24h Le Mans

La Formula 1 è ferma, ma il mondo degli appassionati delle quattro ruote è ugualmente in fibrillazione, e il motivo è presto detto: domani, alle ore 15, scatta l’appuntamento più atteso dai veri ”malati” di motorsport. La 24 ore di Le Mans terrà incollati allo schermo i tifosi e non durante le varie fasi della giornata: dal soleggiato pomeriggio al crepuscolo, dalla notte all’alba, perchè se non vedi almeno una decina d’ore di gara non ti senti davvero a posto con te stesso, e rischi di perderne il senso complessivo. Quella di domani sarà l’87a edizione della 24h di Le Mans, che si corre come sempre sul circuito de la Sarthe, un’istituzione coi suoi 13,626km, che erano già presenti agli esordi della storica gara nel 1923. Prima di parlare della gara di domani e domenica, godetevi qualche aneddoto.

24H DI LE MANS: ANEDDOTI, TRAGEDIE SPORTIVE E UN INCIDENTE INDIMENTICABILE

La 24h di Le Mans nacque nel 1923 come sfida estrema, e inizialmente ebbe come padrona la Bentley, che vinse cinque volte tra il 1924 e il 1930: negli anni Trenta emerse Alfa Romeo con Tazio Nuvolari (vincitore 1933) e Luigi Chinetti, l’edizione 1936 saltò per uno sciopero degli operai e poi la corsa venne sospesa per svariati anni per la guerra che coinvolse l’Occidente. Uno dei turning point della 24h di Le Mans è datato 1955, quando accadde un incidente che viene ricordato tuttora per la sua atrocità e per il suo impatto. Di incidenti, errori e tragedie a Le Mans ce ne sono state parecchie, ma quello del 1955 non è come gli altri: la Mercedes-Benz 300 SLR di Pierre Levegh finì tra la folla assiepata sugli spalti dopo un contatto con la vettura di Lance Macklin, e fu una catastrofe. Morirono Levegh e 83 spettatori, con oltre 120 feriti: per quell’episodio Mercedes si ritirò dalle corse fino al rientro datato 1987, e la Svizzera da allora ha vietato le corse automobilistiche, un divieto che esiste tuttora ed è stato parzialmente ”mutato” solo per un evento particolare come la Formula E (che, tra l’altro, ha sponsor elvetico: ABB). Quell’incidente ha cambiato la 24h di Le Mans, facendo aumentare la sicurezza della corsa, che ha pian piano eliminato alcune delle sue caratteristiche iconiche. La principale sparì nel 1969, e caratterizzava la partenza, che veniva effettuata ”di corsa”. I piloti parcheggiavano la vettura da una parte della pista e si piazzavano dall’altra: alle 15 esatte, dopo la versione locale del classico ”Gentlemen, start your engines”, correvano dall’altra parte del tracciato, accendevano le loro vetture e partivano.

La pratica venne eliminata per questioni di sicurezza, perchè i piloti per guadagnare tempo non si allacciavano le cinture, rendendo così molto pericolosa la gara. E ad eliminarla contribuì il gesto di Jacky Ickx, che ha vinto in F1 (ma non il Mondiale: 2° nel 1970 dietro il compianto Jochen Rindt, unico campione postumo), a Le Mans dove fino agli anni Novanta era recordman di vittorie (6 successi) e ha partecipato alla Dakar: protestò platealmente contro questa pratica avvicinandosi lentamente all’auto, per poi entrare nella vettura, allacciarsi le cinture. Partì ad handicap dopo che tutte le altre vetture erano sfilate, vinse e dall’anno dopo addio partenza in corsa: anche perchè il 1° giro dimostrò che aveva ragione, dato che John Woolfe morì in un contatto con Chris Amon proprio perchè venne sbalzato fuori non avendo le cinture allacciate, mentre il neozelandese ne uscì indenne per aver rispettato le procedure di sicurezza. Il 1970, oltre a questa novità, vide anche l’introduzione del terzo pilota e della 24h come la conosciamo, mentre gli anni Ottanta sancirono l’inizio dell’era-Porsche (che ha il record, 19 successi). E a far nascere l’egemonia-Porsche ha contribuito quello che è diventato Mr. Endurance: Tom Kristensen, che attualmente ha 50 anni e si diverte nella Race of Champions, ha conquistato nove successi a Le Mans, l’ultimo nel 2013, e vanta il record assoluto per un singolo pilota. Ha portato al successo Porsche da ”giovane” e Audi, che di fatto è diventata grande con lui. Curiosamente, Porsche ha ricominciato a vincere proprio quando lui ha iniziato a perdere colpi e si è poi ritirato, e vanta il successo più assurdo della storia: anno 2016, la Toyota TS Hybrid di Nakajima è saldamente in testa, quando all’ultimo giro il motore si ammutolisce e il sogno finisce. Porsche ne approfitta per vincere con Dumas, Lieb e Jani: Porsche ha vinto anche nel 2017 (nella 24h scandita dalla lunga leadership della LMP2 di Jackie Chan Racing), poi si è ritirata ed iniziata l’era di Toyota, che ha conquistato il primo successo nel 2018 (Alonso-Buemi-Nakajima) dopo tanti fallimenti. Ed è ovviamente favorita nel 2019.

24H DI LE MANS: PORSCHE, DOPPIETTA NELLE QUALIFICHE. ALONSO FARÀ DOPPIETTA?

L’edizione numero 87 della 24h di Le Mans, che chiuderà la prima Super-Season del WEC (vissuta con due 6h di Spa e due 24h come transizione verso il 2019-20: inizio a Silverstone, fine a Le Mans), ha un favorito d’obbligo: Toyota, che sembra destinata a dominare la corsa, a meno di episodi impronosticabili. Nel 2018 Toyota vinse, con Buemi/Nakajima/Alonso davanti a Conway/Lopez/Kobayashi, e ora vuole ripetersi. Nelle qualifiche ha avuto più di un problema, visto che la #7 ha avuto un significativo incidente, con Rob Conway a schiantarsi contro la monoposto di Gonzalez e distruggere gran parte della vettura: Toyota ha sostituito il cofano-motore e tutto è andato per il meglio. Pole alla #7 col giro-veloce di Kobayashi in 3’15”497, mentre Alonso e soci hanno chiuso secondi a 411 millesimi e restano favoriti per la vittoria finale: terza la SMP Racing di Sirotkin, Sarrazin e Orudzhev a sei decimi, davanti alla prima Rebellion (Laurent/Berthon/Menezes) e alla seconda SMP (Petrov/Aleshin/Vandoorne), con la seconda Rebellion (Jani/Lotterer/Senna) sesta a oltre 1”. Toyota è destinata alla doppietta, nella gara che assegnerà il titolo: la #8 di Alonso/Nakajima/Buemi guida con 160pti, +31 sulla #7 di Conway/Lopez/Kobayashi, e ha il titolo in tasca, dato che la gara assegna 37.5 punti.

In LMP2, è cambiata la pole, che inizialmente era andata all’Oreca del team Graff Racing con Gommendy/Capillaire/Hirschi: il giro è stato poi tolto per aver oltrepassato i limiti del tracciato, e così ne ha beneficiato TDS Racing con Loic Duval, Matthieu Vaxivière e François Perrodo. Anche qui il titolo è da assegnare: guida la classifica la Signatech Alpine di Lapierre/Thiriet/Negrão con 143 punti, davanti alla DC Jackie Chan Racing di Ho-Pin Tung/Aubry/Richelmi (139) e a Dragonspeed (117), che schiera Maldonado/Gonzalez ed è stato coinvolto nell’incidente con la Toyota. In GTE Pro pole position per l’Aston Martin di Thiim, Sorensen e Turner davanti alla Ford, con Ferrari in grande difficoltà: il titolo qui è cosa di Porsche, con Christensen/Estre in testa a +36 sui colleghi Bruni e Lietz. Chiusura per la GTE Am, che vede in pole la Dempsey Proton di Hoshino/Roda/Cairoli: nella categoria, può vincere il titolo la vettura del team Project 1 (Bergmeister/Perfetti/Lindsey), che guida con 113 punti. E allora, appuntamento alle ore 15 di domani con lo spettacolo della 24 ore di Le Mans!

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