Alzi la mano chi non ha riletto almeno due volte le notizie provenienti dal weekend del Mondiale endurance, prima di crederci. Toyota, che ha dominato le passate stagioni del WEC e aveva trionfato in scioltezza nella 4h di Silverstone (Conway-Kobayashi-Lopez) e nella 6h del Fuji (Hartley-Buemi-Nakajima), ha infatti subito una clamorosa sconfitta nella terza gara stagione della stagione 2019-20.

Le TS Hybrid della casa nipponica, infatti, hanno chiuso “solo” seconda e terza nella 4h di Shanghai, dando la sensazione di non essere mai in gara per il successo. Il weekend è stato subito da incubo per Toyota, che nelle qualifiche aveva visto il suo principale equipaggio chiudere terzo, alle spalle della Ginetta e della Rebellion #1. In gara il passo è migliorato, ma il distacco è stato comunque decisamente ampio e le monoposto del team Gazoo Racing hanno girato in proporzione 2”7 più lente rispetto al loro passo potenziale, chiudendo a un minuto da chi ha spezzato la loro egemonia: la vittoria è andata alla Rebellion Racing #1 guidata da Menezes, Norman Nato e Bruno Senna, che ha sconfitto in pista una Toyota per la prima volta dalla gara di Austin del 2017 (l’anno scorso, invece, le Rebellion avevano “ereditato” un successo per squalifica).

Ma cos’è successo a Toyota? Il colpevole della debacle giapponese risiede nel nuovo regolamento, che com’è già accaduto in SBK impone una “penalizzazione” a chi vince troppe gare e troppo agevolmente: una versione potenziata del Balance of Performance già presente nell’endurance e in particolar modo nelle gare GT, studiata per provare ad avere un’annata combattuta dopo gli assoli di Toyota nelle precedenti stagioni senza Audi e Porsche nei prototipi. D’altronde, il WEC deve riconquistare fan in vista della svolta del 2021, col passaggio alle Hypercar previsto per il 2020-21, e proprio da questa volontà nasce il sistema di “handicap” che ha penalizzato le Toyota.

Le monoposto giapponesi sono state appunto penalizzate dal sistema elettronico di oltre 2” al giro, mentre le Rebellion avevano un peggioramento di sette-otto decimi. Secondo il direttore tecnico di Toyota, Pascal Vasselon, la reazione del sistema è stata eccessiva: “Credo che quanto è successo a Shanghai sia dovuto alla reazione eccessiva post-Silverstone. La correzione del coefficiente di handicap dopo il nostro dominio in quella gara (chiusa con due giri sulla terza e cinque giri sulla quarta) lo ha reso enorme, e così tutto è stato problematico. Fondamentalmente sosteniamo ancora questo principio, ma crediamo che senza tutto il clamore dopo Silverstone, le cose sarebbero state più ragionevoli. A causa dei risultati precedenti, il nostro ritmo è stato danneggiato qui”.

Toyota ha perso contro vetture non ibride dunque, e Rebellion Racing ha potuto festeggiare. Succederà di nuovo, oppure il successo sarà episodico? Lo scopriremo a metà dicembre in Bahrain: intanto, la Toyota #8 guida il Mondiale con 62pti, +3 sulla compagna di box e +19 sulla Rebellion vincente in Cina.

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