Non è un momento facile per Valentino Rossi, che sta vivendo probabilmente la peggior stagione della sua carriera. Il Dottore non ha mai trovato il feeling con questa Yamaha, neppure dopo che la moto del diapason ha aumentato la sua competitività, portando Quartararo e Vinales a lottare stabilmente per pole position, podio e vittoria contro un Marc Marquez a tratti inarrestabile. Il Dottore, di fatto, è l’unica Yamaha poco competitiva, la nota dolente di una seconda parte di stagione che vede Vinales e le Yamaha del team Petronas in grande spolvero quasi su ogni circuito, a differenza del 46: Valentino Rossi ha messo in cascina solo 145pti, con due miseri podi e una vittoria che manca ormai da due anni, ed è settimo in classifica dopo svariate gare vissute nella pancia del gruppo, e il ritiro a Motegi.

Si potrebbe dire che siamo di fronte all’inizio del calo per un campione straordinario, che fino all’anno scorso aveva “tirato la carretta” in casa-Yamaha e in carriera ha conquistato 9 titoli mondiali e vinto 115 gare nel Motomondiale. In molti stanno criticando Valentino Rossi per la sua permanenza in MotoGP alla soglia dei quarant’anni, e alle voci “critiche” si aggiunge anche quella del capotecnico che col Dottore ha vinto sette titoli mondiali. Jeremy Burgess ha rilasciato un’intervista al sito ufficiale della MotoGP alla vigilia del GP d’Australia a Phillip Island, e ha espresso un pensiero forte, ma anche fortemente motivato.

”Forse Valentino Rossi è rimasto troppo a lungo in MotoGP, avrebbe dovuto smettere prima. La cosa preoccupante, che per me è anche la cosa più triste per l’affetto che mi lega a lui (Burgess ha assistito Valentino in tutti e sette i Mondiali, venendo poi licenziato nel 2014), è che non riesce più a fare la differenza come prima in gara, e di fatto finisce sempre più o meno dove si qualifica. Qualche anno fa non ci saremmo preoccupati se Valentino si fosse qualificato decimo, perchè sapevamo che avrebbe recuperato subito quattro/cinque posizioni e poi avrebbe vinto o avrebbe lottato per il podio”.

Jeremy Burgess quindi parla senza mezzi termini di una parabola discendente (normale per l’età) di Valentino Rossi, con cui ha ancora oggi un ottimo rapporto, ma non esclude un ritorno in alto del Dottore: ”Nessuno può sapere se questa sia solo una fase temporanea o un altro passo giù per il pendio, vedremo”. Quel che è certo, è che anche Valentino Rossi stesso si è accorto che qualcosa non va: nel 2020 cambierà capotecnico, e intanto sta lavorando per cambiare il proprio stile di guida e adeguarsi ai nuovi talenti della MotoGP. Le mosse funzioneranno, oppure il 2020 del Dottore sarà anonimo come questa stagione?

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