Dakar 2020

L’impero è caduto. Non è ancora chiaro se si tratta di una pausa nella lunga dinastia o se davvero si è consumato l’epilogo di un’epopea straordinaria. La KTM perde lo scettro della Dakar dopo 18 lunghi anni di dominio. L’ultima volta era accaduto nel 2001, stagione della consacrazione di Richard Sainct su BMW. Poi, dall’impresa dell’italiano Fabrizio Meoni, la casa austriaca non aveva più ceduto lo scettro. Il costruttore europeo ha sgretolato la concorrenza fissando primati clamorosi. Nella categoria delle due ruote, KTM è il marchio con più successi, 18 appunto. Basti pensare che la seconda in questa speciale classifica, la Yamaha, ha metà dei titoli conquistati. I giapponesi attuano il sorpasso nel numero di vittorie considerando ogni specialità, ma solamente di poco: 20 a 18. E la casa austriaca ha trionfato con ben 8 piloti diversi. Una dimostrazione di grande affidabilità sia a livello di mezzo che dal punto di vista umano, nella scelta dei top rider. Dai già citati Meoni e Sainct a Nani Roma, dai duelli tra Marc Coma e Cyril Despres agli ultimi eroi, Toby Price, Sam Sunderland e Matthias Walkner.

FESTA

Nell’attesa di capire cosa accadrà realmente al vecchio impero, c’è un ex dominatore che torna a sorridere. La Honda è riuscita a interrompere la maledizione che durava addirittura dal 1989. Dopo tanti tentativi andati a vuoto, l’HRC è riuscita a mettere a segno il colpaccio. E ce l’ha fatta grazie a Ricky Brabac. Un pilota che alla vigilia era considerato la terza punta del team Honda, alle spalle dei più quotati Joan Barreda e Kevin Benavides. Ed invece è stato lui, lo statunitense a conquistare la gara più ambita nel panorama rally. Brabec ha corso sottotraccia nelle prime tappe, prima di affondare il colpo già alla terza frazione, prendendosi la vittoria di giornata e la vetta della classifica generale. Sembrava un leader di passaggio, almeno inizialmente, destinato a lasciare il primato nell’incertezza della prima settimana. Ricky non ha sbagliato alcun colpo. Ha limitato i danni nelle giornate difficili e affondato appena ha potuto. Nessuna crisi, nemmeno quando al suo inseguimento si sono posti mostri sacri come Pablo Quintavilla e Toby Price. E neanche qualche piccolo affanno nella penultima tappa lo ha fermato. Ha amministrato l’enorme vantaggio con grande intelligenza. E ha vinto. Dettaglio apparentemente banale per molti, non per la Honda che ha festeggiato la fine del digiuno con l’uomo con meno atteso.

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