Il mondo sta vivendo una situazione estremamente complicata: il coronavirus ha colpito ormai quasi tutti i paesi, e in Italia la situazione resta grave, con circa 300 morti al giorno e l’esaurimento dei posti in terapia intensiva che si avvicina. Mentre molti Paesi decidono come affrontare l’emergenza, tra chi chiude tutto e chi perde tempo sperando nella non comprovata “immunità di gregge” mettendo a rischio la popolazione (hi England, we’re talking of you), e mentre sul web impazzano fake news del tipo “Lewis Hamilton ha il coronavirus”, le varie categorie motoristiche decidono il da farsi.

Quella maggiormente “impegnata” è la F1, che sta vivendo una situazione mai vista prima. Il campionato non è iniziato, vista la cancellazione del GP d’Australia dopo che un meccanico McLaren era risultato positivo al coronavirus e le squadre si erano rifiutate di correre, e non si sa ufficialmente quanto riprenderà: le voci più accreditate (le avevamo riportate ieri qui) ci riferiscono di uno start ufficiale a Baku, il 7 giugno, col taglio della pausa estiva e la chiusura dei reparti Factory fino a metà aprile per far “digerire” ai meccanici qualcosa come 13 gare in 17 weekend. E ora si fa avanti una nuova ipotesi riguardo al futuro della Formula 1, che di fatto non ha ancora un’idea precisa del futuro.

Proprio in virtù di autoisolamento, chiusure volontarie e quant’altro, il lavoro sulle nuove monoposto, quelle che debutteranno nel 2021 dopo la svolta regolamentare, rischia di essere a dir poco laborioso per le scuderie del circus. A questo si aggiunge una possibile emergenza finanziaria, visto che almeno fino a giugno le scuderie non avranno quegli introiti programmati che derivano da partecipazioni e/o premi derivanti dalle corse disputate. Ecco perchè FIA, team e Liberty Media stanno studiando delle contromisure al tutto, e nella conference call di ieri pomeriggio è stata avanzata un’ipotesi che potrebbe cambiare e non poco il futuro della categoria. L’idea sarebbe quella di procrastinare l’entrata in vigore del nuovo regolamento tecnico che avrebbe rivoluzionato la F1 nel 2021, riportando tra le varie cose l’effetto-suolo e inserendo uno stringente budget cap.

La svolta potrebbe essere rinviata al 2022, consentendo così ai team di ammortizzare nel 2021 questa stagione “monca” e a dir poco impegnativa dal punto di vista tecnico ed economico. Nel 2021 si gareggerebbe dunque con le stesse monoposto di quest’anno, con ampi blocchi allo sviluppo e novità consentite solo dal punto di vista aerodinamico: è un’ipotesi al momento, ma sembra incontrare il favore dei team e dei vertici del circus. Vedremo quali saranno gli sviluppi ufficiali, ma è certo che la soluzione aiuterebbe tutti: i costi nel 2021 sarebbero contenuti, ammortizzando i minori introiti del 2020, e tra l’altro tutte le energie potrebbero essere concentrate sull’intesa stagione che si correrebbe da giugno a dicembre, non avendo la testa “divisa” tra pista e progettazione della vettura secondo il nuovo regolamento. Così facendo inoltre, con monoposto simili e/o quasi identiche a quelle del 2020 nella prossima stagione, meccanici e dipendenti dei team potrebbero tirare il fiato a gennaio, dopo la fine di una mini-stagione intensa, con 18 GP in sei mesi.

Vedremo quali saranno gli sviluppi ufficiali, ma la rivoluzione-F1 potrebbe slittare di dodici mesi, com’è già successo ai grandi eventi calcistici programmati nell’estate 2020.

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