Jacopo Cerutti Eicma

MILANO, dal nostro inviato a Eicma 2019 Marco Corradi

Jacopo Cerutti non ha vissuto certamente un 2019 carico di fortuna. Jacopo, in gara insieme a Maurizio Gerini con l’Husqvarna del team Solarys Racing, ha mostrato grande velocità per tutta la stagione, senza però raccogliere i risultati sperati: nella Dakar peruviana si è ritirato durante la 5a tappa per un incidente, e fino ad allora aveva mostrato un passo che col senno di poi e sfruttando errori e/o ritiri eccellenti sarebbe valso la top-10. Ritiro anche nel Merzouga Rally, mentre il Rallye du Maroc è stato la gara del parziale riscatto: in un evento facente parte del Mondiale cross-country, il pilota lombardo si è ben destreggiato, chiudendo 16° e ritrovando confidenza in vista di quella grande sfida chiamata Dakar 2020. Quando mancano ormai solo un paio di mesi al terzo capitolo della Dakar, che si disputerà per la prima volta in Arabia Saudita, abbiamo intervistato Jacopo Cerutti durante la nostra visita a Eicma 2019: ecco le parole del pilota di Solarys Racing ai nostri microfoni.

Ciao Jacopo, con che spirito ti stai avvicinando alla prima edizione della Dakar in Arabia Saudita? In vista di una gara ricca di incognite, hai cambiato qualcosa nella preparazione o nella tua Husqvarna?

“Non ho fatto grossi cambiamenti, mi sto preparando un po’ come sempre. L’avvicinamento è stato più difficile del solito, ci ho messo più tempo col team per reperire il budget per farla come vogliamo farla noi, ovvero al meglio e senza rischi. Qui ad Eicma sto definendo gli ultimi contratti ecc, e la vera preparazione inizierà dopo il salone. Mi sono sempre allenato e mi sono tenuto in forma, quindi ora inizierò a fare tanti allenamenti sulla moto, sperando che il tempo regga. Altrimenti, a dicembre, andrò in Sardegna o in Tunisia a rifinire la preparazione e poi ai primi di gennaio si parte. Ho visto che alcuni piloti (tra cui Alonso) sono andati in Arabia Saudita a fare una sorta di “assaggio” del terreno saudita correndo una gara del campionato nazionale, ma è una gara solo per auto. C’era stata l’idea di fare qualcosa in Arabia, ma solo con l’aiuto degli organizzatori della Dakar: alla fine non se n’è fatto nulla”.

Il 2019 non è stato un anno facile: ritiro alla Dakar e ritiro al Merzouga Rally. Quali stimoli ti hanno dato queste difficoltà, in vista della nuova annata?

”Sicuramente è stata un’annata particolare. Ero abituato quantomeno a vincere qualche gara o fare bene nel campionato italiano Motorally, invece quest’anno non ho azzeccato quasi niente, un po’ per qualche errore mio, un po’ per la sfortuna che mi ha colpito. È stata una stagione strana, ma devo guardare il lato positivo: non mi sono mai fatto male, ho sempre corso e mi sono sempre divertito. Sicuramente il 2019 mi ha dato grande spinta per la prossima stagione: voglio chiudere la Dakar e disputare una corsa di livello, e vincere l’italiano Motorally. Vedremo!”.

Anche perchè l’anno scorso avevi mostrato un gran ritmo: fino al ritiro eri in linea coi migliori dieci…

”Senza dubbio. Va detto che chiudere nei primi dieci, visto il livello e lo spessore dei team ufficiali, non è facile, ma secondo me posso tranquillamente stare intorno alla 10a posizione o poco oltre. O comunque aspirare a raggiungere presto quei risultati. Dovremo partire bene, tenere un buon ritmo, non esagerare e non avere sfortuna: nella Dakar basta poco, un errorino o un incidente meccanico, per rovinare tutto. Speriamo di fare bene”.

La gara in cui ti sei risollevato è stato il Rallye du Maroc. Una gara innovativa per quanto riguarda il roadbook, ma ricca di errori di navigazione: raccontaci come l’hai vissuta.

”Mi è piaciuto il fatto che ci è stato dato il roadbook al mattino stesso in due tappe. In quelle tappe, chi partiva primo ha perso molto, come dovrebbe essere e com’è giusto che sia, e quindi la classifica si è continuamente rimescolata e ne ho potuto approfittare anch’io per guadagnare, navigando bene in due-tre fasi della gara. Sono arrivato 16° in una gara del Mondiale, che racchiudeva tutti i migliori della Dakar, e con il roadbook già evidenziato che verrà utilizzato nella Dakar 2020. Inoltre, anche alla Dakar verranno sperimentate queste nuove regole: in quattro tappe il roadbook ci verrà consegnato la mattina stessa, quindi sono soddisfatto di aver potuto fare esperienza. Differenze col Merzouga? Il Rallye du Maroc fa parte del Mondiale, il livello è più alto e tutti gli ufficiali sono presenti, quindi è come una seconda Dakar a livello di piloti. Mi è piaciuto però di più il Merzouga perchè, a livello di percorsi, è stato più navigato e le speciali erano più corte. Al posto di fare 5h di sforzo, con speciali da 3h30′ il ritmo è più alto, ci si diverte di più e puoi dare il massimo. Mi piace di più il Merzouga, però ovviamente una gara di un Mondiale deve essere più dura”.

Chiudo chiedendoti: cosa pensi che porterà lo sbarco di Fernando Alonso nei rally-raid?

”Sicuramente porterà più visibilità, come si è già visto. Più sponsor la vedo difficile, perchè mi risulta complicato pensare che qualcuno possa investire di punto in bianco solo perchè c’è Alonso. Sicuramente tornerà interesse sulla Dakar, un interesse che si stava spegnendo ultimamente”.

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