Andrea Iannone

Dopo dei lunghi mesi di attesa, è arrivata la sentenza per Andrea Iannone. Il pilota di Vasto aveva visto il suo mondo crollare al termine dell’anno scorso, quando gli era stata notificata la positività a uno steroide anabolizzante in seguito a un controllo di routine effettuato al termine del GP della Malesia. Iannone si era subito difeso dicendo che l’assunzione del Drostanolone, uno steroide che migliora le prestazioni, non era da ritenersi assolutamente volontaria, e che non si era mai dopato, e assumendo l’avvocato De Rensis (noto tra le varie cose per il caso-Pantani) per la propria difesa. Una difesa che è stata improntata proprio sull’assunzione involontaria, tramite una cena a base di carne in Malesia, paese nel quale le carni vengono spesso trattate con quel tipo di steroide e avevano già causato casi simili, ma che ha funzionato solo in parte.

La sentenza è stata infatti un’autentica mazzata per Andrea Iannone, che viene squalificato per un anno e mezzo. 18 mesi di stop che partono dalla notifica della positività, arrivata il 17 dicembre scorso, e dunque scadranno esattamente il 16 giugno 2021: il comunicato FIM chiarisce che Iannone viene anche escluso dagli ordini d’arrivo del GP della Malesia e di Valencia, dove non aveva marcato punti, ma la pena è comunque afflittiva. Non si sa quando inizierà la stagione attuale, ma la squalifica ricade anche sul 2021 e obbligherà Iannone a perdere più o meno 6-7 gare del Mondiale 2021, mettendo a rischio il suo rapporto con Aprilia qualora lo stop venisse confermato. Da un lato la FIM accetta la contaminazione alimentare, dall’altro lo condanna ugualmente perchè nè lui nè Aprilia hanno tenuto conto dell’indice delle sostanze proibite e si sono esposti a un errore inaccettabile.

La casistica FIM prevede quattro anni di squalifica per questo tipo di positività all’antidoping, mentre Iannone per la sua “buona fede” viene squalificato solo per 18 mesi. Un verdetto che sconfessa in parte l’impianto accusatorio, visto che l’accusa in sede processuale aveva spinto sull’assunzione del Drostanolone per fini estetici e/o migliorativi della prestazione, cosa che invece la FIM nega sposando la tesi difensiva di Iannone. Iannone, però, vede una brutta macchia colpire la sua carriera, e non si fermerà qui: il pilota italiano ha già annunciato che ricorrerà davanti al TAS, cosa che in teoria porterà alla sospensione della pena e gli consentirà di gareggiare fino al giudizio. Andrea Iannone porterà al TAS l’esame del capello, che spesso ha scagionato soggetti che si sono trovati nella sua stessa situazione.

Il pilota ha annunciato che vuole dare battaglia per essere completamente assolto: “Lo stop non mi ha colpito molto, ce l’aspettavamo. Guardiamo il tutto in modo positivo: hanno riconosciuto la mia innocenza, anche se agli atti abbiamo perso perchè mi hanno comunque squalificato per 18 mesi. Faremo ricorso al TAS, ma poteva andare molto peggio. Il mio è il primo caso di contaminazione alimentare che porta a una sospensione (non è vero in realtà, Contador venne squalificato per qualcosa di simile, ndr). Ringrazio il mio avvocato, che mi ha trattato come un figlio, perchè senza di lui sarebbe tutto molto diverso. Questo periodo è stato duro, difficile da accettare. Ho pensato di tutto, non è stato facile ma ogni giorno ho cercato di trovare la forza per andare avanti e dimostrare la mia innocenza. Non ce l’ho fatta al 100%, ma continuerò a lottare per questo obiettivo: voglio tornare in moto il prima possibile. Quando andiamo nei ristoranti non sappiamo con certezza se la carne è contaminata o meno: in questa sentenza c’è una grave incongruenza tra il regolamento e la vita reale. Bisognerà capire in futuro se sarà possibile trovare un punto d’incontro e cambiare le normative”. 

Andrea Iannone ha incontrato anche il supporto, costante e non scontato, di Aprilia. Il dt Massimo Rivola ha commentato con vivo stupore la squalifica del suo pilota: “La sentenza ci lascia sconcertati per la pena inflitta, ma anche soddisfatti dalle motivazioni. I giudici hanno riconosciuto la totale buona fede di Andrea e l’inconsapevolezza nell’assunzione, confermando la contaminazione alimentare. Per questo, la pena inflitta non ha alcun senso: alla luce delle motivazioni scritte dai giudici, Iannone avrebbe dovuto essere assolto, ma il quadro ci lascia speranze per il ricorso. Rivogliamo Andrea in sella all’Aprilia RS-GP, saremo al suo fianco e lo sosterremo”. 

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