Dakar 2020

TORTONA, dal nostro inviato Marco Corradi

Quest’oggi a Tortona, presso la suggestiva cornice del Teatro Civico e alla presenza dei piloti, degli addetti ai lavori e dei giornalisti si è tenuto il Dakar Tour Workshop. Un evento nel corso del quale è stata presentata l’edizione 2020 del Rally Dakar (5-17 gennaio), che verrà disputata per la prima volta in Arabia Saudita, 30° paese che viene toccato dallo storico rally-raid. All’evento era presente come ospite d’onore Nasser Al-Attiyah, vincitore della Dakar 2019 nelle auto, e tre volte vincitore del rally-raid (2011, 2015, 2019): al suo fianco, Jacopo Cerutti, Maurizio Gerini e i principali piloti italiani che prenderanno parte alla Dakar 2020, insieme ai loro team manager. Un’occasione per avvicinare un grande campione alla realtà italiana, ma anche e soprattutto per spiegare i nuovi regolamenti tecnici del rally-raid, le offerte riservate ai concorrenti per la prossima edizione e per fornire alcune informazioni pratiche riguardo all’Arabia Saudita, oltre a chiarire gli ultimi dubbi.

Tra le altre cose, sono stati spiegati ai piloti i principali cambiamenti riguardanti la nuova Dakar: un nuovo roadbook, che in quattro tappe su 12 verrà consegnato ai piloti solo la mattina stessa livellando il campo-partenti, oltre alla creazione delle tappe Super-Marathon e ad altre novità. La Dakar 2020 scatterà il 5 gennaio a Jeddah, con la cerimonia del podio prevista per la giornata precedente: la prima parte del rally-raid dovrebbe essere su un terreno montuoso e roccioso, fino al riposo fissato per l’11 gennaio a Riyadh. Dopo quel giorno, si riparte affrontando il deserto di Rub-Al Khali, ”lo spazio vuoto”, una sconfinata distesa di sabbie e dune dalla vastità sconfinata (650mila km2): la Dakar arriverà infine il 17 gennaio ad Al-Qiddiya, città progetto che nei piani del governo saudita diventerà un’autentico punto di riferimento per eventi sportivi e/o motoristici entro il 2030. Oltre ai primi dettagli sul percorso e alle informazioni-base sulla cultura saudita, l’evento ha avuto anche uno scopo benefico: è stata aperta l’asta per un casco autografato di Carlos Checa, storico pilota della MotoGP e campione del mondo SBK, il cui ricavato andrà ad ABEO Liguria Onlus.

Charles Cuypers, responsabile del servizio corridori della Dakar, ha commentato così la nascita della Dakar 2020: ”L’Arabia Saudita ha voluto fortemente la Dakar, sono stati loro a invitarci perché vogliono aprire la loro cultura al mondo e permettere a tutti di scoprirla. Hanno mostrato grande volontà, e le discussioni sono andate avanti finchè non siamo arrivati allo sbarco ufficiale in Arabia. Sarà una Dakar più simile a quella che avevamo visto in Africa: tappe lunghe, con grandi canyon, una parte iniziale montuosa e rocciosa e la seconda parte nel deserto, con tantissime dune simili a quelle tunisine o egiziane. Molto difficili e tecniche. Non avremo il jet-lag che c’era col Sudamerica, e la Dakar 2020 sarà più facile da gestire a tutti i livelli: il viaggio sarà più breve e avremo un mondo più vicino a quello europeo. Tanti concorrenti che hanno fatto la Dakar in Africa vogliono tornare a correre nel 2020”.

Di seguito anche le parole di Nasser Al-Attiyah, disponibilissimo ospite d’onore all’evento odierno, che ha confermato il suo impegno al fianco del Merzouga Rally (offrirà 10mila euro all’equipaggio più giovane del rally-raid marocchino): ”La Dakar in Arabia Saudita rappresenterà una grande opportunità per l’Asia e per il Medio Oriente. Ho corso in Africa, in Sudamerica e ora andremo in Arabia Saudita: è un paese enorme, i paesaggi saranno fantastici e sono sicuri che ci divertiremo in questa nuova generazione della Dakar. Credo che l’Arabia Saudita sarà profondamente diversa dai due terreni affrontati sin qui: è una novità per tutti, una nuova regione da esplorare e scoprire. Spero che arrivi tanto pubblico. Devo ammettere che è difficile descrivere a parole i paesaggi arabi: sono qualcosa di mai visto, spettacolare e mozzafiato. Ringrazierò sempre il Sudamerica, ma benvenuta Arabia Saudita”.

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