Nuove categorie, cilindrate cambiate radicalmente e rivoluzioni totali. Il decennio che va concludendosi ha inciso profondamente la storia della MotoGP. E il mutamento è avvenuto con incredibile velocità in un mondo che fa della rapidità la sua essenza. Nel 2010 il primo segnale di rottura con il passato: addio alle 250 per far posto alla Moto2, una categoria basata sulla cilindrata 600. Due anni dopo la stessa sorte sarebbe toccata alla 125, rimpiazzata dalla Moto3. Una sostituzione che ha reso più agevole la scalata dei piloti verso la top class. I risultati sono contrastanti: nelle categorie inferiori si sviluppano talenti formidabili, ma al tempo stesso si è acuita in maniera decisa e marcata la tendenza degli ultimi decenni, trasformando i campionati cadetti quasi esclusivamente in tappe di apprendistato, anziché Mondiali potenzialmente alternativi alla MotoGP. Anche la massima cilindrata ha cambiato volto. Dalle 800 si è passati alle 1000 e il monogomma Bridgestone ha ceduto posto all’impero Michelin. E dal 2016 si è passati alla centralina unica, rendendo più uniforme l’elettronica per tutti i costruttori.

IL RE

La decade 2010-2019 è fatta anche di volti, il più emblematico dei quali è sicuramente quello di Marc Marquez. Dal titolo in 125 a 17 anni alla marcia da record messa in mostra nell’ultima stagione: in mezzo, altri sei Mondiali e un elenco lunghissimi di successi. Numeri che collocano il catalano tra i grandissimi a dispetto della giovane età. Il Cabroncito è il filo rosso di questo decennio perché ha vissuto i cambiamenti regolamentari, mostrando una facilità di adattamento senza eguali. È stato il penultimo re della quarto di litro, seguito poi da Nicolas Terol, il primo vero dominatore della Moto2 con i 16 successi nella categoria intermedia (record nella categoria). E ha stupito la top class con una guida innovativa ed estrema, fatta di traversi e improvvise accelerazioni al termine di staccate profondissime. Senza dimenticare i sorpassi e i salvataggi oltre i limiti. Ha vinto al debutto come il grande Kenny Roberts. Poi ha dominato alla maniera di Mick Doohan, superandolo nel record di vittorie stagionali. Ha imparato da Valentino Rossi l’arte della gestione del campionato nei momenti difficili, arrivando a sfidarlo apertamente in un confronto generazionale clamoroso. E a 26 anni è il più giovane pilota della storia ad aver conquistato otto titoli. I record non lo spaventano e Marquez si lancia nel nuovo decennio con l’obiettivo di abbattere altri primati. Ai giovani leoni Maverick Vinales, Alex Rins e Fabio Quartararo il compito di arginare il suo strapotere.

GENERAZIONE D’ORO

Non è stato solamente Marquez il protagonista di queste stagioni. L’ultimo decennio è stato contrassegnato dal dominio e dalla scomparsa di una generazione d’oro, quella dei nati negli Anni ‘80. Jorge Lorenzo, Casey Stoner, Dani Pedrosa e Andrea Dovizioso hanno condiviso l’ascesa verso la MotoGP spartendosi titoli e successi nelle categorie minori. Velocità, pulizia nella guida e ricerca della fuga i tratti caratteristici dei nuovi fenomeni. Due di loro, Lorenzo e Stoner, hanno conquistato il trono nella top class. Spagnolo originario di Maiorca il primo, australiano il secondo: i due si sono scambiati lo scettro tra 2010 e 2012, con l’inserimento di Pedrosa nel ruolo di terzo incomodo. Al catalano fedelissimo alla Honda è sempre mancato il guizzo finale per conquistare il titolo, pur essendo sempre altamente competitivo, come testimoniato da vittorie sensazionali. Tutti e tre non saranno al via nelle gare del prossimo decennio. Stoner ha deciso di ritirarsi al termine del 2012, a soli 27 anni. Pedrosa e Lorenzo, invece, sono incappati nell’uragano Marquez. Un’esperienza durissima per Dani, alle prese con un confronto difficile da compagno di squadra. Meno provante, almeno apparentemente, per Jorge, vincitore nel 2015 e unico capace di strappare un alloro iridato al Cabroncito. Il Por Fuera è stato uno dei pochissimi capaci di reggere il confronto con il marziano. Sia per lui che per Pedrosa sono stati decisivi i tanti infortuni ravvicinati. Troppi per poter continuare la sfida a Marquez. L’unico superstite dei nati negli Anni ’80 è Andrea Dovizioso, maturato nelle ultime stagioni, al punto da ritagliarsi il ruolo di anti-Cabroncito. Tuttavia, nell’ultima stagione il divario tra l’alfiere Ducati e il campione della Honda si è ampliato a dismisura. La sfida di Dovi sarà quella di annullare il gap per puntare a vincere il titolo nella MotoGP. Il tempo a disposizione non sembra essere molto.

ROSSI E L’ITALIA DELLE DUE RUOTE

Dalla grande bellezza ai lunghi digiuni. Se il primo decennio del Nuovo Millennio lo aveva esaltato ed elevato a leggenda motoristica con i suoi nove titoli, la nuova decade è stata estremamente provante per Valentino Rossi. Il Dottore non è mai riuscito a laurearsi campione del mondo negli ultimi dieci anni ed ha sperimentato molti tipi di difficoltà. È stato un periodo caratterizzato dalle cadute e dagli infortuni, come la terribile frattura scomposta alla gamba destra nel 2010 alle prove al Mugello o il volo in allenamento sette anni dopo, con conseguente rottura di tibia e perone. Valentino ha sofferto anche il tormentato adattamento alla Ducati. Un matrimonio totalmente fallimentare, terminato con il divorzio nel 2012 dopo solamente due stagioni.  E nemmeno il ritorno alla Yamaha si è rivelato così idilliaco come auspicato. Solamente nel 2015, infatti, Rossi è stato vicino alla conquista del Mondiale, perso poi a favore di Lorenzo all’ultima gara, dopo la guerra con Marquez. Se nel decennio precedente la normalità era fare incetta di successi, Valentino ha sperimentato nelle stagioni recenti il digiuno di vittorie. A volte brevi, altre volte lunghi, come accaduto nella serie di 46 Gran Premi ancora aperta. L’Italia delle due ruote comunque non ha sfigurato. Il confronto con la Spagna pigliatutto è stato durissimo all’inizio, come testimoniato dall’incredibile 2013 con le 47 vittorie iberiche contro solamente una italiana. Tuttavia, il recente triennio ha evidenziato un cambio di rotta significativo. Gli azzurri delle due ruote sono tornati a vincere gare e Mondiali con Franco Morbidelli e Francesco Bagnaia in Moto2 e con Lorenzo Dalla Porta in Moto3. Senza dimenticare i guizzi di Lorenzo Baldassarri, Enea Bastianini, Marco Bezzecchi e Fabio Di Giannantonio, promesse di un futuro da protagonisti. Questi ragazzi vanno a colmare parzialmente il vuoto lasciato da Marco Simoncelli, scomparso tragicamente a Sepang nel 2011 in un incidente molto simile per dinamica a quello che si portò via un anno prima il giapponese Shoya Tomizawa. SuperSic aveva velocità, talento e carisma. Qualità con cui era pronto a imporsi ai vertici nella massima categoria. Papà Paolo non ha perso la passione per le corse e ha fondato la scuderia Sic58 in memoria del figlio. Un team che sta portando risultati importanti in Moto3, esattamente come la Sky VR46, la squadra di Rossi che ben figura nelle categorie cadette. L’Italia può anche sorridere per la crescita dei propri mezzi. La Ducati è diventata la seconda forza del Mondiale, arrivando a far vacillare l’impero di Marquez e Honda in alcune occasioni. Aprilia continua il suo reinserimento nella MotoGP e qualche risultato sembra intravedersi. Basterà per essere protagonisti nel prossimo decennio?

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