Jorge Prado

MILANO, dal nostro inviato a Eicma Marco Corradi

Jorge Prado ha solo 18 anni, eppure può già essere definito un veterano del motocross. Il giovane talento spagnolo, nato il 5 gennaio 2001, ha sicuramente bruciato le tappe e può essere definito un predestinato: a tre anni guidava la sua prima moto da minicross, a sei partecipava alle prime gare e a sette aveva già ottenuto la sua prima vittoria. Per tutta la sua carriera Jorge ha lottato contro avversari più grandi, perchè era semplicemente troppo forte per correre coi pari età: dopo aver vinto il campionato 85cc, il ragazzo nato a Lugo è entrato nella squadra-KTM e nel 2016 ha debuttato nel Mondiale Motocross coi colori del team De Carli. Da allora tutto è arrivato rapidamente: l’amicizia con Antonio Cairoli, ormai quasi un fratello per Jorge Prado (che, come Tony, si divide tra Roma e Lommel), le prime vittorie e… i titoli mondiali. Esatto, perchè Jorge Prado ha già conquistato due volte il titolo MX2 e vinto 31 GP: l’anno scorso aveva vinto rimontando su Pauls Jonass, quest’anno ha vinto praticamente tutte le manches, dominando la stagione. Quest’oggi abbiamo intervistato Jorge Prado (che avevamo già intervistato a gennaio) presso lo stand di SIDI a Eicma: ecco le sue parole.

Ciao Jorge, quest’anno hai conquistato il tuo secondo titolo mondiale a soli 18 anni. Raccontaci le emozioni che hai provato durante la stagione.

”Gli ultimi due anni sono stati perfetti, un sogno ad occhi aperti. Ho vinto due volte il Mondiale MX2, e quest’anno ho vinto quasi tutte le gare. Sono molto contento e soddisfatto”.

Come hai già detto, hai vinto praticamente tutte le gare. È difficile mantenere alta la concentrazione quando si domina un campionato in quel modo? Hai fatto qualche allenamento particolare in tal senso, come quei piloti che usufruiscono dei mental coach?

“È sempre difficile non sbagliare, tenere la concentrazione alta non è affatto una cosa scontata. Ho lavorato bene, mi sono allenato al meglio e non ho commesso errori: così ho vinto il mio secondo Mondiale. Non ho fatto allenamenti particolari a livello mentale, penso che quando sei al 100% e in totale fiducia, sei naturalmente più forte senza svolgere lavori particolari in quel senso”.

Ecco, l’allenamento. Come cambierà in vista del grande salto in MXGP, che avverrà nel 2020 e sempre col team di Claudio De Carli e KTM?

”L’anno prossimo cambierò classe e dovrò fare un ulteriore step per poter lottare per la vittoria. Dovrò sicuramente fare un grande lavoro a livello fisico e allenarmi di più e con maggior intensità”.

Hai già fatto un paio di gare con la 450cc (il Nazioni con la Spagna e una “prova” agli Internazionali d’Italia, ndr), e non te la sei cavata male, riuscendo a lottare per la top-5 o per il podio. Che sensazioni hai in vista del 2020, e cosa ti aspetti dal primo anno in MXGP?

“Sì, ho fatto il Nazioni con la 450cc, ma non posso dire di essermi allenato a sufficienza con questa nuova moto. Mi sono sentito bene sulla 450cc al Nazioni, e dopo l’MXoN ho fatto dei test, migliorando la mia confidenza col mezzo e sentendomi a mio agio: abbiamo provato tante cose e sono andate bene, quindi siamo soddisfatti. Ora a dicembre inizierò un lavoro più specifico in vista della prossima stagione: dopo Eicma inizierà il vero lavoro in vista della MXGP”.

Hai avuto una vera e propria escalation, debuttando nel Mondiale a 15 anni e vincendo due Mondiali a 18 anni. Credo che tu sia il talento che è esploso più giovane: ti aspettavi di ottenere questi risultati quando hai iniziato a gareggiare ed effettuare le prime gare da bambino?

“Non me lo sarei mai aspettato, ma sognavo di avere questa carriera. Ho lavorato tantissimo per arrivare dove sono adesso, è servito e ora proverò a diventare ancora più forte”.

L’anno prossimo gareggerai contro Antonio Cairoli, che è un po’ come un fratello maggiore per te. Vi frequentate al di fuori del motocross, gareggiate nello stesso team, vi allenate insieme e di fatto vivete vite parallele. Non sarà strano trovarti di fronte Tony in pista, da avversario?

”Mi alleno con Tony tutti i giorni, in palestra e sulla moto. L’anno prossimo sarà tutto diverso, nella classe massima il livello è alto e sicuramente ci troveremo a battagliare: gareggiare contro Tony non è facile, ma vedremo come andrà. Antonio è un amico, quasi un fratello: sicuramente ci diverteremo”.

La Spagna domina il Motomondiale da anni, ma nel motocross prima di te aveva prodotto due piloti costanti come Butron e Barragan, e poco altro. Perchè, secondo te, il movimento spagnolo fatica a decollare in questa disciplina?

“In MotoGP hanno avuto sicuramente più supporto dalla Federazione e maggiori investimenti sui talenti del Motomondiale. Nel motocross, invece, il vero e proprio lavoro sui giovani è partito quest’anno e quindi se ne vedranno gli effetti nel periodo futuro. In Spagna non ci sono tanti piloti che praticano il motocross a livello professionistico e “da Mondiale”, c’è una tradizione differente rispetto alle gare stradali. Sicuramente, ne sono certo, i miei risultati aiuteranno a far crescere questo movimento: se io faccio un bel lavoro nel Mondiale, i giovani vorranno imitarmi e gareggiare a livello internazionale, così il livello salirà. Spero che la Spagna possa diventare in futuro una nazione-guida anche nel motocross”.

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