6h Spa 2019

A Spa si corre la seconda 6h della Super-Season del WEC, che per portare alla rapida transizione verso il nuovo sistema basato non più sull’anno solare, ma sulla stagione ”divisa” su due anni come capita in Formula E, vedrà disputare appunto due 6h di Spa e due 24h di Le Mans. Sullo storico tracciato di Spa-Francorchamps, la neve ruba la scena alle auto in pista: fa freddissimo in Belgio, con temperature anche sotto lo zero e la neve che fa capolino in più occasioni. Nevica nella mattinata, con le suggestive immagini del tracciato imbiancato ai lati della carreggiata, e nevica dopo mezz’ora dal via: la direzione-gara fa entrare la Safety Car, che resta in pista per 40′ circa, finchè la bufera di neve non si placa e la pista non inizia rapidamente ad asciugarsi. Un incidente che coinvolge la ByKolles di Tom Dillmann riporta la SC sul tracciato per 15′ circa, e proprio quando la pista sta per diventare completamente asciutta a due ore dal termine… riecco la neve: si parte con uno scroscio di pioggia violento, e si arriva a una copiosa nevicata che azzera la visibilità e riporta in pista la Safety Car per 40-45′ circa. Nuova ripartenza e nuova SC, per un continuo andirivieni che porta alla bandiera rossa sventolata a 12′ dal termine per questioni di sicurezza. Risultati congelati dunque (e anche i piloti, vista la temperatura intorno ai 2°), e vittoria che va alla Toyota #8 guidata da Fernando Alonso. Andiamo a ripercorrere la gara classe per classe.

LMP1: ALONSO, NAKAJIMA E BUEMI DOMINANO SOTTO LA NEVE

La protagonista iniziale della 6h di Spa è stata la Toyota #7 guidata da Conway, Kobayashi e Lopez: la vettura ”sorella” di quella che poi ha vinto la gara infatti era scattata decisamente meglio, forte anche della pole position, e per colpa di un doppio pit-stop della #8 nelle concitate fasi iniziali di una corsa scandita dalla neve e dalle Safety Car (4, più due full-course yellow) aveva guadagnato 56” di vantaggio sui rivali interni e più di un giro su tutte le altre monoposto. Conway e soci sembravano in totale controllo, nonostante i tentativi di rimonta di Fernando Alonso, autore anche di un testacoda a Pouhon, ma poi è subentrato un problema elettrico alla monoposto: un sensore di frenata è andato in tilt verso metà gara, costringendo la #7 a restare ferma ai box per 11′, perdendo quattro giri dai rivali e vanificando ogni chance di fare risultato. La monoposto guidata da Conway è così rientrata al 24° posto, completando poi una rimonta sontuosa e arrivando fino alla 6a piazza e alla zona-punti grazie al grande lavoro di Pechito Lopez. Davanti intanto, la #8 di Alonso-Buemi-Nakajima guidava senza patemi d’animo, con un vantaggio sceso da 2 a 1 giro nel finale, e dunque la vera lotta avveniva per il secondo posto: SMP Racing, che schierava per la prima volta Stoffel Vandoorne (ottimo in avvio, ha anche tenuto la testa della gara per un paio di minuti) al fianco di Aleshin e Petrov, aveva reagito velocemente all’ultima ”bufera di neve”, e aveva conquistato la seconda posizione, salvo poi perderla dalla più veloce Rebellion Racing. Seconda dunque la Rebellion #3 di Menezes, Laurent e Berthon, davanti appunto alla SMP Racing #11 capitanata da Vandoorne, che non ha potuto tentare l’assalto per colpa della bandiera rossa: SMP Racing arriva anche quarta con l’equipaggio di Sirotkin, Sarrazin e Orudzhev, precedendo la Rebellion Racing #1 di Senna, Lotterer e Jani. Abbiamo già citato ByKolles, ultima a 38 giri dopo l’incidente capitato a Tom Dillmann che era stato travolto dalla Jackie Chan DC Racing (LMP2) di Jordan King, poi penalizzato con 2′ di Stop&Go. Nella classifica mondiale, la Toyota #8 dovrà difendere 31 punti di vantaggio sulla #7 a Le Mans: Fernando Alonso, che lascerà il WEC a fine stagione, ha di fatto il titolo in pugno, visto che il primo posto assegna 38pti.

LMP2: VINCE DRAGONSPEED CON MALDONADO

Gara estremamente combattuta nelle LMP2, dove G-Drive aveva ottenuto la pole position con Jean-Eric Vergne, ma si è poi dovuta accontentare solamente del podio. Inizialmente l’assoluta protagonista della categoria era stata la Signatech Alpine di Nicolas Lapierre (#36), che si era ritrovata nelle zone nobili della classifica e a ridosso delle più veloci LMP1 con un’ottima strategia di gara: il tempo ha però visto uscire alla distanza la vettura #38 di DC Jackie Chan Racing e la già citata G-Drive, ma soprattutto la monoposto #31, ovvero DragonSpeed. Decisivo Pastor Maldonado, che ha azzerato il vantaggio di chi gli stava davanti e ha saputo mettere in mostra tutta la sua velocità senza commettere il minimo errore: il venezuelano ha superato prima la Signatech Alpine e poi la #38, andando al comando e guadagnando una decina di secondi sui rivali. L’ultima SC ha azzerato il margine, ma il buon Pastor è riuscito a difendersi e portare a casa la vittoria: successo per la DragonSpeed #31 di Maldonado, Davidson e Gonzalez, precedendo una rimontante G-Drive (Vergne, Rusinov, van Uitert) e la Signatech Alpine di Lapierre, Negrao e Thiriet: solo quarta la DC Jackie Chan Racing #38.

GTE PRO: ASTON MARTIN BATTE FERRARI

Grande gara nelle GT, dove come di consueto regna l’equilibrio e possiamo assistere a continui colpi di scena con tanti costruttori coinvolti. L’unica costante, dopo l’iniziale leadership delle Porsche, è stata Aston Martin: Alex Lynn e Maxime Martin, idolo di casa, hanno disputato una gara intelligente, nella quale hanno vinto il duello strategico con le altre case. Tante strategie differenti in gioco, infatti, hanno dato vita a un bellissimo spettacolo nella classe che è il ”sale” del WEC, senza dubbio la più emozionante: Martin è stato bravo a scavare il solco sul bagnato con l’Aston Martin Vantage GTE, e a difendersi nel finale dagli assalti della Ferrari AF Corse guidata da James Calado, entrato in scena dopo il cambio-pilota col nostro Alessandro Pier Guidi. Ferrari ha approfittato della strategia suicida di BMW, che ha effettuato il doppio pit-stop delle sue vetture proprio nelle fasi finali e ha perso il podio, e ha conquistato un ottimo secondo posto. Terza la Porsche #91 di Bruni e Lietz, che però doveva ancora scontare il drive through inflitto per aver causato il testacoda di Fisichella sulla Ferrari Spirit of Race: subentrerà sul podio l’altra Porsche di Estre e Christensen, che aveva preceduto la prima BMW (Farfus-Antonio Felix da Costa), la Ford di Priaulx-Tincknell e la seconda Ferrari di Rigon-Bird. Tutte le vetture hanno chiuso nello stesso giro, nella classe più equilibrata del lotto.

In GTE Am, un incidente a metà gara ha spinto indietro i leader del campionato, la #56 del Team Project 1 guidata da Egidio Perfetti, Patrick Lindsey e Jorg Bergmeister: ne hanno approfittato i ragazzi del team Dempsey Proton Racing, che hanno conquistato il successo. Vittoria dunque per la #77 guidata da Christian Ried, Matt Campbell e Riccardo Pera, classe ’99 che si sta confermando ad altissimo livello dopo aver fatto vedere grandi cose nelle European Le Mans Series: seconda l’Aston Martin #90. Nessun titolo è già assegnato, dunque tutto si deciderà nella 24 ore di Le Mans conclusiva del 15-16 giugno.

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