In Australia c’è un uomo solo al comando. Alvaro Bautista non si ferma più e si impone facilmente anche nella seconda manche. Un dominio netto, specialmente guardando ai distacchi severi rifilati al resto della concorrenza. Jonathan Rea conquista la piazza d’onore, ma chiude con oltre 12 secondi di distacco. Un margine notevole pensando anche al gap incassato ieri nella gara di apertura. Terzo posto per Leon Haslam, che conferma comunque la competitività della Kawasaki. Quarto posto per Michael Van der Mark, che vince il derby delle Yamaha, nuovamente arrivate una dietro l’altra. Alex Lowes si prende la rivincita su Marco Melandri e strappa la quinta posizione al ravennate. Nella top ten anche Chaz Davies, Sandro Cortese, Eugene Laverty e Leon Camier.

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Fin dal via si intuisce che il copione della seconda manche del Gp d’Australia è il medesimo di gara 1. Bautista scatta via e vola con rapidità fulminea. Il ritmo dello spagnolo è impressionante: la V4R gira un secondo a giro più forte delle dirette rivali. Al penultimo passaggio il distacco supera i 17 secondi e il gap diventa più umano solamente perché Alvaro preferisce un arrivo in parata, senza accelerare ulteriormente. Alle sue spalle, le Kawasaki tentano di impedire la fuga, ma ben presto le due verdone si occupano di limitare i danni, esattamente come nella prima uscita. E la sfida tra Rea e Haslam è altamente spettacolare, fatta di sorpassi e controsorpassi. Leon ci prova spesso nei curvoni iniziali o al tornante Honda, ma il compagno di squadra trova sempre il guizzo per rimettersi davanti. Il loro duello si conclude sotto la bandiera a scacchi, ma la volata non ha storia, con Johnny nettamente in vantaggio. Dietro di loro è bagarre, con il derby Yamaha ad infuocare la corsa. Melandri guida a lungo la pattuglia di R1, ma nel finale viene infilato e battuto sia da Van der Mark che da Lowes. All’olandese la quarta piazza. Fatica la Bmw, alle prese con un motore ancora in fase sperimentale, che paga ben 16 km/h rispetto al mostruoso V4. Sykes è bravo a conquistare il sesto posto. Per una Ducati che ride, ce n’è una che piange: Davies non riesce a spremere il suo mezzo e naviga lontanissimo dal compagno di squadra, accusando ben 26 secondi. Tra tre settimane si vola in Thailandia e Chaz spera che l’incubo australiano sia solamente un brutto ricordo.

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