Test MotoGP

A due settimane dal via ufficiale della stagione della MotoGP (10 marzo), i piloti del Mondiale si sono ritrovati sul tracciato qatariota di Losail per tre giorni di test: la pista asiatica, che alterna lunghi rettilinei a tratti guidati, è perfetta per mettere alla prova le moto 2019, e abbiamo avuto svariate indicazioni riguardo a ciò che potrebbe attenderci in futuro. Yamaha cresce, Suzuki spaventa con Rins, mentre Ducati e Honda si confermano, anche se hanno cercato il tempo in minor misura rispetto alla concorrenza (Dovizioso dirà: ”Non ha senso fare la caccia al grande risultato in questi test”): di seguito il bilancio della tre giorni di test MotoGP a Losail.

IL RITORNO DI YAMAHA: VINALES COSTANTE, ROSSI ESCE ALLA DISTANZA. E I ”NUOVI”…

Yamaha era chiamata a tornare nella MotoGP che conta, dopo una stagione drammatica, salvata solo parzialmente dall’unica vittoria di Maverick Vinales e dal terzo posto iridato di Valentino Rossi. Per farlo, la casa nipponica ha rivoluzionato l’intero impianto della squadra corse e stravolto il progetto tecnico dell’anno scorso, seguendo le indicazioni di Rossi e Vinales e provando a costruire una moto che funzionasse per entrambi i piloti. Si può dire che, almeno per ora, Yamaha è tornata a competere. I test di Losail ci hanno mostrato un Maverick Vinales in forma mondiale: lo spagnolo ha guidato nella prima giornata di prove col crono di 1.55.051, restando poi secondo nel day 2 a soli 57 millesimi e tornando in vetta con uno strepitoso crono fatto con gomma morbida nel day 3. Il suo 1.54.208 è il miglior tempo in assoluto dei test MotoGP a Losail, e Top Gun è stato il protagonista assoluto di questa tre giorni di prove, definendo la M1 2019 ”la miglior moto che abbia mai guidato in carriera”. Ma è tutta la Yamaha ad essere stata a dir poco convincente, in una sessione di test che ha visto realizzare i migliori tempi nel day 3. Il rookie Fabio Quartararo ha sorpreso tutti, chiudendo terzo domenica e migliorandosi ancora nella giornata di ieri: il francese, all’esordio col team Petronas SIC (sostituto di Tech 3), ha chiuso a 233 millesimi da Vinales con un grande time attack, nel quale ha ”montato la gomma morbida e spento completamente il cervello” (parole sue).

Tre giorni altalenante invece per Valentino Rossi e Franco Morbidelli: Morbidelli ha pian piano scalato la classifica, riducendo il distacco da 1”5 a 452 millesimi e chiudendo 6° ieri, mentre Rossi è cresciuto alla distanza. Dopo una buona prima giornata, che l’ha visto arrivare quinto a 553 millesimi, Rossi è sprofondato domenica, chiudendo 19° a 1”3: a quel punto, il Dottore era molto scettico riguardo all’efficienza di questa Yamaha, e ha sconfessato le parole di Vinales dicendo che c’era ancora molto da lavorare e questa moto non gli sembrava pronta per vincere. Nella giornata di ieri, però, nuovo ribaltone: Rossi ha chiuso quarto a 443 millesimi e ha avuto parole differenti per queste tre giorni di prove. Ecco le dichiarazioni del Dottore, che commenta dei test che hanno visto Yamaha chiudere con quattro piloti nei primi sei e da miglior costruttore: ”Oggi è stata la giornata migliore, abbiamo lavorato bene e nell’ultima ora e mezza sono stato ampiamente competitivo. Ho avuto un passo buono con le gomme da gara e il time attack è andato bene. I test sono positivi, ma dobbiamo ancora lavorare, perchè come passo gara siamo un pelo indietro rispetto ai migliori. Siamo veloci con gomma nuova, ma sul passo-gara dobbiamo accorciare su Marquez, Dovizioso e Rins: Maverick sta andando molto forte, e questo è positivo. Problemi con la velocità di punta? Li abbiamo dal 2004 (ride), ormai ci siamo adattati”. 

RINS IN TESTA NEL DAY 2: ECCO PERCHÈ SUZUKI SPAVENTA LE BIG

Suzuki era stata la grande sorpresa della seconda parte del 2018. Da metà campionato in poi, Alex Rins era arrivato a lottare costantemente per vittorie e podi, e la moto di Hamamatsu era sembrata davvero competitiva: d’altronde, Suzuki aveva puntato tutto sulla MotoGP, abbandonando ogni altra categoria motoristica da costruttore ufficiale, e costruito una squadra di prim’ordine capeggiata da Davide Brivio. Il team nipponico era chiamato a confermarsi nel 2019 con lo stesso Rins e col rookie Mir, e sembra sulla buona strada: il pilota che si è comportato meglio è proprio Alex Rins, che ha mostrato un grande passo gara ed è stato efficace anche nell’attacco al tempo. Nel primo giorno ha preso le misure, chiudendo secondo a un decimo da Vinales, nella giornata seguente è stato davanti a tutti col crono di 1.54.593 e un vantaggio di 57 millesimi su Maverick. Insomma, Rins è stato uno dei protagonisti assoluti di questa tre giorni di test, e si è sbilanciato con forza, dopo aver visto e analizzato il proprio ritmo-gara: ”Se si gareggiasse domani, vinceremmo sicuramente”. Sarà così anche il 10 marzo? Intanto Suzuki sorride, guardando anche alle ripetute top-10 di Joan Mir.

DOVIZIOSO E PETRUCCI COSTANTI, MARQUEZ ”IN CONTROLLO”: HONDA E DUCATI SI SONO CONTENUTE?

Honda e Ducati avevano sostanzialmente dominato i test di Sepang, con le Rosse di Borgo Panigale che avevano fatto realizzare tempi eccezionali con Petrucci e Dovizioso. Non è successo stavolta, anche se Ducati non ha sostanzialmente mai abbandonato le posizioni di vertice. Petrucci ha chiuso 4° nelle prime due giornate e nono nella terza, Dovizioso ha inaugurato il tutto con un terzo posto, per poi chiudere ottavo e 15° (a 1”): non c’è da preoccuparsi però, o pensare a clamorose controprestazioni della Ducati, visto che lo stesso Dovi ha svelato che la casa italiana ha deciso di non cercare il tempo e limitarsi a testare nuove componenti e il proprio passo-gara. Un passo-gara che è decisamente interessante per entrambi i piloti (e per Bagnaia, costantemente in top-10 e sempre intorno al secondo di ritardo), con un Petrucci cresciuto ulteriormente rispetto alla scorsa stagione e galvanizzato dall’opportunità di correre per un team ufficiale tutto italiano. Ducati è sempre una delle case-leader, e vedremo nelle prime gare se il nuovo progetto dell’ing. Dall’Igna darà i frutti sperati. Frutti che invece sembrano già maturi per Honda, che dopo una buona sessione di test a Sepang si è confermata: Marc Marquez ha avuto parole al miele per la nuova moto, e finalmente, dopo l’operazione, ”si è divertito a guidare”. I risultati si sono visti: dopo un primo giorno ”di adattamento”, MM93 ha chiuso 5° e 3°, mantenendo un distacco sui quattro decimi e calando progressivamente il tempo. Il suo passo-gara è tra i migliori, Honda c’è e lo dimostrano anche le prestazioni di Jorge Lorenzo.

QUASI TRE SECONDI DI MIGLIORAMENTO IN TRE GIORNI: LORENZO C’È

Jorge Lorenzo aveva saltato i primi test della MotoGP per la frattura dello scafoide riportata in allenamento, e dunque sostanzialmente era a digiuno di chilometri con la nuova Honda. Ecco perchè il maiorchino se l’è presa comoda, studiando la sua nuova moto e migliorandosi in modo lento e costante. Nella prima giornata, Lorenzo ha chiuso 21° con un 1.57.0, a due secondi da Vinales, poi ha accorciato piazzandosi 18° a 1”2 e appena davanti a Rossi nel day 2: il terzo giorno è stato quello della verità, con un buonissimo passo gara e un time attack convincente che l’hanno portato a chiudere quinto col crono di 1.54.653, a quattro decimi da Vinales. In sostanza, Jorge Lorenzo si è migliorato di 2”5 in tre giorni, mostrando tutta la sua crescita e preparandosi ad essere al 100% per la gara inaugurale proprio a Losail. E pazienza per quella scivolata, per fortuna senza conseguenze.

APRILIA ALTALENANTE, KTM FANALINO DI CODA: IL BILANCIO DELL’ALTRA MOTOGP

C’è anche un’altra MotoGP, quella di Aprilia e KTM. Aprilia è tornata ai colori antichi, e a quel nero che campeggiava sulle moto iridate in 250cc (Poggiali ecc): non è stata una tre gironi facile per Andrea Iannone, che è sempre rimasto intorno alla top-15, chiudendo 13° nella prima giornata e 16° in quelle seguenti. Il marchigiano deve ancora crescere e trovare il giusto feeling con una moto che è diversa rispetto a quelle che aveva guidato, ed è stato battuto quasi sempre da Aleix Espargaro: lo spagnolo, ottimo collaudatore, ha chiuso 12° a 1”2 nel primo giorno, per poi risalire fino al sesto posto a sei decimi nella seconda giornata di prove. Ieri è inspiegabilmente calato, chiudendo 19° con 1”6 di ritardo, ma la sua Aprilia sembra in grado di lottare quantomeno per la top-10. Top-10 che è un assoluto miraggio per almeno tre KTM su quattro. La casa austriaca continua a essere il fanalino di coda di questa MotoGP: i cambiamenti apportati per provare a crescere e/o inseguire il sogno di una top-5 stabile come accade nelle altre categorie dove correre il colosso sponsorizzato da Red Bull sembrano aver anche peggiorato la moto dell’anno scorso. Johann Zarco non sembra averci capito molto di questa moto, e giorno dopo giorno ha fatto il ”gambero”: 16° nel day 1, 17° nel day 2, 22° e penultimo ieri con un distacco di 2”. Costantemente ultimo il malese Syahrin con la moto griffata Tech 3, mentre ieri Oliveira è risalito fino alla 18a posizione: l’unica gioia per KTM è Pol Espargaro, il pilota su cui probabilmente la moto è stata costruita, che è rimasto costantemente nella top-10 e ieri ha fatto registrare un ottimo tempo, chiudendo 7° a mezzo secondo. Sarà lui l’alfiere di una KTM che dovrà lottare molto per far risultato, e sembra tutt’altro che pronta ad accogliere grandi piloti in futuro.

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