Robert Kubica

Probabilmente Robert Kubica si immaginava un rientro in F1 decisamente diverso, magari da protagonista o almeno da pilota in lotta per i punti: il polacco è tornato nel circus con un anno di ritardo, dopo aver perso il duello contro i milioni di Sirotkin a fine 2017, e l’ha fatto in una Williams a dir poco disastrosa. La scuderia di Grove ha iniziato a progettare e costruire la nuova monoposto con ampio ritardo, a inizio 2019, e con un budget che è apparso decisamente ridotto: lo stesso Kubica ha dovuto portare uno sponsor per garantirsi il contratto, mentre George Russell (campione GP2) ha alle sue spalle la longa manus di Mercedes, che ha fornito le power unit a prezzo di saldo.

Per i ritardi nella gestazione della Williams 2019, i britannici hanno saltato due giorni e mezzo di test, provando di fatto solo le gomme più dure e ottenendo tempi altissimi: 4-5” di ritardo dalle migliori vetture, come minimo. E, come se non bastasse, la scuderia di Grove (che ha licenziato Paddy Lowe) è arrivata a Melbourne senza pezzi di ricambio. L’hanno svelato gli stessi piloti, che avevano a disposizione solo un’ala anteriore e un fondo a testa, e nient’altro: in caso di rotture di significativi incidenti nelle libere/qualifiche, Williams non avrebbe gareggiato. Insomma, auto inadeguata, pezzi mancanti e prestazioni che ovviamente ne risentono: Kubica aveva svelato che il team aveva chiesto a lui e Russell ”di non saltare sui cordoli in qualifica, per evitare danni al fondo”, e la gara di ieri ha perfettamente rispecchiato l’andazzo del team britannico.

Robert Kubica (unico a partire con gomme hard) ha iniziato il suo GP venendo coinvolto in un contatto al via e danneggiando la sua ala anteriore, dovendosi così fermare al 1° giro insieme a Ricciardo: a quel punto, il polacco era già ultimo a 55” circa, e in otto giri si è ritrovato doppiato. Ha provato a salvare il salvabile, ma chiuso 17° e ultimo a tre giri e a un giro dal compagno George Russell: senza i guai al via, le due Williams sarebbero arrivate in una triste parata, visto che la storia di un team glorioso viene calpestata dalle sue (non) prestazioni attuali.  Lo stesso Kubica ha raccontato il suo calvario a motorsport.com: ”Ho avuto un po’ di panico quando mi sono schierato in griglia, perchè non vedevo minimamente le luci del semaforo. L’ala posteriore di Sainz le nascondeva, e vedevo solo la prima parte, non il resto: mi sono mosso a sinistra e ho vissuto momenti di panico. Sono partito bene, ma avendo le gomme hard hanno slittato: ho deciso di affrontare la curva 1 con cautela, andando oltre il cordolo, ma ho visto Gasly muoversi e centrare Sainz”.

Gasly mi ha danneggiato l’ala anteriore – prosegue Kubica -, e mi sono accorto dopo qualche centinaio di metri di averla persa completamente: pensavo di averne persa solo metà! Aver perso l’ala ha causato danni alle gare di altre vetture, e siamo costretti a fare subito un pit stop. La monoposto non rendeva alla grande, e al terzo giro ho perso uno specchietto. Questo mi ha reso difficili i giri seguenti, perchè faticavo a vedere le bandiere blu quando venivano esposte: è stato un calvario. Mi hanno anche detto che il passo non era male, considerando com’era messa la macchina. Mi sono messo a ridere quando l’ho sentito, perchè mentre guidavo la monoposto sembrava davvero orribile”. Insomma, Robert Kubica ha vissuto un incubo: riuscirà Williams a migliorare la vettura per il Bahrain e diventare una monoposto accettabile? Considerando che è indietro di due mesi rispetto a tutti, ci sembra difficile, ma speriamo che possa accadere per Kubica, che non si merita un rientro simile in F1…

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