Qualche conferma e tantissime novità. I test di Sepang offrono un assaggio di ciò che la stagione 2019 andrà a proporre. Difficile ovviamente trarre importanti conclusioni, specialmente dopo la prima giornata di prove. In altre occasioni non sorprenderebbe il primato di Marc Marquez, ma stavolta la vetta nella classifica dei tempi cronometrati è una sorpresa se si pensa all’inverno difficile del campione del mondo in carica. Ed invece l’1’59”621 stampato al termine del ventiseiesimo passaggio dei 29 svolti gli è valso la leadership della giornata di apertura. Il “Cabroncito” ha spiegato le sue sensazioni: “Sono molto felice di essere tornato in moto: oggi mi sono concentrato solo sulle mie condizioni fisiche, raccogliendo pochi dati sulla moto. Se domani potrò spingere maggiormente, cercherò di fare più giri consecutivi per avere più informazioni. All’inizio pensavo di non poter guidare, ma poi ho preso più confidenza, modificando lo stile di guida per le curve a sinistra ed anticipando la frenata per non prendere rischi. Così è andata meglio”. Il suo avvio dunque è comunque positivo: “Questi tre giorni di test sono importantissimi: fortunatamente siamo partiti già con un pacchetto buono e siamo messi meglio che in passato. Stiamo crescendo passo dopo passo, lavorando soprattutto sul motore. Su quello posso dare indicazioni abbastanza precise, mentre devo stare attento a dare giudizi sulla guida, perché non posso spingere al 100%: il motore ha guadagnato degli aspetti positivi, ma è emerso anche qualche difetto, dobbiamo studiare bene i dati. E’ un grande aiuto avere Bradl in pista: lui è veloce e molto preciso nei commenti, è importante per lo sviluppo”. In generale, la Honda ha lavorato principalmente sulle comparazioni tra la vecchia e la nuova moto. Un programma affidato sostanzialmente quasi per intero a Stefan Bradl, collaudatore chiamato a sostituire l’infortunato Jorge Lorenzo. Lontano Cal Crutchlow, anch’esso alle prese con i postumi di un infortunio.

Capitolo Yamaha: sia Maverick Vinales che Valentino Rossi, terzo e sesto, si sono rivelati assai veloci e costanti. Anche il team manager Meregalli si è detto soddisfatto. La nuova M1 convince ed i due piloti hanno lavorato alacremente su ogni settore, dal telaio all’elettronica, passando per il motore. Il passo messo in mostra da “Top Gun” e dal “Dottore” indica una buona competitività. Lo spagnolo ha girato prevalentemente con le gomme nuove, stando sempre sul 2’00” basso. Più alto nei tempi l’italiano, tra il 2’00”6 ed il 2’00”9. I due piloti hanno girato tantissimo, più di tutti gli altri team: 63 giri per Vinales, 56 per Rossi. Certo è ancora prematuro affermare che la Yamaha ha risolto i propri problemi.

Guardando i tempi, spicca il secondo posto Alex Rins. La Suzuki sembra già trovarsi a suo agio. Per ora, crono alla mano, c’è ancora una sensibile differenza di passo rispetto ai top team, ma la squadra giapponese pare in crescita continua, a conferma degli ottimi progressi messi in mostra nel 2018. Più staccato dal compagno di squadra, Joan Mir, in fase di apprendistato. Fatica ancora la KTM. Va segnalata la sella portata dalla casa austriaca per Johann Zarco: si tratta di un modello dalle caratteristiche molto simili a quelle mostrate dalla Ducati di Lorenzo nell’ultima stagione, con un allungamento notevole che porta via spazio e centimetri al codone della moto con lo scopo di agevolare il pilota nei suoi movimenti. In difficoltà la Aprilia, che ha dovuto ricostruire la moto di Andrea Iannone andata distrutta dopo una caduta.

Non facilmente decifrabile la situazione della Ducati. Complessivamente, la Rossa di Borgo Panigale ha ben figurato, dato il quinto tempo di  Danilo Petrucci e l’ottavo posto di Andrea Dovizioso. I due piloti hanno messo insieme 102 passaggi. In generale il passo di gara è buono, in linea con i migliori. L’impressione è che il Dovi non abbia spinto, se non nella prima parte dei test. Petrucci, al contrario, ha accelerato nella fase finale della sessione. Per ora, però, nessuno si sbilancia.

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