La prima stagione di Alvaro Bautista in SBK sembrava essere l’emblema della perfezione. Il pilota spagnolo era stato ”spinto” da Dorna sulla moto di Borgo Panigale, che aveva costruito un mezzo cucito su misura proprio per Alvarito: la Panigale V4 è di fatto una MotoGP stradale, una moto che già nella versione di serie può sfiorare i 300km/h e che dopo essere stata ”trasportata” in Superbike si è rivelata un mezzo mostruoso, almeno nel binomio formato con Alvaro Bautista. Lo spagnolo si è adattato subito alla V4, e ha dominato l’avvio di stagione della Superbike: undici vittorie nelle prime dodici manches, e quattro GP di assoluto dominio.

I guai sono iniziati a Imola, e poi nei weekend seguenti è iniziato un autentico calvario: da un lato la rimonta di Kawasaki, che si è avvicinata ed è tornata a vincere con un Jonathan Rea mai domo nonostante l’ampio divario iniziale, dall’altro un feeling venuto inspiegabilmente a mancare nella seconda metà di stagione. Tra Donington e Laguna Seca, il pilota spagnolo ha collezionato quattro zeri, di cui tre zeri consecutivi sul circuito statunitense, con due cadute e un ritiro dopo un solo giro per dei problemi alla moto: il risultato è stato l’avvicendamento in testa alla SBK, con Jonathan Rea che non è solo tornato in testa al Mondiale, ma ha guadagnato un margine di 81 punti sull’unico reale rivale per il titolo. Si sono fatte molte ipotesi sul calo di Bautista nella seconda parte di stagione, e forse la soluzione è stata trovata proprio durante la lunga sosta che porterà la SBK al rientro in gara, previsto per settembre e dopo oltre due mesi dall’ultimo GP.

I rapporti tra Alvaro Bautista e la Ducati sono tutt’altro che rosei, come dimostra una situazione contrattuale inaccettabile per il pilota e anche per lo stesso team. Nonostante il progetto avviato in tandem a inizio 2019, Ducati aveva messo sotto contratto Bautista per una sola stagione, per di più con un basso compenso di 300mila euro stagionali, la metà dell’ingaggio percepito dal compagno Chaz Davies. Ducati evidentemente non considerava Bautista una prima scelta, nonostante le buone cose fatte vedere negli anni del Motomondiale, e ora si è arrivati a un importante stallo sul contratto: Ducati ha formulato un’offerta di rinnovo allo spagnolo alle stesse cifre, Alvarito chiede di raggiungere e/o superare Davies e diventare di fatto la prima guida anche dal punto di vista contrattuale. La tensione che si è venuta a creare, sommata anche alle aspettative dello spagnolo, che sotto sotto sperava di poter soffiare il posto nella Ducati MotoGP a Petrucci e invece ha assistito al rinnovo del pilota ternano, ha messo grande pressione addosso al dominatore della SBK e probabilmente ha generato tutti quegli errori e tutte quelle cadute.

Alvaro Bautista non è sereno e riflette sul suo futuro, che potrebbe anche essere lontano dalla Panigale V4R: lo spagnolo ha sul tavolo una proposta di rinnovo da Misano e non l’ha ancora firmata per l’insoddisfazione sulle cifre. Difficile un rientro in MotoGP, mentre potrebbe esserci uno stimolante e ricco progetto in SBK ad attendere Alvaro Bautista, che ormai si è guadagnato lo status di top rider della categoria insieme a Jonathan Rea: Honda vuole rifondare per l’ennesima volta il suo progetto tecnico in Superbike (si vocifera di una V4 griffata HRC) e avrebbe contattato proprio Alvaro Bautista e Johann Zarco per creare una squadra d’alto livello nel 2020. Bautista, che è appunto ai ferri corti con Ducati per la questione contrattuale, riflette sul suo futuro: chissà che da qui a Portimao (inizio settembre) non ufficializzi il suo addio alla casa di Borgo Panigale e il salto nel mondo-HRC, con un’autentica scommessa sulla moto 2020 della casa di Iwata. Ducati spera sempre di trattenere Alvarito, ma inizia a lavorare sulle alternative: il nome sondato è quello di Redding, che entrerebbe così a far parte del team ufficiale al fianco di Chaz Davies.

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