Vettel

Sebastian Vettel non sta certamente vivendo una delle sue migliori annate. O meglio, non sta certamente attraversando un buon periodo. Dal disastro di Hockenheim dell’anno scorso, Seb non è più stato lo stesso: nervoso, snervato, sfibrato, a tratti distratto. La presenza di uno Charles Leclerc così veloce e vincente non ha fatto altro che acuire i problemi del tedesco, che non sembra totalmente sicuro delle sue capacità e non si trova a suo agio col nuovo assetto di queste Ferrari: Seb preferisce vetture molto scariche all’anteriore e si ritrova invece a guidare una monoposto scarica al posteriore (vi invito a leggere la perfetta analisi del prode Formula Humor a questo link), che facilita quegli errori che abbiamo visto quest’anno.

Quindi Vettel si trova a fronteggiare una vettura che non gli piace del tutto, insieme ai propri problemi, alla forza di Leclerc e a quelle voci (smentite) sul suo possibile ritiro prima della naturale scadenza del contratto a fine 2020. Una situazione difficile da affrontare per chiunque, che rischia di schiacciare Seb a livello psicologico, ma come nel miglior caso da ”Legge di Murphy” (”Se qualcosa può andare storto, ci andrà”), Sebastian Vettel si trova a fronteggiare anche un rischio non indifferente. Andando a sbattere contro Lance Stroll nell’improvvido rientro in pista dopo il testacoda di Monza, Seb si è guadagnato uno Stop&Go di 10” e una gara rovinata, ma non solo. L’incidente ha comportato anche tre punti di penalità sulla superlicenza di Vettel, che sommati a quelli ”guadagnati” negli ultimi dodici mesi vanno a raggiungere la soglia dei 9 punti complessivi.

Il regolamento della Formula 1 prevede che, al raggiungimento della quota di 12 punti complessivi di sanzione sulla Superlicenza, il pilota venga squalificato per un GP. La squalifica di un pilota, vista quest’anno in F2 col disastroso Ragunathan, non avviene dal lontano 2012 e dall’allontamento delle corse inflitto a Romain Grosjean dopo la carambola di Spa: il francese, allora su Lotus, saltò il GP d’Italia a Monza e poi rientrò nel circus affermando di ”aver ricevuto una grande lezione di vita”. Prima di lui, l’ultimo pilota fermato per una gara era stato Michael Schumacher dopo l’incidente con Damon Hill nel 1994. Ecco perchè l’eventuale squalifica di Sebastian Vettel, quattro volte campione del mondo, risulterebbe davvero clamorosa, ma è un rischio concreto.

Cosa deve fare Sebastian Vettel per evitarla? Evitare guai, collisioni e contatti di ogni tipo nelle prossime tre gare. Perchè proprio per tre gare? Perchè dopo il GP del Giappone ”scadranno” i punti di penalità inflitti a Vettel per l’infrazione commessa ad Austin, l’eccesso di velocità in regime di bandiera rossa del 19 ottobre scorso. Fino ad allora, basteranno un contatto simile a quello con Stroll o una sciocchezza commessa dal tedesco per rischiare lo stop per un GP, che andrebbe a creare un grave danno d’immagine a lui e alla Ferrari, e ad aumentare i problemi del pilota tedesco. Vettel dovrà stare attento ed evitare ogni tipo di problemi in futuro, anche perchè è il recordman di sanzioni sulla Superlicenza: negli ultimi due anni si è visto infliggere 24pti di penalizzazione, più di Verstappen e Grosjean, che sono fermi a quota 21.

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