Jorge Prado

Jorge Prado è un autentico predestinato. Lo spagnolo e classe 2001 è sempre stato un talento precoce nel mondo del motocross, sin da quando sfrecciava a 11 anni e contro avversari più grandi nelle 65cc: da lì la sua carriera ha avuto una svolta, con la firma di un contratto pluriennale con Red Bull e KTM, la casa che l’ha fatto debuttare in MX2 a soli 15 anni. Nel primo GP Jorge è subito andato a podio, l’anno seguente ha vinto la sua prima gara a 16 anni e si è tolto le prime soddisfazioni, e nel 2018 è arrivato il primo titolo mondiale: dopo una partenza un po’ così e un primo MXGP da dimenticare, il talento spagnolo è diventato un autentico rullo compressore nella MX2, rimontando su Jonass e vincendo il duello col compagno di marca. Un primo titolo mondiale che è stato festeggiato insieme ad Antonio Cairoli, mentore e fratello maggiore del prossimo 18enne: Jorge Prado si è raccontato ai nostri microfoni, parlando dei suoi esordi, del suo 2018 e delle aspettative per il futuro. Ecco la nostra intervista al campioncino spagnolo.

Ciao Jorge, partiamo dal tuo 2018: a 17 anni hai vinto il primo titolo mondiale, dopo una rapida ascesa. Raccontaci un po’ le tue sensazioni.

”La strada fino al Mondiale è stata veramente difficile: ho vinto il Mondiale delle 65cc, e ho firmato con KTM e Red Bull, che mi hanno aiutato tantissimo. Poi ho vinto l’Europeo 125 nel 2015, e nel 2016 ho fatto la prima gara in MX2 ad Assen, arrivando a podio: l’anno dopo, nel mio primo anno completo, ho vinto tre GP e cinque podi. Nessun risultato, però, eguaglia le emozioni che ho vissuto nel 2018, un’annata davvero spettacolare e capace di ripagare tutti i miei sacrifici. Dovete sapere che nel 2012 io e la famiglia ci siamo trasferiti in Belgio, perchè così potevo allenarmi sulla sabbia e crescere: l’hanno fatto per me, e vincere il titolo MX2 è stata una grande soddisfazione per tutti”.

Non eri partito benissimo nel Mondiale: hai faticato in Argentina, e ti sei trovato davanti Jonass che ha vinto sei manches consecutive. Poi, però, sei diventato inarrestabile: ti saresti mai aspettato di vincere il Mondiale, e cos’è cambiato dopo le primissime gare?

”All’inizio, nelle prime tre gare, ho trovato qualche difficoltà. Due mesi prima dell’inizio del Mondiale sono caduto e mi sono procurato una lesione del gomito. Ho iniziato ad allenarmi solo venti giorni prima dell’MXGP d’Argentina, quindi non ero sicuramente al 100% della forma: nonostante questo, posso dire di aver iniziato l’anno bene. Ho sofferto solo nella prima gara, poi sono arrivato secondo nei GP seguenti, e dopo aver vinto ad Arco di Trento ho preso il ritmo e sono stato capace di conquistare il titolo mondiale”.

Tu e Pauls Jonass, pur non essendo all’interno dello stesso team (KTM Factory per Jonass, KTM De Carli per Prado), siete di fatto compagni di squadra: come ci si sente a dover competere per il titolo con un pilota che la tua stessa moto? È più stimolante?

”Il tuo compagno di squadra è sempre il rivale più forte, quello che vuoi battere a ogni costo. Non ero nervoso, ho lavorato duramente prima e durante la stagione, e avere un compagno di squadra come Pauls mi ha stimolato: era il campione del mondo, sfidandolo ho imparato tanto e ho capito altre cose di me stesso. Ho vissuto un anno perfetto”.

Come ti sei avvicinato al motocross? Hai sempre voluto praticare questa disciplina, oppure ti eri cimentato con altro?

”Avevo iniziato facendo trial, poi ho capito che mi piaceva maggiormente il motocross. Ho iniziato ad allenarmi di più con la moto da cross, mi divertivo e la scelta ha pagato: posso dire di aver scelto bene (ride)!”.

Jorge Prado si allena a stretto contatto con Antonio Cairoli: vi vediamo spesso in tandem nelle storie Instagram, avete un rapporto simile a quello che c’è tra fratello maggiore e ”fratellino”. Com’è vivere al fianco di un nove volte campione del mondo, che dunque ti spinge ad andare sempre oltre il limite in allenamento?

”Di fatto, viviamo come fratelli. Abito a 50 metri dalla casa di Antonio, ci vediamo tutti i giorni e ci alleniamo sempre insieme in moto e lontano dalla moto (palestra ecc). Posso imparare tanto da lui. È un nove volte campione del mondo, ha grande esperienza e mi sta aiutando molto. Spero di poterlo affrontare presto da avversario: teoricamente tra due anni correrò con la 450cc, e sarà bello affrontare Tony. Tra l’altro, non ho ancora provato la 450cc: non vedo l’ora”.

Prima abbiamo parlato della tua scelta di vita di trasferirsi prima in Belgio, e poi in Italia: immagino che sia stato molto difficile cambiare totalmente vita a quell’età.

”Mi sono trasferito con mamma, papà e mia sorella, ma è stato comunque difficile. Ho lasciato i miei amici, ho trovato una cultura diversa: nei primi anni è stato tutto davvero complicato, ma ora mi sono ambientato. Vincere il Mondiale mi ha ripagato di tutti questi sacrifici. In Belgio mi sono allenato tanto sulla sabbia, girando sempre su quel terreno, e anche il trasferimento in Italia ha dato i suoi frutti: mi sono allenato tanto sul duro e venire a Roma ha rappresentato una soluzione perfetta, un cambiamento che serviva. Ormai passo quasi 11 mesi qui a Roma e un mese in Belgio: d’altronde le piste sabbiose sono meno rispetto a quelle col terreno duro”.

Cosa ti aspetti dal 2019? Ripetersi, probabilmente, è ancora più difficile che vincere, ma stai già andando molto forte.

”Vediamo come andrà la stagione. Ci siamo allenati duramente, il mio obiettivo è quello di migliorare ciò che ho fatto l’anno scorso: vincere ancora più gare e fare una stagione perfetta”.

Hai vinto la prima gara degli Internazionali d’Italia a Riola Sardo, dominando in MX2 e cimentandoti poi contro le 450cc nella manche Supercampione (3°): che sensazioni hai provato nella ”prima” stagionale?

”Per noi gli Internazionali d’Italia sono molto importanti, il primo grande allenamento in vista del Mondiale. Bisogna capire come funziona la nuova moto in gara, qual è il nostro stato di forma e tracciare un bilancio: abbiamo iniziato bene, vincendo la MX2, poi nella Superfinale ho fatto una bella partenza e ho chiuso terzo dopo essere stato a lungo secondo. Sono contento, mi sono sentito bene e ho vissuto una grande giornata”.

Tanti giovani talenti della MX2 hanno ”bypassato” la MXGP, scegliendo di approdare negli States e vivere il Supercross USA: hai mai avuto questa idea, o pensi a una carriera totalmente europea come ha fatto Tony Cairoli?

”Ho ancora tanto da fare qui in Europa. Voglio vincere più titoli, vivere la MXGP e affermarmi qui. Ho già fatto tanti cambiamenti nella mia vita, per ora non penso agli States”.

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