Stirling Moss

“Chi ti credi di essere, Stirling Moss?”. Se guidate in maniera eccentrica, scapestrata e decisamente oltre i limiti di velocità in Gran Bretagna, oltre all’inevitabile multa potreste sentirvi dire questa frase dagli zelanti poliziotti d’Oltremanica. Perchè Stirling Moss, da quelle parti e non solo, è un’autentica leggenda, probabilmente il pilota britannico più amato di sempre, forse anche più di Lewis Hamilton. Leggenda, una parola strana, che spesso viene usata a sproposito, ma non qui. Puoi diventare una leggenda conquistando 7 Mondiali (Schumacher), oppure trasformando il proprio sport ed entrando nei cuori di tutti (Senna), oppure ancora guidando in maniera folle e spericolata prima di andarsene nel modo più tragico (Gilles Villeneuve). E si può diventare una leggenda anche senza conquistare il titolo mondiale e senza aver mai guidato in carriera una Ferrari.

È il caso di sir Stirling Craufurd Moss, il Re senza corona, il più grande pilota a non aver mai vinto il titolo mondiale, l’eterno secondo. Soprannomi ed epiteti che gli sono stati “affibbiati” durante la sua carriera, e che descrivono un pilota velocissimo, ma arrivato sempre a tanto così dalla gloria dell’iride. Stirling Moss è tuttora il pilota che ha vinto più GP (16 su 66 disputati) senza aver conquistato il Mondiale, e vanta un poco invidiabile record: ha chiuso secondo per quattro anni consecutivi (1955-58) e terzo nelle tre stagioni seguenti (1959-61). Fangio (3 volte), Hawthorn, Brabham (2 volte) e Phil Hill i piloti che esultarono mentre lui si doveva accontentare di un piazzamento sul podio della classifica generale. Eppure Stirling Moss, che si è spento ieri all’età di 90 anni (era l’ultimo superstite del Mondiale F1 del 1951), viene ricordato come uno dei più spettacolari e iconici piloti nella storia della F1. Leggendaria la sua frase sui rettilinei, “Quei tratti noiosi che uniscono due curve”, leggendaria un carriera che lo vide guidare per nove case automobilistiche differenti: HWM, ERA, Connaught, Cooper, Maserati, Mercedes, Vanwall, BRM, Lotus.

Proprio con una HWM-Alta arrivò il suo debutto nel circus, a 22 anni e nel GP di Svizzera: ottavo a due giri da Fangio. Era un’altra F1, quella in cui ti avviavi al circuito non sapendo se saresti tornato a casa tutto intero, o se saresti tornato a casa, punto. L’incidente, spesso tragico, era dietro l’angolo, in una generazione che perse campioni come Ascari e Collins, e le auto difficilissime da governare e “primordiali”, se paragonate ai mostri tecnologici di oggi. Per questo, serviva un tempo d’adattamento: ci vollero tre anni per ottenere il primo podio, terzo in Belgio dietro a Fangio e Trintignant. E un altro anno per la prima vittoria: nel 1955 Stirling Moss vinse ad Aintree e chiuse secondo nel Mondiale dietro a Fangio, suo caposquadra in Mercedes. “Mi hai lasciato vincere Juan?”. “No, sei semplicemente stato più bravo di me quel giorno”. Perchè, a un 26enne così spericolato e “garibaldino”, sembrava impossibile aver sconfitto una leggenda come Juan Manuel Fangio.

Eppure, proprio al nome di Stirling Moss è legata una delle imprese più iconiche del motorsport degli anni Cinquanta. Siamo nel 1955, siamo alla Mille Miglia, che allora aveva una valenza “epocale”. Vi partecipavano tutti i migliori piloti, era una sorta di bonus track del Mondiale sul territorio italiano. Da Brescia a Roma e ritorno, 1000 miglia percorse in 10 ore, 7 minuti e 48 secondi. Un tempo imbattuto e imbattibile, frutto di una folle corsa in cui 1.600km circa vennero percorsi a 157,650km/h di media. Se la velocità non vi sorprende, riflettete su questo: la Mille Miglia si disputa sulle strade che noi stessi frequentiamo tutti i giorni, con avvallamenti, centri abitati e difficoltà di ogni tipo. Quello di Stirling Moss è quasi un tempo da Tourist Trophy, che gli è valso l’inserimento nella Hall of Fame della gara e lo status di icona. La Mille Miglia resterà uno dei grandi highlights di una carriera che lo vide perdere un Mondiale per un punto (1958, Hawthorn), nel quarto anno consecutivo da vicecampione iridato, e conquistare l’ultimo successo nel GP di Germania del 1961. 16 vittorie e 24 podi in 66 GP: numeri invidiabili, soprattutto pensando che in quegli anni si correva molto meno (almeno a livello iridato) e il rischio era sempre dietro l’angolo.

Ma soprattutto, numeri “inglesi”. Stirling Moss rifiutò sempre la Ferrari e guidò per il 90% della sua carriera vetture britanniche, perchè “È meglio perdere con un’auto inglese che vincere con una monoposto straniera”. Ecco spiegato uno dei tanti motivi per cui gli inglesi lo amano tuttora: Moss era un eroe britannico, un’icona che (con Trintignant e Phil Hill) ha vinto un GP di F1 sia col motore anteriore che con quello posteriore. Era il pilota spericolato, quello “simpatico” perchè vinceva le gare ma mai il Mondiale, e anche quello sfortunato. Un incidente a Goodwood (1962) lo fece entrare in coma per un mese, e quando si svegliò non riusciva a muovere tutta la parte sinistra del corpo: tornò a farlo dopo soli sei mesi, provando una Lotus e trovandosi più lento del passato. Uno shock emotivo che lo spinse a dire “basta”, certo che non avrebbe più vinto in F1 e non si sarebbe più sentito come prima all’interno della monoposto. Da lì in poi ha disputato solo qualche gara nell’endurance e nel British Touring Car Championship, commentando la F1 per la BBC e disputando qualche gara del circuito “classic cars”: smise però praticamente subito, anche perchè riprendere a 80 anni non era proprio facilissimo.

La sua ultima apparizione nel mondo della F1 è datata 2015, quando si incontrò con Lewis Hamilton: i due provarono la Mercedes del 1955, quella con cui Moss vinse la sua prima gara in F1 e chiuse secondo nel Mondiale, e strinsero ulteriormente un’amicizia tra due grandi del motorsport che si è conclusa solo alla morte della leggenda britannica. Hamilton, che ha sempre inserito tra i suoi idoli sportivi Stirling Moss, gli ha dedicato proprio ieri un commosso ricordo sui propri profili social: la F1 ha perso un’altra delle sue leggende, stroncata dallo scorrere del tempo a 90 anni e dopo una carriera straordinaria. Riposa in pace, sir Stirling Moss.

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