Il ritorno di Robert Kubica in F1 è stato probabilmente uno dei momenti più emozionanti del decennio. Un decennio che si era aperto proprio col drammatico incidente che ha lesionato il suo braccio per sempre, datato 2011, nell’Andora Rally in Liguria: il polacco aveva rischiato l’amputazione dell’arto, e otto anni dopo eccolo nuovamente su una monoposto, come a chiudere un cerchio. Sicuramente Robert si aspettava di più dal suo rientro nel circus: Williams è stata tutto tranne che una monoposto competitiva, il team di Grove è stato tutto tranne che un team leale.

Il budget praticamente azzerato della storica scuderia britannica (in perenne crisi economica e costretta a ricorrere ai piloti paganti: per questo nel 2018 optò per Sirotkin e nel 2020 avrà Latifi) e una monoposto che perdeva pezzi e non ne aveva di ricambio hanno trasformato il comeback di Robert Kubica in un incubo. Il polacco non ha avuto problemi legati alla scarsa mobilità del suo arto, ma a causa della monoposto: Williams ha occupato per tutto l’anno gli ultimi posti della griglia, venendo costretta a dei ritiri “preventivi” per evitare di danneggiare pezzi che non si sarebbero potuti sostituire. Il bilancio di Kubica è positivo nella negatività: è stato battuto regolarmente in qualifica dal più giovane compagno Russell, con cui di fatto ha svolto le uniche battaglie stagionali, ma ha conquistato un punto, l’unico di Williams e nella folle gara di Hockenheim (grazie alla penalizzazione delle Alfa Romeo).

La sua avventura si è conclusa a fine stagione, con la mancata conferma, e probabilmente il suo 2020 sarà a ruote coperte: dovrebbe correre con BMW nel DTM, e sta trattando per un ruolo da collaudatore in Alfa Romeo. Nel mentre, Robert ha tracciato un bilancio del suo ritorno in F1: “Inizialmente ero combattuto, ma penso che tornando in F1 io abbia chiuso il capitolo più importante della mia vita. Bisogna considerare dove mi sono trovato, il periodo che ho dovuto attraversare e l’incidente del 2011: è difficile parlare della stagione, è stata estremamente complicata. Non dirò se ne è valsa la pena o meno, in F1 vuoi disputare belle gare e ottenere il massimo come pilota, cosa che mi è mancata quest’anno. Sono una persona che vive di sfide, che vuole raggiungere degli obiettivi e compiere un proprio percorso. Volevo tornare in F1 dopo anni di assenza, per dimostrare a me stesso e agli altri che ero ancora in grado di guidare. Sono tornato nonostante le mie limitazioni e sono soddisfatto”.

Kubica poi prosegue parlando del futuro: “Mentre tornavo in Polonia dopo aver chiuso la stagione non ho fatto grandi riflessioni sul futuro. Ricorderò il mio ritorno in F1 per il resto della mia vita, e posso dire che questa stagione ha fatto capire a tutti che posso guidare una monoposto della massima serie, e sicuramente competere in ogni altra categoria. D’altra parte, però, so che essere nelle retrovie non aiuta. Fortunatamente ci sono persone che mi rispettano e mi stimano abbastanza, e sanno che so dare tanto sia come pilota che come persona. Vedremo cosa mi riserverà il futuro”.

In bocca al lupo Robert!

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