Dakar 2020

Dopo tanta attesa, tutto è pronto per il via della Dakar 2020. Le verifiche tecniche (2-5 gennaio) sono ormai al termine, e i piloti sono pronti a dare spettacolo nella variegata edizione saudita. Dopo dieci anni in Sudamerica, infatti, la Dakar cambia nuovamente pelle e correrà nello sconfinato territorio del regno guidato da Re Salmān bin ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd, il monarca che ha provato ad aprire il Paese all’Occidente con una serie di riforme (su tutte, la possibilità di guidare per le donne) ed eventi sportivi organizzati all’interno dei suoi confini nazionali. La Dakar 2020 sarà ricca di novità e grandi piloti: chi raccoglierà l’eredità di Price (moto), Cavigliasso (quad), Al-Attiyah (auto), Chaleco Lopez (SxS) e Nikolaev (camion?). Andiamo a presentare il rally-raid insieme.

DAKAR 2020: I FAVORITI DI AUTO E MOTO, OCCHI PUNTATI SU NANDO ALONSO (E NON SOLO)– La grande novità della Dakar 2020 è rappresentata da un debuttante di lusso. Tra i 348 equipaggi iscritti all’edizione 2020 (147 moto, 23 quad, 87 auto, 46 SxS, 46 camion), già funestata dalla morte del 98enne Gilbert Sabine (padre di Thierry e “boss” della Dakar fino all’era-ASO) e dal brutto incidente che ha messo fuorigioco il ceco Martin Kolomy nello shakedown pre-gara, c’è infatti Fernando Alonso. L’ex campione del mondo F1, che ha abbandonato le monoposto e vinto il WEC (e la 24h di Le Mans) nella Superseason 2018/19, ha deciso di affrontare una nuova sfida e dedicarsi alla Dakar: in un’edizione che vedrà tutti partire alla pari perchè l’Arabia Saudita è una terra ignota, e avrà come “elemento-chiave la navigazione” (Monsieur Dakar dixit), Fernando Alonso proverà a dire la sua e sfruttare una performante Toyota ufficiale in quello che sarà il passo finale del suo apprendistato off-road, venendo affiancato da una leggenda-Dakar come Marc Coma, dominatore per anni nelle moto ed ex ds della corsa (ora lo scettro è passato a David Castera). Il grande favorito è però Nasser Al-Attiyah, dominatore dell’edizione 2019 e a suo agio su questo terreno, che ha usato per anni come “campo” d’allenamento prima della Dakar. Sarà lui l’uomo da battere, e si rinnoverà il duello con Stephane Peterhansel: Monsieur Dakar avrebbe dovuto gareggiare con la moglie come copilota, ma un’indisposizione della devota Andrea l’ha costretto a ripiegare in extremis e “affiliarsi” all’esperto copilota Paulo Fiuza. Saranno loro la maggior arma dello squadrone-Mini, che ha come capitani alternativi l’altrettanto esperto Carlos Sainz e il rampante polacco Jakub Przygonski: tra i possibili outsider, occhio alle Toyota di De Villiers e ten Brinke qualora qualcosa dovesse andare storto con Al-Attiyah, e occhio anche a Yazeed Alrajhi. Corre in casa (è saudita), e vorrà fare grandi cose.

Nelle moto, invece, il parco-partenti è come di consueto avvincente e incerto. Toby Price, come l’anno scorso, partirà acciaccato, ma questo non gli ha impedito di sfruttare gli errori altrui e la propria costanza nella Dakar 100% Perù, e vincere a Lima nel 2019. I maggiori sfidanti, per l’australiano, sono in casa: Sam Sunderland e Matthias Walkner hanno qualità e fama di vittorie, e soprattutto cercheranno di estendere ulteriormente un dominio-KTM che dura dal 2001 e dal successo di Fabrizio Meoni. Proveranno a rompere le uova nel paniere le “sorelle” Husqvarna: Pablo Quintanilla ed Andrew Short sono piloti di altissimo livello. Le maggiori insidie, però, arrivano da un’Honda che vorrebbe sfatare il suo tabù: Joan Barreda ha tutto per vincere da anni, ma tra sfortuna, incidenti ed errori dovuti alla sua super-velocità, non è mai riuscito a centrare il bersaglio grosso. Quest’anno, per provare a “ingannare” la Dea della jella, ha cambiato numero passando al 12. Chissà che non sia la volta buona, ma tutto lo squadrone-HRC è di valore: Kevin Benavides deve ritrovarsi, Ricky Brabec era saldamente leader fino alla rottura meccanica del suo motore l’anno scorso. Occhi puntati anche su Adrien van Beveren: la sua Yamaha è una delle migliori moto, e lui è nella top-3 dei piloti per velocità e abilità di navigazione. Insomma, la gara delle moto dovrebbe essere… come sempre: continui colpi di scena, tanti piloti a gareggiare per il successo e l’incertezza totale fino alle ultime tappe.

DAKAR 2020: LE ALTRE CLASSI– Una grande assenza riapre la lotta-vittoria nei quad. L’argentino Nicolas Cavigliasso, che aveva “scherzato” con gli avversari l’anno scorso, non si è iscritto alla prima edizione in Arabia Saudita per timori dovuti ai recenti attentati alle raffinerie del paese, e quello spettro latente del terrorismo in Medio Oriente. Una decisione inattesa che potrebbe favorire una vecchia conoscenza dei quad: il cileno Ignacio Casale, dopo un’esperienza disastrosa nei SxS, torna sulle quattro ruote motrici e vuole vincere. Dovrebbe lottare col polacco Sonik e l’argentino Andujar, che sono gli altri favoriti.  Campo-partenti (23) ridotto nei quad, più esteso nei SxS, dove Chaleco Lopez inseguirà uno storico bis mai riuscito nella categoria: occhi puntati sui rivali, con Farres Guell e Varela pronti a dare battaglia, insieme alle potenziali sorprese Kariakin e Rautenbach. Ma occhi puntati anche su Cyril Despres: dopo le cinque vittorie nelle moto e il tentativo in auto, il francese (non confermato da Mini) salta su un SxS e proverà a conquistare il primo successo nella categoria. Infine, i camion: una categoria che, a meno di clamorosi colpi di scena, dovrebbe farci assistere alla lotta tra i KAMAZ di Nikolaev (favorito), Sotnikov e Karginov.

DAKAR 2020: VENTI ITALIANI AL VIA– Con la novità saudita, aumentano gli italiani al via della Dakar. Siamo presenti in tutte le classi, fatta eccezione per quei quad che non “scaldano” i cuori tricolori. Le nostre migliori carte sono nelle moto, dove Jacopo Cerutti e Maurizio Gerini (#41 e #42, Husqvarna Solarys Racing) possono puntare quantomeno alla top-15, quand’anche alla top-10 se tutto andrà liscio ed eviteranno errori di navigazione: Gerry ha disputato una grande Dakar nel 2019, chiudendo 14°, Cerutti ha subito uno sfortunato ritiro quand’era in lotta per la top-10. Occhi puntati sugli altri centauri nostrani: Francesco Catanese (#89, Yamaha) è ormai un veterano dell’off-road e disputerà la quarta Dakar dopo i ritiri del 2014-15-16, Mirko Pavan (#109 Beta NSM Racing) proverà a ripetere e/o migliorare l’ottimo 54° posto dell’anno scorso e poi ci sono coloro che gareggiano per vivere una grande esperienza. Alessandro Barbero (#106) rientra alla Dakar dopo il ritiro del 2016, Alberto Bertoldi (#110) dopo quello del 2018, Cesare Zacchetti (#111) gareggerà nella categoria Original by Motul (malle moto) dopo cinque anni d’assenza. Le storie più interessanti però sono quelle di Fabio Fasola (#119, Husqvarna Pedregà Racing) e Matteo Olivetto (#155): il primo disputerà la Dakar come ultima esperienza da motociclista, dopo aver partecipato in Africa dal 1998 al 2000 (tre ritiri), il secondo gareggia totalmente da privato col sostegno del suo paese e dei colleghi Vigili del Fuoco, oltre che degli sponsor necessari per sostenere le spese della corsa. Li seguiremo tutti, così come seguiremo ognuno dei venti italiani.

La lista viene arricchita da auto, SxS e camion. Nelle quattro ruote, spiccano le Mitsubishi Pajero dell’R-Team guidato dai Rickler: Andrea Schiumarini (#367) si ripresenta alla Dakar dopo il 54° posto dell’anno scorso e farà coppia con Enrico Gaspari, Marco Carrara e Maurizio Dominella debuttano nella corsa. Nei SxS sono molti i piloti nostrani: ritorna il giornalista Fabio Del Punta (rit. nel 2019), riecco anche Camelia Liparoti col suo team tutto “rosa”, mentre debuttano Elvis Borsoi e Stefano Pelloni (#473, Can-Am) e Michele Cinotto (FN Speed Team). Rientro in gara anche per Stefano Marrini, che correrà su un mezzo Yamaha e proverà a concludere la sua prima Dakar dopo cinque ritiri. Sono quattro, invece, gli equipaggi nostrani nei camion: riecco Bellina/Minelli/Gotti sul mezzo Italtrans (13mi nel 2019), ma anche i MAN griffati Orobica Raid di Calabria/Calubini/Fortuna e Cabini/Verzelletti/Cabini. Chiude il nostro parco-partenti Cesare Rickler: l’ex calciatore guiderà l’IVECO preparato da R-Team, la struttura che gestisce col padre. C’è anche un altro italiano il via: Luca Lorenzato sarà copilota nel team Toyota Overdrive (camion) capitanato dal belga Dave Berghmans.

DAKAR 2019: UN “BIGINO” DEL PERCORSO E LE PRINCIPALI NOVITÀ- La prima Dakar saudita si preannuncia come spettacolare e mutevole. Si partirà il 5 gennaio da Jeddah, per poi arrivare a Riyadh (sede del riposo) e concludere la corsa il 17 gennaio nella città-progetto di Qiddiyah: la Dakar si chiuderà di venerdì, nel giorno sacro dell’Islam. Il percorso sarà estremamente “ballerino”: la Dakar 2020 avrà una prima parte su terreni rocciosi e accidentati, e una seconda concentrata nel deserto di Rubʿ al-Khālī, “lo spazio vuoto”. Una sconfinata distesa di sabbia dove la navigazione sarà fondamentale per evitare spiacevoli… smarrimenti. Non ci sarà una tappa soft in questa edizione, lunga 7.856km (5.097km cronometrati). Si parte domenica da Jeddah verso Al-Wajh con 319km di speciali che daranno un primo assaggio dell’edizione saudita: velocità, vento, dune, rocce attenderanno i corridori. Il giorno seguente, invece, spazio alle rapide piste e alla navigazione, con un ampio margine d’errore: moto e quad avvieranno la “Super-Marathon”. Arrivati al traguardo di Neom, i piloti potranno intervenire solo per 10′ sui mezzi (senza assistenza), per poi entrare in regime di parco chiuso: la futura “maxi-città” di Neom ospiterà la partenza e la tappa seguenti, con un “circuito” che porterà i partecipanti ai confini della Giordania dopo una serie di canyon e montagne miste alla sabbia. Si raggiungerà il punto più alto della corsa: 1.400m sul mare. 4a tappa che vedrà invece i corridori affrontare difficoltà e sezioni rocciose, avvicinando i templi nabatei e una parte della storia saudita. Più sabbia nella 5a tappa, dove la navigazione sarà fondamentale e avverrà un assaggio di ciò che attende i corridori da qui in poi. La 6a tappa è infatti al 100% sabbiosa con grandi insidie: il giorno dopo si riposa, ma si riparte subito forte con una frazione lunghissima che alternerà dune a tratti più guidati. Percorso in loop per l’8a tappa, che porta i corridori verso Sud e fornisce spunti interessanti alle moto: un lunghissimo rettilineo di 40km tra le dune stuzzicherà Barreda e soci. La 9a tappa porta ufficialmente la corsa dentro lo sconfinato deserto di Rubʿ al-Khālī, dove serviranno abilità e navigazione: le tappe decisive però potrebbero essere la 10a e l’11a, Marathon Stage per ogni classe e senza assistenza, con un mix tra endurance e abilità nella sabbia. In questa zona dell’Arabia Saudita, la notte arriva molto presto e questo (insiem al fesh-fesh della tappa 11) potrebbe aggiungere ulteriore “sale” alla lotta per la vittoria. La Dakar 2020 si chiuderà nella città-progetto di Qiddiya con una frazione finale che prevede una speciale cronometrata di 374km: gli ultimi km saranno molto impegnativi, e inoltre una sezione speciale di 20km assegnerà il “Qiddiyah Trophy” all’equipaggio che la percorrerà più velocemente.

Ma quali saranno le grandi novità della Dakar 2020? Partiamo dal roadbook, che sarà colorato, più dettagliato e (si spera) a prova d’errore: in alcune tappe (quattro) verrà consegnato poco prima del via per “azzerare” il vantaggio che i map-men forniscono ai grandi team ufficiali. La Dakar guadagna in varietà e “sfiora” Giordania ed Emirati Arabi, ma soprattutto dovrebbe tornare alle origini per quel che riguarda la navigazione: un grave errore d’interpretazione delle note potrebbe portare a perdere ore e non più minuti, come succedeva in Africa. Novità anche per i percorsi, che saranno molto più lunghi e porteranno a un’altra novità: moto e quad saranno obbligati a fermarsi per 15′ durante le lunghe speciali per questioni di sicurezza. Un’altra novità è la già citata Super-Marathon, ma ci saranno novità anche nei regolamenti: gli equipaggi che saranno costretti al ritiro per motivi meccanici o tecnici, potranno rientrare in gara partecipando a una classifica separata chiamata “Dakar Experience”. Questa opportunità non verrà concessa a tutti: sarà valida solo per quei piloti che vogliono vivere l’esperienza-Dakar, non per i team ufficiali. Infine, i side-by-side vengono riuniti tutti in’unica categoria come richiesto dalla FIA, e cambiano le regole per quel che riguarda l’assistenza: i veicoli di supporto potranno riunirsi alla prova speciale dal punto in cui avevano lasciato il tracciato, se effettueranno interventi off-road. E, soprattutto, non riceverà assistenza chi non completerà l’intero percorso della tappa. Non vediamo l’ora di assistere alla Dakar 2020 e “studiare” questo nuovo continente, e voi?

DAKAR 2020: IL PERCORSO NEL DETTAGLIO

5 gennaio, 1a tappa: Jeddah-Al Wajh 752km (319km speciale)

6 gennaio, 2a tappa: Al Wajh-Neom 393km (367km speciale)

7 gennaio, 3a tappa: Neom-Neom 504km (427km speciale)

8 gennaio, 4a tappa: Neom-Al ‘Ula 672km (453km speciale)

9 gennaio, 5a tappa: Al ‘Ula-Ha’il 564km (353km speciale)

10 gennaio, 6a tappa: Ha’il-Riyadh 830km (477km speciale)

11 gennaio: riposo a Riyadh. 

12 gennaio, 7a tappa: Riyadh-Wadi Al Dawasir 741km (546km speciale)

13 gennaio, 8a tappa: Wadi Al Dawasir-Wadi Al Dawasir 716km (477km speciale).

14 gennaio, 9a tappa: Wadi Al Dawasir-Haradh 886km (410km speciale)

15 gennaio, 10a tappa: Haradh-Shubaytah 608km (534km speciale)

16 gennaio, 11a tappa: Shubaytah-Haradh 744km (379km speciale)

17 gennaio, 12a e ultima tappa: Haradh-Qiddiyah 447km (374km speciale).

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