Sam Sunderland

Cosa accomuna Stephane Peternhansel a Sam Sunderland? Sicuramente il palmares. Sia il francese che il britannico hanno provato la gioia di conquistare la Dakar. Il primo ci ha preso così tanto gusto da aver ripetuto l’impresa per 13 volte, sei delle quali da motorizzato su due ruote e in sette occasioni da pilota di auto. Sam, invece, si è limitato ad una sola occasione, ma ha l’età e le qualità per ripetersi. E poi c’è un altro aspetto comune ai due campioni: non si impongono nel rally più estremo al mondo dal 2017. Da allora solo piazzamenti, con un quarto posto e un ritiro per Peterhansel e un forfait e un terzo posto per Sunderland. Risultati accettabili per tre quarti dei partecipanti alla Dakar. Non da chi ha un simile curriculum. La tappa odierna ha visto entrambi trionfare, anche se poi il pilota KTM ha dovuto fare i conti con una sanzione che lo ha privato della vittoria. Eppure, nonostante i successi, la candidatura alla vittoria finale dei due alfieri presenta luci e ombre.

CROCE E DELIZIA

Un fattore a loro favore è la velocità. Peterhansel e Sunderland sono maestri indiscussi nell’unire l’aggressività dello stile di guida alla massima concretezza. Difficilmente la loro bussola li tradisce e raramente si lasciano trascinare dalla foga. Anche per questo motivo, nelle rispettive categorie, tutti sanno di dover fare i conti con loro, sia per la vittoria di giornata che per la classifica generale. Tuttavia, in questa edizione, Stephane e Sam stanno mostrando anche un tallone d’Achille insolito per loro: la costanza di rendimento. Entrambi hanno vissuto alti e bassi nelle quattro tappe disputate, perdendo terreno e avviando disperati tentativi di rimonta. Peterhansel, per il momento, è rientrato prepotentemente in corsa per la vittoria finale, anche se la vetta occupata da Carlos Sainz dista 11 minuti. Più lontano Sunderland nelle moto, con oltre 19 minuti da recuperare allo statunitense Ricky Brabec. L’imprevedibile corso della Dakar alimenta speranze, ma ammonisce severamente: vietato fallire ancora. Il deserto è complice e avversario, amichevole e infido. Meglio non fidarsi della sua apparentemente magnanimità.

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