La 24h di Le Mans ha regalato come di consueto emozioni, spettacolo e colpi di scena. Alla fine, nonostante non fosse favorito dai pronostici che vedevano la Toyota #7 molto più veloce nelle libere e nelle prime ore di gara, ha vinto il protagonista più atteso: successo per Fernando Alonso e la Toyota #8, insieme ai compagni di viaggio Buemi e Nakajima. Nando, all’ultima gara nel Mondiale Endurance, chiude in bellezza bissando il successo a Le Mans e conquistando il titolo WEC, che va ad arricchire il suo già vasto palmares. Andiamo a ripercorrere la gara classe per classe.

24H LE MANS, LMP1: SUCCESSO PER TOYOTA E ALONSO- Toyota non aveva mai vinto la 24h di Le Mans prima dell’addio di Porsche e Audi, e va a centrare il secondo successo consecutivo nella nuova era del WEC, dominando la gara coi suoi prototipi. Il successo va alla vettura #8 di Alonso/Buemi/Nakajima, quella che l’aveva meritata meno, visto che il weekend era stato scandito dal dominio della #7 di Conway, Lopez e Kobayashi tra prove libere, qualifiche e prima parte di gara. La #7 era stata assoluta protagonista, guidando fino al buio della notte: Conway/Lopez/Kobayashi avevano gestito la gara, approfittando anche di qualche errore dei compagni di squadra e di un testacoda di Fernando Alonso, ma nella notte si sono trovati dietro per il gioco dei pit stop e le strategie differenti. A quel punto, però, Conway e compagni hanno alzato nettamente il ritmo, andando a staccare l’altra Toyota al sorgere del sole e prendendo un buon margine di 50”: bravo in particolare Pechito, che aveva commesso qualche errore nello stint precedente, e si è riscattato facendo un ritmo forsennato a suon di giri veloci e costruendo quell’ampio vantaggio. La Toyota #7, già certa di essere vicecampione a meno di un ritiro dei compagni, ha però dovuto alzare bandiera bianca a 1h dal termine: una gomma si è afflosciata, costringendo Pechito Lopez al lungo pit-stop e a cedere strada alla #8 guidata da Nakajima. A quel punto Pechito ha riaccorciato sui compagni/rivali a suon di giri veloci e grandissimi tempi, salvo poi venire fermato a 10 minuti dal termine dal team: posizioni congelate e arrivo in parata per Toyota, che ha occupato i primi due posti. Vittoria per Fernando Alonso, Kazuki Nakajima e Sebastien Buemi, che conquistano il successo a Le Mans e il Mondiale davanti a Lopez, Kobayashi e Conway. Terzo posto, a distanza siderale, per la SMP Racing di Aleshin, Petrov e Vandoorne, che hanno avuto la meglio sulle due Rebellion Racing. Quarta la monoposto di Jani, Lotterer e Senna con tre giri di ritardo dal podio, quinta a sei giri dai compagni la vettura di Laurent, Menezes e Berthon, penalizzata di 3′ per un’irregolarità nell’utilizzo delle gomme e poi penalizzata dai problemi tecnici. Dal 6° posto, ecco le LMP2: ritirata invece la seconda vettura SMP Racing di Sarrazin/Sirotkin/Orudzhev, per un brutto incidente dell’ex pilota Williams nella notte, mentre era virtualmente sul podio.

24H LE MANS, LMP2: VITTORIA PER LA SIGNATECH ALPINE– In LMP2, grande duello per la vittoria. Signatech Alpine sembrava essere la favorita iniziale, ma in seguito abbiamo assistito alla grande gara del team G Drive di Jean-Eric Vergne, che ha conquistato la leadership della gara intorno alla 18a ora e non sembrava volerla mollare. Il sogno di JEV è stato però spezzato da un grave problema elettrico alla monoposto, che è stato risolto solo dopo svariati minuti ai box e svariati giri persi. G Drive è così precipitata in classifica, chiudendo anche fuori dalla top-5 della categoria. Vittoria dunque a Signatech Alpine, che con Negrao/Thiriet/Lapierre chiude anche 6a assoluta: secondo posto per l’Oreca del team DC Jackie Chan Racing di Ho Pin Tun, Richelmi e Aubry, con la TDS Racing (Vaxiviere/Perrodo/Duval) terza: United Autosport è quarta con Di Resta/Albuquerque/Hanson, quinta e decima assoluta invece Idec Sport con Loup Chatin/Lafargue/Rojas. 13a di categoria la Dallara P217-Gibson degli italiani di Cetilar Racing. Qui il titolo è andato alla Signatech Alpine. Ritirato invece Pastor Maldonado con Dragonspeed: fatale un botto contro il muro di Tertre Rouge nella notte.

24H LE MANS, LE GT: GTE Pro A FERRARI, SORPRESA IN GTE AM– Consueta gara incredibile per le GTE Pro, dove tutto sembrava portare al successo di Aston Martin, e invece abbiamo assistito a una gara spettacolare. Dopo 8 ore, cique auto erano in scia l’una all’altra: non c’erano Aston Martin e BMW, ma Corvette, Ferrari, Porsche e Ford. Le migliori in avvio erano state le Chevrolet, con la #63 guidata da Jan Magnussen, Antonio Garcia che si è trovata a lottare per il successo con la Ferrari #51 spinta da un grande Calado, ben supportara da Serra e Pier Guidi. Problemi per Porsche: la #92 di Estre/Christensen/Vanthoour ha riportato un guasto allo scarico nella notte e proprio mentre stava rialzando il ritmo per provare a scappare, la #91 (Lietz/Bruni/Makowiecki) e la #93 (Tandy/Bamber/Pilet) sono state invece falcidiate da una serie di penalità evitabili per velocità eccessiva nei box e/o in regime di full-course yellow. La gara è stata tutta tra Corvette e Ferrari, e si è decisa nella mattinata, quando la Safety Car è entrata in azione due volte per altrettanti lunghi e Chevrolet ha commesso un errore imperdonabile, facendo fermare Magnussen quand’era primo e facendogli perdere tantissimo tempo: in pitlane c’era il semaforo rosso, e così il danese (padre di Kevin) è rientrato in pista con mezza pista di ritardo. Jan Magnussen ha forzato per recuperare, ma si è girato alla curva ”Porsche” e ha perso tantissimo tempo. Ferrari ha potuto così amministrare e festeggiare il successo di Calado/Serra/Pier Guidi, che hanno preceduto sul podio le Porsche #91 e #93. Dal 4° al 7° posto le Ford, disastro invece per BMW e Aston Martin. Il titolo mondiale è andato alla Porsche di Christensen/Estre, ritirata invece l’Aston Marin #95 di Thiim/Sorensen/Turner per un muro alla ”Indianapolis”, mentre un problema al motore ha messo ko l’altra Ferrari di Sam Bird, Davide Rigon e Miguel Molina, che aveva un gran ritmo.

In GTE Am, prova consistente e vittoria a sorpresa per la Ford #85 di Keating Motorsport, guidata da Keating/Fraga/Bleekemolen, autori anche di qualche errore, con uno Stop&Go subito per un pattinamento delle gomme al pitstop. Secondo posto per la Porsche 911 RSR del team Project 1: Perfetti, Lindsey e Bergmesiter festeggiano però il titolo mondiale di categoria. Terzo posto per Ferrari, con JMW Motorsport e la vettura guidata da Segal/Baptista/Wei Lu. Disastrosa la prova della Ferrari Spirit of Race, che prima ha fatto un lunghissimo fuoripista distruggendo la propria gara, e poi è andata a eccedere i turni-guida di Castellacci e Fisichella, subendo una penalizzazione di 4 giri e 3’08” aggiunti al tempo, che la traghettano all’ultimo posto assoluto della gara. Gara da dimenticare anche per la Dempsey Proton Racing: sulla Porsche #88 di Cairoli e Roda si è scelto di schierare il 58enne nipponico Hoshino, un deb che ha commesso errori a non finire, con continui testacoda e un incidente contro la Chevrolet Corvette di Fassler che ha concluso la gara di entrambe le vetture. Un weekend da dimenticare per Patrick Dempsey, che ha perso una vettura (la #99) venerdì per un incidente ed è arrivato solo sesto con la #77 di Ried/Andlauer/Campbell.

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