”Questo matrimonio non s’ha da fare, nè domani nè mai”. Stavolta i Bravi (che poi, erano cattivi) non c’entrano, ma la frase che ha frenato la fusione che avrebbe cambiato per sempre il mondo delle automobili non dev’essere stata tanto diversa da quella storica che è contenuta nei ”Promessi Sposi”. Qualche giorno fa avevamo dato per certa la fusione tra FCA e Renault, che avrebbe dato vita al terzo colosso automobilistico mondiale: tutto era nato da una proposta del gruppo Fiat Chrysler, accettata dagli omologhi francesi, tutto però è stato ”cestinato” nella notte italiana.

Nella notte, infatti, il CdA di FCA ha ritirato la proposta di fusione al 50% tra i due colossi, con un laconico comunicato: ”Attualmente in Francia non esistono le condizioni politiche per consentire un’evoluzione positiva della proposta”. Tutto nasce dall’infuocato Consiglio d’Amministrazione di Renault, che aveva rimandato tutto a data da destinarsi perchè il Governo francese aveva esposto serie riserve sulla fusione col gruppo italo-statunitense. Lo Stato francese è infatti azionista al 15% del gruppo Renault, e il ministro dell’Economia aveva esposto tutte le sue riserve riguardo alla ”denazionalizzazione” del gruppo automobilistico e alle fusione al 50% con FCA: il CdA di ieri sera ha fatto il resto, facendo arrivare al duro scontro, con lo Stato e i suoi rappresentanti che hanno votato contro la fusione insieme ai sindacati. Nissan, che aveva a sua volta espresso perplessità, si è invece astenuta.

A quel punto Renault ha notificato il rinvio della decisione a FCA, che ha deciso di non proseguire oltre e ritirare la sua proposta. Il piano per la fusione FCA-Renault era ben avviato: le parti avevano concordato un CdA con quattro rappresentanti per parte, John Elkann presidente e l’ad di Renault come amministratore delegato/CEO, nonchè la sede operativa a Parigi e un’ampia diffusione sul territorio francese, italiano e statunitense che avrebbe soddisfatto tutte le parti in causa. Tutto però è saltato per i dubbi del Governo francese, dunque non ci saranno neanche le ripercussioni sulla F1 di cui vi avevamo parlato qualche giorno fa. 

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