Fernando Alonso Dakar

Bruciare le tappe in una corsa a tappe. Il gioco di parole sembra una battuta scontata, una freddura assurda a maggior ragione se fa riferimento alla Dakar e al suo deserto. E invece è la storia di Ross Branch. Il pilota trentatreenne ha regalato al Botswana la prima gioia della sua storia nel rally più estremo. Una vittoria inaspettata e maturata nel finale, andando al comando al momento giusto e resistendo al ritorno di due mostri sacri come Sam Sunderland e Pablo Quintanilla. A maggior ragione, la sua impresa vale doppio se si considera che questa è la seconda esperienza dakariana. E la prima apparizione è stata di quelle memorabili, con la conquista del titolo di miglior rookie del 2019. Una soddisfazione notevole che sembra aver aumentato la consapevolezza del ragazzo. E il bello di Branch è che non si conosce pienamente quale sia la sua dimensione effettiva. La classifica generale, dopo la meravigliosa vittoria odierna, lo pone in settima piazza a 4’19”. Un distacco non incolmabile, specialmente tenendo conto dell’imprevedibilità presente in ogni tappa. L’entusiasmo, unito alla mancanza di grandissime aspettative, può essere il carburante dell’avventura araba; al contrario, la carenza di esperienza può incidere notevolmente, giocando anche brutti scherzi.

ALONSO E LA SFORTUNA

In fondo, l’inesperienza è una tassa da pagare per tutti ed è un dazio che non si smette mai totalmente di scontare. Basta chiedere a un altro rookie di lusso, anche se nella categoria auto: Fernando Alonso. L’asturiano, ex fuoriclasse della Formula 1, ha deciso di tentare la grande sfida nel deserto. Tuttavia, malgrado un talento cristallino e una lettura di gara fuori dal comune, lo spagnolo non sembra riuscire a spiccare definitivamente il volo. Tutta colpa di una sfortuna che proprio non vuole saperne di abbandonarlo. La malasorte lo ha vessato negli ultimi anni di F1 e nell’avventura in Indycar. Ora si è ricordata di lui in mezzo al deserto, lasciandogli in dote una macchina danneggiata e oltre 2 ore di ritardo. Un distacco che al momento lo taglia fuori dalla lotta per il podio.

TENACE

Un metodo efficace, forse l’unico, contro la malasorte è la tenacia. Mai mollare perché in fondo tutto passa e nulla resta come prima. La filosofia eraclitea ha trovato un valido adepto in Jacopo Cerutti: il pilota italiano ha percorso gli ultimi 30 chilometri della seconda prova viaggiando sul cerchione della ruota posteriore. Lo spirito di sopravvivenza gli ha permesso di proseguire la Dakar. E domani il motociclista sarà in gara pronto a riprendersi quanto sottratto dalla cattiva sorte. Perché il deserto spesso toglie, ma talvolta regala. Capito Fernando?

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