L’epidemia-Coronavirus e la conseguente psicosi formata da un mix tra ingiustificato allarmismo, paura per quei casi che aumentano in Italia (2.036 casi totali, 52 morti secondo la Protezione Civile: 38 in Lombardia)) e nel mondo (89mila casi, 3mila morti), e una narrazione mediatica distorta e capace di far entrare nel panico anche i più tranquilli nella prima settimana del virus, hanno colpito nella serata di ieri anche il mondo dei motori. In una tranquilla domenica di inizio marzo, scandita dalle polemiche calcistiche e dal Clasico tra Real e Barcellona, è arrivata infatti la notizia della cancellazione del GP del Qatar per la MotoGP.

Nella nota della Dorna, si scrive così: “Vista la diffusione del coronavirus, il Qatar ha aumentato le restrizioni per i viaggiatori che provengono dai paesi più colpiti dal virus, tra cui l’Italia. A partire da oggi, domenica 1 marzo 2020, tutti i passeggeri diretti a Doha partiti dall’Italia o che sono stati nel nostro paese nelle ultime due settimane, verranno portati direttamente in quarantena per almeno 14 giorni. L’Italia gioca un ruolo fondamentale nel paddock del MotoGP ragione per cui, si è giunti a questa decisione”. L’Italia gioca un ruolo fondamentale, vero: Rossi, Petrucci, Bagnaia, Dovizioso e Morbidelli (Iannone è ancora sospeso) portano alta la bandiera italiana nella categoria, e poi ci sono l’intera squadra-Ducati, i meccanici, i team principal ecc ecc. Insomma, impossibile gareggiare se agli italiani (come accade da ieri sera) viene vietato l’accesso al Qatar. Però c’è una controversia (anzi, due: perchè autorizzare gli italiani a disputare i test e poi vietare la gara?), che riguarda Moto2 e Moto3: categorie ricche di team e piloti italiani, che però gareggeranno. Il motivo è semplice e surreale al tempo stesso: il gruppo di Moto2 e Moto3 si trova già nel paese per i test, quindi è “monitorato”. Ecco perchè si gareggerà tranquillamente domenica 8 marzo. E la MotoGP? Slitta, slitta e slitta ancora, perchè la data d’inizio rischia di essere spostata sempre più avanti.

MOTOGP: SLITTA LA THAILANDIA, SI INIZIA AD AUSTIN?– Nella mattinata di oggi è arrivata infatti la notizia che non verrà disputato neppure il GP della Thailandia, la seconda gara stagionale che ufficialmente slitta a data da destinarsi, ma in realtà si avvia verso la cancellazione e la non riprogrammazione nel corso di una stagione abbastanza congestionata per i piloti di MotoGP, Moto2 e Moto3. Il motivo è anche qui il Coronavirus: la Thailandia, come il Qatar, teme la diffusione globale del virus e ha deciso di spostare direttamente la gara per motivi sanitari, “nell’interesse della nazione e dei partecipanti”. Come dicevamo, un recupero a stagione in corso è molto complicato: la MotoGP correrà 9 gare nei 13 settimana successivi al mese d’agosto, e trovare una data sarà quasi impossibile, perchè non si può chiudere ai piloti di non avere neppure un attimo di respiro. La cancellazione della gara qatariota e il rinvio del GP thailandese pongono la data d’inizio del 2020 della MotoGP ad aprile: la prima gara dovrebbe tenersi ad Austin, con il GP texano sulla pista che ha sempre visto dominare Marc Marquez. Condizionale d’obbligo, perchè in un mese può succedere di tutto e il Governo del Texas, visto che i casi stanno aumentando anche negli USA, potrebbe prendere decisioni drastiche. Mai era capitato che la MotoGP non avesse una data d’inizio certa. L’emergenza sta colpendo anche la top-class, e i piloti sono preoccupati. Valentino Rossi ha commentato così la notizia: “È una brutta notizia, un peccato perchè eravamo pronti fisicamente e psicologicamente e volevamo davvero iniziare, dopo il test in Qatar. La cancellazione è difficile da accettare, perchè non sappiamo quanto dovremo aspettare prima di poter cominciare a correre. Passerà sicuramente tanto tempo, visto che hanno posticipato anche la Thailandia. Speriamo che tutto vada per il meglio”. 

F1: IN AUSTRALIA SI CORRE– Ovviamente la cancellazione del GP del Qatar aveva fatto sorgere dubbi anche sull’inizio della stagione della F1, viste le restrizioni che molti paesi stanno mettendo ai cittadini italiani. Dubbi che sono stati scacciati dalla nota pubblicata quest’oggi dagli organizzatori del GP d’Australia, consueta apertura della stagione a Melbourne: “Siamo pronti per la gara di F1 a Melbourne della prossima settimana. Stiamo facendo gli ultimi ritocchi. Il materiale e il personale del team arriveranno nei prossimi giorni. Non vediamo l’ora di aprire le porte al pubblico giovedì 12 marzo. La salute e la sicurezza del GP d’Australia e della F1 sono fondamentali per noi. Stiamo collaborando con le agenzie sanitarie e le relative organizzazioni governative per affrontare la questione Coronavirus. Continuiamo a monitorare la situazione in vista della gara, affidandoci ai migliori esperti in materia tra cui il comitato principale per la protezione della salute australiano. In questa fase non vi è alcuna indicazione di ulteriori divieti di viaggio, né alcuna indicazione che la F1 e i team non arrivino come al solito. La F1 ha confermato che il GP si farà, e non vediamo l’ora”.

Dunque in F1 al 99% si correrà mentre in MotoGP no. Ci sono dubbi però per il prosieguo della stagione a quattro ruote: il Bahrain ha oggi vietato l’ingresso ai cittadini italiani, a meno di una lunga quarantena. Potrebbe saltare la seconda gara della stagione di Formula 1? Salterà anche il Vietnam, così vicino alle zone del massimo contagio? Lo scopriremo nelle prossime settimane.

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