Alessandro Lupino

MILANO, dal nostro inviato a Eicma 2019 Marco Corradi

Un veterano di 28 anni. Sembra un controsenso, eppure è così. Alessandro Lupino è ormai da anni una pietra miliare del motocross italiano, e nel 2018 aveva vissuto una grande stagione col team Gebben van Venrooy e la sua Kawasaki: l’azzurro, che l’anno scorso è diventato papà durante il weekend di Ottobiano, aveva infatti lottato costantemente per la top-10, centrato un paio di preziose holeshot nelle gare casalinghe e trascinato insieme ad Antonio Cairoli e Michele Cervellin l’Italia al 2° posto all’MXoN disputato negli USA sul circuito di RedBud. Quel risultato è stato poi cancellato per la squalifica dell’Italia, e il 2019 di Lupino è stato meno esaltante: tanti problemi tecnici hanno complicato la stagione, che poi è stata ulteriormente danneggiata dalla brutta caduta a Orlyonok e dall’infortunio che ne è seguito. Se a questo aggiungiamo il disastro e la sfortuna azzurre nell’MXoN, che ha visto Lupino, Forato e Monticelli (out per infortunio Cairoli e Cervellin) faticare e chiudere a centro gruppo ad Assen, ne va da sè che la stagione appena conclusa non sia stata positiva. Di questo e di molto altro abbiamo parlato con Alessandro Lupino a Eicma 2019, presso lo stand Athena: ecco le parole del pilota italiano, che nel 2020 correrà sulla Yamaha, sposando in pieno il cambio-moto del suo team.

Ciao Alessandro, partiamo dalla grande novità che hai svelato qui a Eicma. Nel 2020 cambierai moto, correndo sulla Yamaha e tornando sul mezzo con cui hai debuttato nel Mondiale Motocross. Da cosa è nata la scelta del team, e quali aspettative hai per questa nuova sfida?

”Ho fatto il mio esordio al Mondiale nel 2007, in sella a una Yamaha, quindi ricomincerò davvero da capo. La decisione è stata del team, non so quali siano state le loro riflessioni e i loro accordi: con Kawasaki abbiamo lavorato bene due anni, però loro hanno voluto cambiare marca e io, avendo il contratto con loro ho appoggiato la decisione e ne sono fiero. Il team Gebben van Venrooy tra l’altro verrà rafforzato da due giovani di talento come Calvin Vlaanderen e Thomas Covington che debutteranno in MXGP: sarà una sfida stimolante, e sono molto contento di tornare in blu”.

Sarai quindi il veterano del team, con due giovani talenti a spingerti oltre i tuoi limiti…

”Ormai posso definirmi un veterano della MXGP. Credo che questa sia stata la mia quinta stagione nella categoria regina e vedremo come andrà. Speriamo che non mi arrivino davanti (ride)”.

Venendo invece alla stagione che si è appena conclusa, qual è il tuo bilancio di questo secondo anno sulla Kawasaki del team Gebben van Venrooy? Secondo me c’è stato un passo indietro rispetto al 2018…

“Sicuramente. I risultati parlano, quindi dobbiamo riflettere su un’annata che è stata inferiore alla scorsa, che però non va buttata via. La velocità c’è sempre stata, ma tanti problemi alla moto hanno condizionato il risultato finale: qualche volta ero sicuramente più veloce dell’anno scorso, ma per tutta una serie di problemi tecnici non ho portato i risultati a casa. Dentro di me so qual è il mio potenziale e di aver vissuto un anno sfortunato: può capitare, purtroppo, e devo accettare quello che è stato”.

Ad Orlyonok, in Russia, hai vissuto una delle cadute più brutte dell’epoca recente del motocross (Alessandro è stato investito da un’altra moto dopo una caduta: frattura dello sterno e di una vertebra, più un trauma cardiaco). La paura è stata tanta, perchè per qualche minuto non riuscivi più ad avere sensibilità alle gambe: cos’hai provato in quei momenti?

”È stato senza dubbio il più brutto infortunio della mia vita, spero che sia anche l’ultimo. È stato davvero tremendo, perchè appena mi hanno centrato sulla schiena ho perso conoscenza, e quando mi sono ripreso le prime parole che mi sono venute in mente sono state “È finito tutto”. L’ho ripetuto più volte ed è una sensazione terribile: pensi che sia tutto finito lì, che non tornerai mai più quello di prima, però poi dopo 15-20′ ho sentito un formicolio alle gambe ed è tornata la speranza. Posso dire di aver vissuto 24h di terrore, perchè in Russia non sapevo cosa mi facevano, come avevano intenzione di trattare il mio grave infortunio e quali fossero le condizioni delle strutture ospedaliere, quindi avevo dubbi su dubbi. Ho vissuto un’odissea, ma è finita molto bene”.

Per il livello e la gravità dell’infortunio, sei rientrato anche abbastanza previsto: dopo un mese eri già in pista. Questo è anche indizio di un fisico invidiabile e ben allenato…

“Senza dubbio sono rientrato presto, troppo presto. Volevo correre al campionato italiano, ma non ero sicuramente a posto. Ho stretto i denti e dopo le prime gare stavo meglio. Il mio fisico regge ancora, nonostante l’età che avanza (ride, visti i suoi 28 anni, ndr)!”.

Quando ti sei sentito nuovamente al 100% e in forma?

“Non è mai successo, dopo l’infortunio non mi sono più sentito completamente in forma. Ho avuto tanti problemi fino alle ultime gare, ho provato a trattarmi, ma la gamba destra mi dava tantissimo fastidio: mi venivano i crampi e l’arto si addormentava, nonostante le cure dei fisioterapisti. Al termine della stagione ho fatto cinque sedute dall’osteopata e le cose sono migliorate: ora ho iniziato a correre a piedi ed andare in moto, e il problema sembra passato. Forse avevo stressato troppo il mio fisico, rientrando così presto, e lui non voleva saperne di guarire. Posso dire però che una caduta del genere, nonostante la dinamica terrificante, non ha minato la mia confidenza verso la moto: siamo professionisti, non ci pensiamo a queste cose”.

Chiudiamo parlando del Motocross delle Nazioni, dove un’Italia forzatamente sperimentale (out Cairoli e Cervellin) ha faticato, chiudendo 16a. Di fatto, tutta la sfortuna si è concentrata in un solo giorno…

“Il sabato eravamo andati davvero bene, per le nostre potenzialità. Io ero il veterano della squadra al fianco di Monticelli, che è molto bravo sulla sabbia e ha fatto una buonissima stagione, e di Forato, che hanno entrambi reso bene nelle qualifiche ad Assen. La domenica però era un terno al lotto: o andava tutto bene, o andava malissimo, non c’erano vie di mezzo perchè la pista era difficile e noi non siamo totalmente abituati a quei terreni. È andato tutto molto male sin dalle prime manche: Forato ha rotto nella prima manche, io nella seconda dopo un’ottima prima gara… Diciamo che è andata molto male e potremo solo migliorare l’anno prossimo: tra l’altro, ufficialmente per le statistiche nel 2018 avevamo chiuso ultimi (vista la squalifica), quindi ci siamo migliorati (sorride amaro). Tornando seri, è una gara secca in cui tutto può succedere: dobbiamo accettare il risultato negativo e andare avanti”.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *