Rallye Maroc

Un altro rally-raid in Marocco, una nuova sfida per chi correrà e/o è intenzionato a correre la Dakar 2020 in Arabia Saudita: dopo il Merzouga Rally, che con la sua formula innovativa ha ottenuto successo e apprezzamenti, ecco il Rallye du Maroc gestito da David Castera, una corsa che ha generato continui colpi di scena e restituito equilibrio e imprevedibilità ai rally-raid moderni. Il Rallye du Maroc non è una gara “nuova” in sè e per sè, perchè di fatto ha visto la sua nascita negli anni Ottanta: dopo il pionieristico sbarco del mondo dei rally-raid nel paese con la Parigi-Agadir (1982), l’anno seguente nacque infatti il Rally dell’Atlante (Rallye de l’Atlas), diventando un appuntamento fisso per piloti e appassionati: alla fine degli anni Duemila la corsa passava nelle mani di ASO, cambiando nome in Rallye du Maroc sotto l’impulso di Cyril Neveu e Jean-Christophe Pellettier, per poi cambiare nuovamente mano, entrare nel calendario della Coppa del Mondo FIM di cross country (il “Mondiale” dei rally-raid) e passare nel 2018 a David Castera, che ha dato nuova linfa alla corsa. Il Rallye du Maroc 2019 si è dipanato su un percorso di 2.500km totali affrontati nel corso di cinque tappe, e si è concluso ieri con l’arrivo a Fes dopo una corsa imprevedibile. La decisione dell’organizzazione di consegnare i roadbook cinque minuti prima del via delle tappe (auto) o venticinque minuti prima (moto) ha infatti generato tutta una serie di errori di navigazione, ritiri imprevedibili e/o ribaltoni nella classifica, che hanno tra l’altro consegnato la vittoria a due outsider. Andiamo a ripercorrere i risultati del Rallye du Maroc, che come obiettivo si prefigge quello di “recuperare lo spirito della vecchia Dakar”.

RALLYE DU MAROC 2019: ANDREW SHORT VINCE NELLE MOTO– Al via del Rallye du Maroc 2019 ci sono tutti i possibili protagonisti della Dakar 2020. La 1a tappa ha un percorso più simile al consueto: vince Sam Sunderland, con Quintanilla e gli altri favoriti (Walkner, Price, Brabec) nel giro di pochi secondi e la formazione di un nutrito gruppone di favoriti pronti a giocarsi la vittoria finale. C’è dunque da aspettare il giorno seguente per assistere ai primi e interessanti colpi di scena: Sam Sunderland cade e si infortuna (ma vincerà ugualmente il Mondiale, con Luciano Benavides campione jr), dovendosi ritirare dalla corsa. Come se non bastasse, tutti i migliori del giorno precedente cadono in un collettivo errore di navigazione dovuto a uno studio poco attento del roadbook e sembrano dover salutare la vittoria finale: Barreda vince la frazione davanti ad Andrew Short, e la classifica si ribalta perchè i vari Price, Walkner, Quintanilla e Brabec perdono dai dodici ai venti minuti. Rally finito per loro? Manco a parlarne, perchè nella tappa Marathon succede di tutto, col roadbook che viene consegnato solo a 15′ dal via. È nuovamente caos calmo, e un nuovo errore di navigazione scompagina tutto: Joan Barreda va idealmente ko, perdendo oltre venti minuti e spegnendo subito l’entusiasmo della vittoria di tappa del girono precedente, Toby Price vince la tappa davanti a Matthias Walkner e si prende a sorpresa (non è ancora al 100%, dopo le invasive operazioni al polso post-Dakar) la vetta della classifica. Chi di errore di navigazione guadagna, però di errore… perisce: Toby Price e Matthias Walkner stavolta devono aprire la strada agli avversari e sbagliano tutto, perdendo più di un quarto d’ora. Vince la tappa Paulo Gonçalves (ora su Hero) e il nuovo leader è Andrew Short, che era nono a più di nove minuti dal leader. Dopo questa frazione, in cui sei piloti della top-10 hanno perso la bussola, Short guida con 30” su Quintanilla, e i due se la giocano ad armi pari nell’ultima frazione, lunga 210km, visto che entrambi guidano un’Husqvarna. Studio e scia tra lo statunitense e il cileno (reduce da un lungo infortunio) nella tappa vinta da Price, e alla fine il Rallye du Maroc 2019 va ad Andrew Short: lo statunitense, alla prima vittoria nella CdM cross-country, precede di 1’21” Quintanilla e di 2’51” Barreda, con Toby Price quarto a 4’07”. E gli italiani? Il migliore è Jacopo Cerutti, che chiude 16°, mentre la (buona) corsa di Maurizio Gerini si conclude a 100km dall’arrivo: Gerry, che si trovava in ventesima posizione, rompe in maniera irreversibile la forcella e va ko. I due saranno comunque i nostri portacolori di maggior prestigio alla Dakar 2020, ovviamente coi colori del team Solarys Racing.

RALLYE DU MAROC 2019, AUTO: VITTORIA PER DE VILLIERS, AL-ATTIYAH OUT E PETERHANSEL “MONDIALE”. ALONSO 27°– Nelle auto tutti gli occhi erano puntati sulle Toyota. E, non ce ne vogliano Nasser Al-Attiyah e Giniel De Villiers, due sicurezze del mondo dei rally-raid, inizialmente parecchi riflettori erano puntati su Fernando Alonso: l’asturiano, che correrà la Dakar 2020 con al suo fianco Marc Coma nelle vesti di copilota (prima volta in auto per l’ex ds della Dakar e plurivincitore nelle moto), debuttava nei “veri” rally-raid, affrontando il gotha mondiale alla guida della Toyota Hilux. Il Rallye du Maroc di Nando è stato complicato e ricco d’indicazioni per il futuro, e anche qui la gara ha fornito indicazioni contrastanti e colpi di scena. Nasser Al-Attiyah, che con Matthieu Baumel compone una coppia apparentemente imbattibile, domina le prime due tappe e vola letteralmente sulle dune marocchine. Gli bastano due giorni per costruire un margine di 17 minuti su Giniel De Villiers e Stephane Peterhansel, primo tra le Mini Buggy (che hanno fatto fuori Despres), mentre Carlos Sainz sr. è già a mezz’ora di ritardo. I roadbook delle auto vengono consegnati a cinque minuti dal via, e questo complica e non poco il lavoro dei navigatori, dando vita a una gara bellissima: Alonso e Marc Coma sono i più colpiti da questo, con qualche errore nelle prime due tappe e uno sbaglio fatale nella terza, quando la “caduta” in un fosso (a dire di Nando, non segnalato nel roadbook) manda al tappeto la Toyota. Il team Overdrive lavora alacremente per sistemare la Toyota del duo spagnolo, e Alonso riparte nella 4a tappa sfruttando una 2nd chance e con 70 ore di penalizzazione: lo spagnolo può così continuare a studiare il percorso e la vita dei rally-raid, ma ovviamente non farà classifica. Ma torniamo alla gara vera e propria. La prima crepa nel dominio di Al-Attiyah viene creata da Carlos Sainz, che lo precede di 30” nella terza tappa, poi nella quarta frazione i due piloti più attesi escono di classifica.

Nasser Al-Attiyah saluta il suo V8, Monsieur Dakar Peterhansel (copilotato dalla moglie in un nuovo binomio familiare) invece si cappotta: perde un’ora e mezza il francese, perde due ore il Principe del Qatar. Gara virtualmente finita per entrambi, che provano comunque a chiuderla perchè in ballo c’è il titolo mondiale cross-country (prima della gara, Al-Attiyah a +1 su Monsieur Dakar). La 4a tappa, che segna dunque un punto di svolta per i due grandi favoriti e per la corsa intera, viene vinta da Carlos Sanz davanti a Jakub Przygonski e alla Toyota di Giniel De Villiers, ormai diventato il leader della squadra giapponese e copilotato sapientemente da Alex Haro (separazione con Nani Roma, ora alla guida di una Borgward): il sudafricano, che aveva fatto da “padrino” a Fernando Alonso nei primi test con la Hilux, vola in testa al Rallye du Maroc davanti a Sainz e al sorprendente Mathieu Serradori che guida un buggy privato. In questa frazione Alonso e Coma chiudono settimi, e chiuderanno ottavi nell’ultima con una ritrovata competitività. L’ultima frazione, anche qui di 200km, provoca ulteriori stravolgimenti e colpi di scena. Al-Attiyah alza bandiera bianca dopo il tratto di trasferimento e saluta la quarta Coppa del Mondo cross-country, che viene vinta da Stephane Peterhansel e signora, quarti nella generale e trionfatori per soli tre punti. Saltano anche Serradori e Lurquin col loro Buggy, che vengono esclusi per il peso irregolare della vettura e salutano il terzo posto. Prova il tutto per tutto Carlos Sainz, distante 4′ da GDV e autore di una grande prima parte di tappa: lo spagnolo sembra poter conquistare la vittoria, ma a pochi km dalla fine la sua Mini si spegne e sembra salutare la compagnia per la rottura di un tubo di raffreddamento del radiatore. Addio vittoria, viene invece difeso il secondo posto nella generale grazie all’aiuto di Przygonski, che traina letteralmente Sainz all’arrivo. La vittoria del Rallye du Maroc va dunque a Giniel De Villiers, non vince neanche una tappa e chiude comunque in testa (4° successo, a dodici anni dal precedente), precedendo Carlos Sainz e Jakub Przygonski, con tre Mini nei primi quattro. 6° invece Nani Roma, mentre Fernando Alonso chiude 27° e supera (seppur con qualche problema) il suo primo esame universitario in vista della “laurea” alla Dakar.

RALLYE DU MAROC 2019, IL COMMENTO DI FERNANDO ALONSO– Si conclude al 27° posto e con le settanta ore di penalità incassate dopo l’incidente della 3a tappa (sospensione ko e tanto lavoro da fare) l’avventura di Fernando Alonso nel Rallye du Maroc, il primo grande esame in vista della Dakar. Nando chiude col sorriso, e commenta così la sua esperienza: “Sono soddisfatto del tempo e della posizione odierna e anche di aver finito il Rally del Marocco, per di più al primo tentativo. Questo è uno dei rally-raid più difficili del calendario. Mi sono divertito ma c’è ancora margine di miglioramento. Non so ancora se faremo la Dakar 2020, ci prendiamo alcuni giorni per pensarci e parlarne con la squadra. Credo ci sia stato un problema importante col roadbook, ma lo accetto perchè siamo ancora a corta d’esperienza. Possiamo andare più veloci e fare meglio, ma ora conta accumulare km e dunque non sto spingendo al 100%. In Sudafrica, quando ho spinto, dopo 30-40km eravamo 7” circa più veloci di De Villiers, qui in Marocco al km 30 eravamo a 1’30” da lui. Sto affrontando i rally con grande calma e valuteremo attentamente il da farsi”. Nando ora dovrebbe partecipare, come tanti big dei rally-raid, a una prova del Saudi Desert Rally Championship: le corse indiziate sono l’Ula Rally  (4-9 novembre) e la Baja Sharqiya (5-7 dicembre), entrambe in località a circa 400km da Medina, che consentirebbero così ai piloti di sperimentare il deserto saudita (i test sul percorso della Dakar 2020 sono vietati) e ad Alonso di prendere la decisione definitiva.

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