Dopo il colpevole ritardo con cui è stato rinviato il GP d’Australia, ovvero a due ore dall’inizio della prima sessione di prove libere e solo dopo il “dietrofront” di Mercedes sulla disponibilità a disputare la gara (che ha interrotto uno stallo che vedeva 4 favorevoli, 4 contrari e 2 astenuti), la F1 è passata da un estremo all’altro. Di concerto con la FIA, infatti, il via della stagione è stato rinviato a data da destinarsi e si susseguono voci su quando e come si potrà riprendere.

Fermo restando che lo sviluppo dell’epidemia-coronavirus resta imprevedibile, visto come si sta diffondendo in ogni paese, mettendo a rischio i vari sistemi sanitari nazionali, l’ipotesi più accreditata per la ripresa (o meglio, l’inizio) della stagione F1 vedrebbe il via fissato per il 7 giugno a Baku, col GP dell’Azerbaijan e su un circuito che ci ha spesso regalato gare imprevedibili e ricche di colpi di scena/protagonisti a sorpresa. A questo punto, con soli cinque/sei mesi a disposizione, diventerebbe quasi impossibile disputare tutti i GP. La stagione è valida dopo la disputa di 13 gare, un calendario “minimal” se pensiamo agli impegni attuali, ma che in realtà era la prassi fino ai primi anni Ottanta: l’idea di FIA e F1 sarebbe di arrivare alle 18 gare disputate, salvando così molti appuntamenti attualmente a rischio dopo il rinvio delle gare.

Ma come si possono disputare così tante gare in così poco tempo? La soluzione c’è, e va fatta digerire ai team: visto che ora non si sta gareggiando, FIA e Liberty Media vorrebbero abolire la sosta estiva, che solitamente vede la F1 fermarsi per un mese circa e riprendere ad agosto inoltrato. Così facendo si “tirerebbero fuori dal cilindro” svariate settimane in cui si potrebbe correre, con un calendario che di contro sarebbe molto contingentato: team e vertici della F1 sarebbero già d’accordo per questo cambiamento, che comporterebbe la chiusura “obbligatoria” delle Factory fino al 14 aprile, i meccanici invece non sarebbero dello stesso avviso e potrebbero reagire nelle prossime settimane. Proprio i meccanici sono la categoria più sensibile al contagio: come piloti e vertici, sono andati regolarmente in Australia, e uno di loro è risultato positivo al coronavirus, con annesso ritiro del team McLaren dal GP.  Molti di loro attualmente sono in quarantena imposta o autoimposta dopo il lungo viaggio Australia-Europa, e non tutti sono rientrati dalla “terra dei canguri”. La gestione della situazione-coronavirus, con team e federazione intenzionati a recuperare più gare possibili nonostante tutto, potrebbe farli reagire: attualmente non esiste un sindacato dei meccanici F1, ma Motorsport.com riporta che il “tam-tam” di questi giorni potrebbe spingerli ad unirsi per un’azione collettiva.

Per il momento, i team hanno preso scelte differenti. Ferrari ha chiuso il Reparto Corse fino al 25 marzo, invitando a lavorare da casa, e molti esponenti del Cavallino si trovano in autoisolamento, così da evitare il contatto con le famiglie e possibili rischi di contagio esteso anche ai propri cari per il coronavirus, visto ciò che è successo in Australia e la struttura del paddock che facilita ovviamente i contatti con possibili contagiati. Misura simile per Alfa Romeo, con tutto il personale di pista in quarantena. Andreas Seidl, team principal McLaren, ha mostrato invece solidarietà al meccanico risultato positivo e ai 18 messi in quarantena preventiva ed è rimasto a sua volta in Australia, mettendosi in isolamento volontario. Non si sono potuti imbarcare verso l’Europa coloro che erano sullo stesso aereo del tecnico McLaren: molti tra meccanici e tecnici sono dunque ancora in Australia, come dicevamo poc’anzi. E chissà che il possibile taglio delle vacanze estive non li faccia reagire: l’attuale bozza di calendario imporrebbe infatti 13 gare in 17 settimane, un’autentica follia per meccanici e addetti alla pista.

F1: LA BOZZA DI CALENDARIO– Nei giorni scorsi erano circolate molte bozze del nuovo calendario F1, più o meno credibili. La più accreditata è quella che vedrebbe il via della stagione il 7 giugno a Baku, e la fine fissata per il 13 dicembre negli Emirati Arabi. Dopo Baku (7/6) si proseguirebbe con Canada (14/6), Francia (28/6), Austria (5/7), Inghilterra (19/7), Ungheria (2/8), Olanda (16/8), Belgio (30/8), Italia (6/9), Singapore (20/9), Russia (27/9), Giappone (11/10), USA (25/10), Messico (1/11), Brasile (15/11), Vietnam (29/11), Cina (6/12) ed Emirati Arabi (13/12). Una stagione estremamente compressa, che metterebbe a dura prova tutti, dai piloti ai meccanici: i continui viaggi intercontinentali senza possibilità di respiro potrebbero spingere parecchi all’errore, e “prosciugare” le energie dei team.

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