Valentino Rossi

”Pensa se non ci avessi provato”

Valentino Rossi ha intitolato così la sua autobiografia, nel 2005, ma lui non ha semplicemente ”provato”, ci è riuscito. Il maestro Yoda, esempio morale per una generazione intera, diceva al giovane Luke: ”Fare o non fare, non c’è provare”. Bene, Valentino Rossi negli anni ne è diventato l’esempio vivente. Un ragazzo che da giovanissimo pensava ai kart e si divertiva a fare sportellate con gli amici durante gare clandestine con improbabili Apecar modificati (so’ ragazzi), è poi passato alle due ruote, e nel giro di pochi anni è diventato un’autentica leggenda del motorsport. La storia di Valentino Rossi, se ripercorriamo la storia del motociclismo, viene associata a una sola parola: ”record”. Perchè di fatto, a VR46, mancano solo il record di vittorie e quello (irraggiungibile) dei titoli conquistati: con 115 successi insegue le 122 vittorie di Giacomo Agostini, che però correva contemporaneamente in più classi, cosa impensabile ai giorni nostri. Con nove titoli mondiali, è il più vincente tra i motociclisti in attività (anche se Marquez fa paura, visti i 7 titoli a 25 anni: alla sua età, Rossi era a quota 6), ma soprattutto è l’unico ad aver vinto in quattro classi differenti: 125cc, 250cc, 500cc e MotoGP. Potremmo stare qui a sciorinare per ore i numeri della fantastica carriera del Dottore: 115 vittorie e 232 podi in 383 gare, che diventeranno più di 400 in questa stagione, nove titoli mondiali dei quali sette nella classe regina, vittorie con Aprilia, Honda e Yamaha in 23 stagioni complete nel Motomondiale (record, com’è da record il tempo tra il primo e l’ultimo podio: 22 anni). Ma il tutto rischierebbe di diventare stucchevole, e così vogliamo ripercorrere per sommi capi la sua fantastica carriera.

125 E 250cc: LA NASCITA DI UN CAMPIONE– Il percorso mondiale di Valentino Rossi inizia nel 1996, dopo l’apprendistato nell’Europeo 125 e col team AGV (Aprilia, ovviamente): a metà stagione, arriva la prima vittoria a Brno, e l’anno seguente ecco il primo titolo mondiale. Valentino Rossi passa al team Nastro Azzurro, trova nuove certezze e diventa l’assoluto dominatore della 125cc: 11 vittorie in 15 GP nel 1997, con due sole gare fuori dal podio. A 18 anni, arriva il primo titolo mondiale, a 19 il debutto in 250cc da ufficiale Aprilia e con Rossano Brazzi capotecnico: Rossi parte da terza forza alle spalle di Capirossi e Harada, che si scornano tra loro e sono protagonisti dello storico duello in Argentina. ”Grazie” alla caduta di Harada, VR46 chiude secondo alle spalle dell’altro italiano, staccato di soli 23 punti e col rammarico di non aver creduto dall’inizio al titolo: un titolo che arriva nel 1999, dopo un’altra stagione da ufficiale e da assoluto dominatore. A quel punto, il salto in 500cc a soli 21 anni è praticamente naturale, e dà il via alla leggenda.

500cc e MOTOGP: NASCE LA LEGGENDA– Valentino Rossi firma un contratto con Honda e col team HRC, ma decide di fare un debutto ”soft”, mantenendo una struttura privata e il team Nastro Azzurro: chiede e ottiene di avere come capotecnico Jeremy Burgess, l’uomo che ha forgiato i successi di Mick Doohan e darà una grande mano anche al Dottore. E può archiviare il 2000 alla voce rammarico: Valentino non realizza subito che è già pronto per lottare per il titolo mondiale e, parole sue, ”prende il primo Mondiale in 500cc come se fosse un gioco”. Il risultato è un bruciante secondo posto alle spalle di Kenny Roberts jr., che non si ripeterà più a quei livelli: l’anno seguente arriva l’ingresso ufficiale nel team HRC, e inizia il dominio anche nella classe regina. Rossi vince senza appello nel 2001, nel 2002 e nel 2003 con HRC, distruggendo tutti i rivali. ”Ha la moto migliore”, diranno per sminuirlo, salvo poi vedere come riesce a distruggere regolarmente il compagno di squadra nel confronto diretto, e ricredersi. Dopo tre Mondiali con Honda, che sostanzialmente gli danno la sensazione di poter vincere semplicemente presentandosi, Valentino Rossi sente il bisogno di una nuova sfida: è in una notte di mezza estate che nasce la follia-Yamaha, il passaggio a una casa costruttrice che era stata grande in passato, ma viveva un grande momento di difficoltà. Valentino Rossi salta sulla moto del diapason nel 2004, portandosi dietro Jeremy Burgess e tutto il suo team, ed è subito amore: con Yamaha vince la prima gara del Mondiale 2004 a Welcom, baciando la sua moto in mondovisione, e il titolo a fine stagione. Si ripete nel 2005, mentre nel 2006 soccombe all’annata perfetta del compianto Nicky Hayden (cadendo nella gara decisiva a Valencia) e nel 2007 cede l’onore delle armi a Casey Stoner e alla Ducati. Il ritorno al successo si compie nel 2008 e nel 2009, e Valentino Rossi raggiunge quota 9 titoli mondiali, secondo solo ad Angel Nieto (13) e Giacomo Agostini (15). Il decimo titolo potrebbe arrivare già nel 2010, nonostante ci siano sfidanti come Lorenzo e Stoner, ma Valentino Rossi si procura il primo grande infortunio della sua carriera: un highside al Mugello vale la frattura scomposta di tibia e perone, e l’addio al titolo. Da lì in poi, inizieranno le prime difficoltà.

DUCATI E IL RITORNO IN YAMAHA: LE DIFFICOLTÀ, IL 2015 E IL SOGNO DEL 10° MONDIALE– Si può dire che fino al 2010 Valentino Rossi sia stato un’autentica macchina da guerra, salvo poi iniziare a fare i conti con qualche problema. Nel 2010, nonostante l’infortunio, Rossi chiude terzo nel Mondiale, e nel 2011 tenta una nuova sfida: vincere il titolo con una moto italiana, vincere con la Ducati. Peccato che la Rossa di Borgo Panigale sia ingestibile, e poco adatta allo stile di guida del Dottore: si prova ad ”ammorbidirla”, ma i due anni in Ducati vanno archiviati alla voce ”da dimenticare” sia per il Dottore (che soffre costantemente per un grave problema alla spalla) che per la casa italiana. L’amore non funziona, e nel 2013 Valentino Rossi torna dalla ex: Yamaha lo riaccoglie, per provare a ricominciare da dove tutto si era interrotto. Il pilota di punta è però Jorge Lorenzo, e nel mentre sorge la stella di Marc Marquez: Rossi assiste al trionfo dei rivali nel 2013 e nel 2014, ma nel 2015 è nuovamente pronto per lottare per il titolo. Si può dire che in quell’anno il Dottore sia in forma mondiale, e pronto per arrivare a quota 10 nonostante i 36 anni: Valentino guida la classifica per lunghissimi tratti del campionato, ma butta via tutto nel contestato duello contro Marquez in Malesia. Ginocchiata o non ginocchiata, calcio volontario o meno, sta di fatto che l’accaduto costringe Rossi a partire dall’ultimo posto a Valencia, sprecando i 7pti di vantaggio rimasti su Lorenzo: la rimonta fino al 4° posto è inutile, visto che Lorenzo vince e conquista il titolo. Al netto delle polemiche sul ”biscotto” e i presunti favori di Marquez a Lorenzo, questa è la grande chance persa dal Dottore, e anche quella che deteriora definitivamente il rapporto col suo erede designato: nulla sarà più come prima con Marquez, con la nuova e definitiva rottura nel 2018. E nulla sarà più come prima per Rossi che, per sua stessa ammissione, dovrà fare i conti col fatto che ”prima ero sempre il più veloce, mentre ora non lo sono sempre”: gli anni, nonostante la faccia e l’entusiasmo del ragazzino, si fanno sentire, e il Dottore fatica ad essere quello di un tempo. Dal 2016 ad oggi ha vinto solo tre gare, l’ultima delle quali è datata 25 giugno 2017, nella sua Assen: Valentino Rossi, complice anche la crisi di Yamaha e una moto non all’altezza, non vince da 28 GP e ha chiuso per la prima volta una stagione senza successi (2018). Spera di rifarsi nel 2019, quando verosimilmente avrà l’ultima vera chance per conquistare il titolo mondiale: vincere a 40 anni sarebbe qualcosa di leggendario, e consentirebbe a Valentino Rossi di chiudere (nel 2021) con l’anima in pace e dedicarsi ad altro. Nel futuro c’è il ruolo da team manager, magari anche in MotoGP, c’è il lavoro con l’Academy, ma potrebbe esserci anche la Dakar: VR46 sta prendendo informazioni per correrla in auto.

BIAGGI, GIBERNAU, STONER, MARQUEZ E GLI ALTRI: TUTTI I RIVALI DI VALENTINO ROSSI– Si può dire che a Valentino Rossi non siano mai mancati i rivali. Il primo e grande duello l’ha vissuto con Max Biaggi, in una rivalità tutta italiana: i due si ”odiavano amichevolmente”, e se le sono date di santa ragione in pista, a suon di sportellate, sorpassi al limite e qualche episodio borderline (una mezza scazzottata sul podio). Era una rivalità puramente agonistica ed esasperata dai media, perchè se parlate ora con Biaggi, avrà solo parole d’elogio per Rossi. I duelli nella classe regina non sono mancati: prima con Gibernau e Barros, poi con Casey Stoner, Marc Marquez e Jorge Lorenzo. Vincere nove titoli mondiali in un panorama così ricco di talenti è un altro vanto del Dottore, che ora però vorrebbe chiudere il cerchio e arrivare a quota 10, per dimostrare a sè stesso e al mondo che può battere la nuova generazione.

GAG, SORPASSI LEGGENDARI E IL 46 NELL’ANIMA: L’ALTRO DOTTORE– C’è un altro Valentino Rossi, quello che sceglie il 46 per papà Graziano e per Norifumi Abe, ”una wildcard giapponese che faceva sorpassi pazzeschi” (da qui l’iniziale soprannome ”Rossifumi”). Quello che per anni mantiene il 46% di vittorie in maniera quasi scientifica, salvo poi annacquare quella percentuale con le ultime e difficoltose stagioni, oppure quello fa sorpassi leggendari: il meraviglioso passaggio nella ghiaia a Laguna Seca per superare Casey Stoner, che ha imitato lo storico ”The Pass” di Alex Zanardi su quattro ruote, oppure il sorpasso a Jorge Lorenzo a Montmelò, all’ultima curva e senza possibilità d’appello. E poi c’è il Valentino Rossi ludico, il maestro delle gag. Dai vigili al Mugello, alla bambola gonfiabile sfoggiata in eterna età, alle maglie per celebrare i titoli (”gallina vecchia fa buon brodo”), alla mise da carcerato per dimostrare che in Honda era condannato a vincere, a tante altre. Perchè Valentino Rossi, prima di tutto, si diverte in pista, e continuerà a farlo almeno fino a fine 2020. E allora tanti auguri al Dottore per i suoi 40 anni, e buon #Rossi40 a tutti!

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