Dakar 2019

La Dakar 2019, partita col massimo scetticismo degli opinionisti esterni per la decisione di correre solo in Perù, ha in realtà ampiamente superato l’esame, rivelandosi una delle più avvincenti e ricche di colpi di scena, soprattutto nelle moto. La continuità della Dakar in Sudamerica, però, non sembra più così scontata: l’anno scorso ASO, organizzatore della Dakar, si ritrovò a fare i salti mortali per organizzare la corsa nel continente del futbol.

Inizialmente dovevano partecipare, insieme al Perù, anche Bolivia, Argentina ed una tra Cile ed Ecuador, salvo poi ritirarsi per problemi economici e/o politici: così, il Perù si ritrovò da solo a dover organizzare la corsa, riuscendo comunque a fornire un’edizione spettacolare ed emozionante. Le difficoltà, però, potrebbero ripetersi quest’anno, e dunque gli organizzatori della Dakar starebbero pensando a un piano-B che andrebbe a portare il rally-raid più famoso e apprezzato del mondo nel suo terzo continente: dopo l’Africa, abbandonata nel 2008 per la minaccia di attentati terroristici, e il Sudamerica, abbracciato nel 2009 e teatro di undici edizioni, la Dakar potrebbe sbarcare in Asia.

Stando alle indiscrezioni raccolte dai colleghi di Motorsport.com, la nazione prescelta sarebbe l’Arabia Saudita, paese che ha dalla sua disponibilità economiche enormi e un altrettanto sconfinata quantità di deserti: gli scenari per correre nel paese arabo non mancano, visto che il suo territorio contiene 3.5mln di km quadrati di deserto e la catena montuosa dell’Aisir, che presenta bellissimi paesaggi e delle temperature che salgono dai -2 gradi notturni al +30 diurno, rappresentando una bella sfida per i piloti. Stando a quanto si legge la Dakar finirebbe in Arabia Saudita con un contratto quinquennale, che partirebbe ovviamente dal 2020: al momento ASO si è trincerata dietro un ”no comment”, e nei prossimi giorni noi stessi indagheremo su questa ipotesi, che comunque trova conferme anche da uno dei piloti più noti del rally-raid.

Nasser Al-Attiyah ha infatti parlato apertamente di una Dakar in Medio Oriente: ”Saremmo felici di ospitare una Dakar nel nostro continente. Tra l’Arabia Saudita e il mio paese, il Qatar, ci sono appena 30 minuti di viaggio. Amiamo il Sudamerica, il suo popolo e i meravigliosi paesaggi, ma dobbiamo anche rispettare le decisioni degli organizzatori. Si ripeterebbe la situazione vissuta quando ci siamo spostati dall’Africa al Sudamerica: non eravamo felici, ma ci siamo adattati in fretta, e qui succederà lo stesso, visto che si tratta di una vetrina molto importante. Ho corso due edizioni del Cross Country Hail Rally in Arabia Saudita, è un posto magnifico e con gente ospitale. La Dakar si sentirà a suo agio. Al momento, a quanto so, si lavora a una Dakar al 100% in Arabia Saudita, ma penso che si possa provare anche ad estendere il tutto ai paesi confinanti: Egitto, Giordania e Oman”.

Se e quando la decisione verrà ufficializzata, ovviamente si scateneranno le polemiche riguardo alla gestione dei diritti umani nel paese: solo nel 2018 è stata aperta una procedura per richiedere il visto d’ingresso turistico nel paese, e solo nel 2018 le donne hanno potuto prendere la patente. L’Arabia Saudita ha superato l’esame sul trattamento delle donne con la Formula E, e ora sarebbe chiamata a un altro esame, vista l’elevata presenza di concorrenti al femminile nella Dakar: vedremo il paese se ospiterà davvero la Dakar 2020, e come si comporterà…

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