Zandvoort

Jarno, un nome che rievoca grandi ricordi nella mente degli appassionati di motori. Un nome che è diventato leggenda grazie a Jarno Saarinen, pilota che ha rivoluzionato il modo di guidare le moto ed è deceduto tragicamente nel GP d’Italia del 1973 a soli 28 anni, un nome che per gli appassionati italiani rievoca le gesta in F1 di Jarno Trulli. Da qualche mese, però, c’è un altro Jarno nel motorsport: l’italiano Jarno Zaffelli, colui che ha fatto riscoprire alla Formula 1 le curve paraboliche.

Un tipo di curva che era presente nel vecchio circuito di Monza (rispolverato in occasione del Monza Rally) e nel vecchio circuito del Fuji, ma soprattutto a Indianapolis, dove vennero abolite dopo la protesta del 2005 e un GP che vide scattare solo le sei vetture gommate Bridgestone perchè le vetture-Michelin si erano rifiutate di partire per motivi di sicurezza. A quattordici anni di distanza, riecco le paraboliche a Zandvoort, nel circuito che ospiterà il GP d’Olanda. Una corsa che torna dopo 35 anni (Lauda vinse nel 1985) e con un tracciato profondamente rinnovato: FIA e Liberty Media hanno deciso di sfruttare il calore della marea oranje che segue Verstappen in ogni gara europea, riportando il circus nella terra neerlandese e rinnovando un tracciato già esistente.

Per farlo è stato chiamato un italiano, Jarno Zaffelli, che ha deciso di realizzare ben due curve sopraelevate e dotate di elevata pendenza: le curve 3 e 14 dovrebbero favorire i sorpassi, e vedremo presto se funzioneranno e verranno apprezzate dai piloti. Di sicuro sono state apprezzate dagli organizzatori del GP, che hanno affidato la ristrutturazione a Zaffelli togliendo il “monopolio” al contestato Hermann Tilke. Ma chi è Jarno Zaffelli? Reggiano coi motori nel sangue, iniziò questa nuova carriera dopo un giro in pista a Misano, dopo aver abbandonato gli studi in ingegneria ed essersi diplomato da perito industriale. Zaffelli, come racconta il CorSera, è un autodidatta che si mantiene facendo di tutto (“anche il fotografo”) e che ha studiato questo mestiere seguendo conferenze su conferenze di Tilke e dei migliori architetti del settore.

“All’inizio mi prendevano per un marziano, poi hanno capito che non scherzavo” – dice Jarno -, e dopo aver fondato la Dromo ed aver progettato un software per calcolare i rischi d’incidente, una consulenza svolta la sua carriera e lo porta all’interno del motorsport. Ha firmato il circuito argentino di Termas de Rio Hondo, veloce e spettacolare, ed è intervenuto nei restauri di Imola, Mugello, Sepang e Silverstone, dove ha rifatto l’asfalto-trappola che aveva costretto Dorna a cancellare la MotoGP. Ora, ecco la sfida-Zandvoort e un circuito che è già praticamente pronto: ”L’inclinazione delle paraboliche sarà di 18°, le F1 sono abituate al massimo a 5°. Sarà il circuito più esigente per telaio e gomme, lo dicono le simulazioni, ma non ci saranno problemi: abbiamo studiato ogni dettaglio con Pirelli, e le macchine moderne non sono quelle di Indy 2005”.

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