Il Dream Team non si lascia. Anzi, raddoppia o meglio quadruplica la durata del sodalizio. Marc Marquez e la Honda, i cannibali delle ultime stagioni della MotoGP, estendono il loro accordo fino al 2024. Una scelta sorprendente, non tanto per la decisione di proseguire insieme, quanto per la durata del contratto. Solitamente i binomi pilota-costruttore tendono ad aggiornarsi con cadenza biennale. E con un largo anticipo, come dimostrano le trattative di gennaio in casa Yamaha. Il prolungamento del tandem d’oro Marquez-Honda presenta due aspetti da valutare: la possibilità concreta che lo spagnolo diventi la bandiera della casa di Tokyo e la sfida al futuro.

DIFFERENTE

La carriera del Cabroncito, finora, è stata un lungo inseguimento ai record del motomondiale. Come in pista con gli avversari, il catalano di Cervera ha raggiunto e superato diverse statistiche con ferocia e fame. Dopo aver battuto il numero di vittorie totalizzato da Mick Doohan nel ’97 (13 nel 2014 contro le 12 dell’australiano) e il primato di punti di Jorge Lorenzo nel 2010 (430 a 383), Marc punta dritto ai 9 mondiali di Valentino Rossi. Un aggancio che potrebbe concretizzarsi già in questo 2020 e che accentuerebbe ulteriormente il dualismo esistente tra Marquez e il Dottore. A differenza dell’italiano, però, il campione del mondo in carica realizzerebbe l’ennesima impresa con la fedelissima Honda, evitando il cambio di moto attuato da Vale nel 2004, quando abbracciò la Yamaha. L’accordo fino al 2024 allontana drasticamente l’ipotesi di un Cabroncito in sella a un altro mezzo. Allo stesso tempo, Marc diventerebbe l’erede perfetto di Doohan, storica bandiera della casa di Tokyo negli Anni ’90.

SFIDA

Quattro anni nel mondo dei motori rappresentano un’era. E in arco temporale così lungo possono avvenire vere e proprie rivoluzioni. La scelta di Marquez di appoggiarsi esclusivamente alla Honda è una vera e propria scommessa. Qualora, infatti, il grande costruttore giapponese dovesse incappare in una crisi tecnica, lo spagnolo non avrebbe la possibilità di rifarsi altrove. E le evoluzioni o i sovvertimenti dei valori in campo fanno parte della storia della MotoGP. Per questo motivo, la decisione di sposare la causa hondista fa onore al campione di Cervera. Essere bandiera, in fondo, richiede anche sacrifici di questo tipo.

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