans con Toyota ed aver sospeso la sua carriera in F1 per dedicarsi all’obiettivo-Indy500 e all’inseguimento della tripla corona, lo spagnolo ha messo in mostra tutta la sua classe nella 24h di Daytona. L’appuntamento statunitense è la prima gara da seguire per i patiti delle quattro ruote ad alta velocità, e aveva già visto Alonso al via l’anno scorso: lo spagnolo si era cimentato con una vettura poco competitiva e un equipaggio poco esperto, salvando il salvabile e chiudendo a svariati giri nella sua seconda apparizione statunitense, seguita all’ottimo (e sfortunato) debutto a Indianapolis a metà 2017.

Quest’anno, però, Fernando Alonso ha fatto sul serio ed è stato un vero e proprio protagonista. Nando ha firmato per correre con la Dallara-Cadillac del Wayne Taylor Racing, che aveva già vinto nel 2017 e si è ripetuta quest’anno in una Daytona24 a dir poco turbolenta: la gara è stata sospesa dopo 23h e 50′ di corsa ”reale”, di cui solo 14h di gara effettiva. Decisiva la pioggia torrenziale, che ha costretto la corsa a una doppia e lunga bandiera rossa, prima dello stop definitivo, e ha condizionato la seconda parte di gara. Successo per Wayne Taylor Racing dunque, che oltre ad Alonso schierava Kamui Kobayashi, Jordan Taylor e Renger van der Zande: è stato decisivo proprio Nando, che ha dominato gli stint notturni a suon di giri veloci, e ha avuto un passo insostenibile sotto la pioggia. Proprio Alonso ha conquistato e mantenuto la vetta, sorpassando Felipe Nasr e blindando in seguito la vittoria per i suoi: secondo posto dunque per la Cadillac del team Action Express, che ha perso la prima vettura (quella di Christian Fittipaldi, vincitrice nel 2018) per problemi tecnici e ha visto Nasr, Curran e Derani chiudere secondi. Terzo posto invece per l’Acura di Castroneves, Ricky Taylor e Alexander Rossi a quattro giri: l’altra Acura, quella più attesa con Montoya-Cameron-Pagenaud, ha perso 17 giri per noie tecniche. Problemi anche per le Mazda, che avevano ottenuto la pole, ma hanno pagato errori di gioventù.

24H DAYTONA, LE ALTRE CLASSI– Nella LMP2, vittoria al team DragonSpeed, che ha portato a casa una gara complicata, condita da errori e uscite di pista. Vittoria per la Oreca guidata da Maldonado, Gonzalez, Saavedra e Cullen dunque, arrivati al sesto posto assoluto e con 5 giri sulla prima inseguitrice. Nella GT Le Mans, vittoria per il team BMW: Farfus, Eng, Herta e de Philippi hanno approfittato del contatto tra la Ford di Joey Hand e la Porsche 911 di Makowiecki, precedendo la Ferrari di Pier Guidi, Molina e Rigon. In questa classe correva, ovviamente con una vettura adattata alle sue esigenze, Alex Zanardi: problemi per la sua BMW, che ha chiuso a 37 giri proprio per dei guai all’apparato di guida destinato ad Alex, comunque contento per aver chiuso la gara.

Nella GT Daytona, nuova vittoria per Lamborghini: Mirko Bortolotti e Chris Engelhart si sono ripetuti, venendo affiancati da Ineichen e Breukers e precedendo l’Audi del team Montaplast di un solo secondo.

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