Aguri Suzuki F1

La quarantena e il coronavirus ci hanno privato delle gare di F1, MotoGP, Motocross e quant’altro. Per “sopravvivere” alla nostalgia da isolamento ci affidiamo alle gare virtuali, tra #NotTheGP, Virtual GP made in F1 e la serie #RacefortheWorld con Charles Leclerc, Lando Norris e il simpatico gruppo di pazzi che condividono con loro un campionato (che si concluderà venerdì) nato per raccogliere 100mila dollari per l’OMS. Oppure, con piccole grandi piccole di storia fornite dalla F1 e dai canali ad essa dedicati. Abbiamo deciso di partecipare a questo salto indietro nel tempo proponendovi alcune top-10/top-20 e classifiche nostalgiche. Vi avevamo proposto le gare “pazze”, torniamo oggi con altre curiosità. Ci sono piloti che sono entrati nella storia vincendo fior di GP e Mondiali, e altri che invece hanno avuto una piccolissima parte nei 70 anni della F1. Sono ben 70 i piloti che hanno conquistato un solo podio in carriera: oggi ve ne riporteremo alla mente 20, dai quali abbiamo escluso le recenti imprese di Stroll (3° a Baku 2017), Gasly e Sainz (2° e 3° a Interlagos 2019).  Vi ricordavate di loro?

1)  LODOVICO SCARFIOTTI, 1° MONZA 1966– Lodovico o Ludovico? Regna il mistero su colui che è stato l’ultimo vincitore italiano nel GP d’Italia a Monza. I libri di storia riportano infatti entrambe le grafie del nome di Scarfiotti che, di buzzo buono, ci mise del suo per alimentare i dubbi: sulle tute era stampato il nome Ludovico e la compagna lo chiamava così, ma sui certificati di proprietà delle vetture era riportato “Lodovico”, e Mauro Forghieri lo chiamò sempre così. Vinse a Monza con una Ferrari nel 1966, scortato dal compagno Parkes: il Drake voleva una vittoria tricolore. Rimane la sua unica vittoria, nonchè il suo unico podio: dopo aver guidato Ferrari, Cooper, Eagle e Porsche morì nel 1968 durante una gara in salita a Rossfeld (Germania).

2) LUCIEN BIANCHI, 3° MONACO 1968– Luciano Bianchi, poi Lucien dopo l’approdo in Belgio al seguito del padre meccanico. Un cognome italianissimo, una vittoria alla 24h di Le Mans e un destino tragico come quello del suo pronipote, Jules. Per lui qualche apparizione in F1, con 17 GP disputati e soli 6 punti. Il suo unico podio arrivò nel Principato di Monaco, nel 1968: partì 14° e alla guida di una Cooper arrivò terzo alle spalle di Graham Hill (Lotus) e Phil Attwood (BRM), staccato di 4 giri in una gara che vide al traguardo 5 piloti. Morì un anno dopo, nelle prove a Le Mans: la sua Alfa Romeo colpì un palo del telegrafo e prese fuoco.

3) MARK DONOHUE, 3° MOSPORT 1971– Nella top-3 alla prima gara assoluta, come riesce solo ai grandi. Ci è riuscito a sorpresa anche Mark Donohue, alla guida di una McLaren affidata al team Penske, che debuttava nel circus nel GP del Canada sul circuito di Mosport. Partì ottavo e chiuse terzo alle spalle di Jackie Stewart e Ronnie Peterson. Donohue, talento che sembrava promettente e vinse la Indy500 del 1972, proseguì nel 1974 e nel 1975 sempre con Penske, presenza fissa della F1 anni ’70. Perse la vita per un incidente durante il warm-up del GP d’Austria 1975: lo scoppio di una gomma portò a un tremendo incidente. Donohue era cosciente, ma morì in ospedale per un’emorragia cerebrale. Un anno dopo, in una commovente coincidenza, il suo compagno di squadra John Watson vinse su una Penske il GP d’Austria, unica vittoria del team statunitense in F1.

4) VITTORIO BRAMBILLA, 1° ÖSTERREICHRING 1975– La guida in condizioni estreme era il pane di Vittorio Brambilla, che viene tuttora considerato uno dei migliori interpreti della F1 sul bagnato. Vinse proprio quel tragico GP d’Austria nel 1975, sotto la pioggia: scattato 8°, superò pian piano tutte le vetture danzando sulla pioggia in un pomeriggio da ricordare, che gli regalò anche il giro veloce. La gara venne sospesa al 29° giro e vinta (con punteggio dimezzato) da Brambilla davanti a James Hunt e Tom Pryce. Non prima, però, di distruggere il musetto dell’auto con un testacoda appena dopo la linea d’arrivo del giro conclusivo.

5) BRUNO GIACOMELLI, 3° LAS VEGAS 1981– Il nome di Bruno Giacomelli viene troppo spesso legato solo alla disastrosa Life Racing, il pessimo progetto con motore da 300cv e velocità massima di 240km/h. Ma il pilota bresciano ha avuto un passato di tutt’altro spessore, con una pole position  Watkins Glen (1980) e il podio a Las Vegas l’anno seguente: in una grandiosa gara di rimonta, chiuse terzo alle spalle di Alan Jones e Alain Prost, riportando sul podio l’Alfa Romeo dopo 30 anni.

6) PHILIPPE STREIFF, 3° ADELAIDE 1985– 55 GP, 11pti, un podio. La carriera di Philippe Streiff ha vissuto il suo apice in un folle pomeriggio australiano e sul circuito d’Adelaide. Partì 18° e sfruttò i problemi alle gomme altrui e qualche incidente (Senna) per risalire la classifica, chiudendo terzo alle spalle di Keke Rosberg (McLaren) e Jacques Laffitte (Ligier), suo compagno di team. Terzo e… su tre ruote: disputò l’intero giro finale su tre gomme dopo un contatto col compagno. La sua carriera si interruppe nel 1989: un tremendo incidente in Brasile lo paralizzò dalla vita in giù.

7) MAURICIO GUGELMIN, JACAREPAGUÁ 1989– Amico di Ayrton Senna, disputò 5 stagioni in F1 (March, Leyton House e Jordan) e andò a podio nella gara di casa, in Brasile. Scattò 12° e chiuse terzo alle spalle di Nigel Mansell e Alain Prost, sfruttando la grande conoscenza del tracciato e la March progettata da Adrian Newey. Non andrà più a podio, ma sfiorerà la vittoria al Paul Ricard l’anno dopo: la sua Leyton House andrà ko (motore) mentre guidava davanti al compagno Ivan Capelli ed Alain Prost.

8) AGURI SUZUKI, 3° SUZUKA 1990– La gara di Suzuka 1990 verrà ricordata sempre per l’incidente al via tra Senna e Prost che consegnò il Mondiale e la “vendetta” ad Ayrton, ma anche per il suo podio. Approfittando dei ritiri di Mansell e Berger, vinse Nelson Piquet su Benetton, seguito da due “novizi” del podio. Roberto Moreno, reduce dalle disastrose esperienze in Eurobrun e Coloni e futuro protagonista “al contrario” sulla lentissima Andrea Moda, debuttò da sostituto di Nannini chiudendo 2° alle spalle del connazionale. Terzo arrivò invece Aguri Suzuki sulla Larrousse-Lamborghini, dopo una gara strepitosa sul circuito di casa. Proprio lui, il fondatore del team Super Aguri degli anni Duemila.

Aguri Suzuki F1

9) JJ LEHTO, 3° IMOLA 1991– Jyrki Juhani Järvilehto, per tutti JJ Lehto, sembrava destinato a un grande futuro. Ferrari lo ingaggiò come collaudatore, salvo poi “scartarlo” dopo i risultati deludenti alla guida della Onyx. Guidò bene la Sauber-Ilmor (1993) e affiancò per qualche GP Schumacher in Benetton nel 1994, non risultando all’altezza. L’highlight della sua carriera, però, arrivò nel GP di San Marino del 1991, guidando la vettura Dallara della Scuderia Italia: sotto il diluvio JJ Lehto, che passò dalle prequalifiche e scattò 16°, approfittò di una guida sicura e di tantissimi ritiri per chiudere 3° a un giro dalle McLaren di Senna e Berger. Fu il suo unico podio in carriera, nonchè l’unico della Scuderia Italia, con telaio Dallara e motori Judd.

10) MICHAEL ANDRETTI, 3° MONZA 1993– La leggenda dell’IndyCar e figlio d’arte ha disputato un solo campionato F1, a 31 anni e nel 1993, affiancando Senna. Andò a punti solo tre volte, con sette ritiri e la sostituzione con Hakkinen in vista, ma conquistò il podio nella sua ultima gara, a Monza. Scattò 9°, perse tantissimo tempo per un testacoda e una sosta anticipata ai box, ma non si perse d’animo. Ripartì 20° e già doppiato, trovando subito il ritmo e iniziando una strepitosa rimonta: dopo 40 giri era 6°, poi superò Patrese e Wendlinger e approfittò del ritiro di Prost. Chiuse così 3° alle spalle di Damon Hill e Jean Alesi, nella sua ultima gara in F1.

11) NICOLA LARINI, 2° IMOLA 1994– Il weekend di Imola 1994 resta una ferita aperta nei cuori degli appassionati F1. L’incidente di Barrichello, per fortuna illeso, fu l’anticamera dei tragici decessi di Roland Ratzenberger e Ayrton Senna. Dopo la morte del brasiliano la gara ripartì e Nicola Larini fu grande protagonista: lo storico collaudatore Ferrari, che sostituiva l’infortunato Alesi, si mise in luce dopo il ritiro di Gerhard Berger, chiudendo 2° a 54” da Michael Schumacher (Benetton), con Hakkinen terzo su McLaren. È il suo unico podio in 75 GP disputati (49 partenze) tra Coloni, Osella, Ligier, Modena Team, Ferrari (collaudatore dal 1992 al 1996) e Sauber, e l’ultimo podio di un italiano con la Rossa di Maranello.

12) GIANNI MORBIDELLI, 3° ADELAIDE 1995– Un altro italiano, un altro pilota che viene ricordato più che altro per la sua carriera nel Mondiale Turismo (gareggia tuttora nel WTCR, a 52 anni) e tuttavia è andato a podio in F1. Accadde in Australia nel 1995: Morbidelli scattò 13° con la Footwork e chiuse terzo in una gara che vide tutti i piloti doppiati da Damon Hill e sole 8 vetture all’arrivo. Tra incidenti in pitlane (Coulthard, Roberto Moreno), rotture (Berger, Frentzen, Herbert, Irvine) e incidenti (Alesi vs Schumacher), è una gara a eliminazione: Hill precede la Ligier di Panis (frenato da una perdita d’olio) di due giri, terzo è Morbidelli davanti a Blundell, Salo, Lamy, Diniz e Gachot, ottavo e ultimo a 5 giri.

13) TAKUMA SATO, 3° INDIANAPOLIS 2004– Takuma Sato viene ricordato come uno dei tanti piloti “improbabili” della F1. Legato a doppio filo alla Honda, nonchè avvezzo a incidenti e disastri, debuttò in Jordan e poi passò in BAR-Honda. Proprio con la BAR, futura Honda e Brawn GP, conquistò il suo unico podio nel 2004, a Indianapolis. Scattò terzo, gareggiò in maniera intelligente duellando con Alonso e rimontando dopo il rifornimento, e strappò il 3° posto a Jarno Trulli, chiudendo alle spalle delle Ferrari di Schumacher e Barrichello. Il suo fu il secondo podio per un pilota giapponese dopo la storica “prima” di Aguri Suzuki nel 1990. Chiuse male la sua carriera F1 in Super Aguri, ma si è rifatto entrando nella storia del motorsport USA e vincendo la 500 miglia di Indianapolis nel 2017.

14) TIAGO MONTEIRO, 3° INDIANAPOLIS 2005– Due anni in F1 tra Jordan e Midland, e il podio nella “gara della vergogna”. Indy 2005, là dove i piloti Michelin non corsero per protesta contro l’inaffidabilità dei loro pneumatici nella sopraelevata finale, mostrata dall’incidente di Ralf Schumacher nelle libere. Al termine del giro di schieramento le 14 vetture gommate Michelin si ritirarono e rimasero in griglia solo Ferrari, Jordan e Minardi: vinse Schumacher davanti a Barrichello, con Monteiro terzo davanti a Karthikeyan, Albers e Friesacher. Lo sfortunato pilota portoghese, che ha recentemente perso un titolo vinto nel WTCC per un incidente fuori-gara, firmò così l’ultimo podio della Jordan F1.

15) PEDRO DE LA ROSA, 2° HUNGARORING 2006 – Carriera singolare, quella di Pedro de la Rosa, cugino di Alberto Puig. Debuttò in F1 con Arrows nel 1999 (28 anni), supportato dalla Repsol, passò in Jaguar e poi diventò collaudatore McLaren (2003-2009). Ebbe la sua grande occasione nel 2006 sostituendo Montoya, passato in NASCAR a metà stagione, e andò a podio in Ungheria: con una gara solida chiude 2° alle spalle di Jenson Button, che sfrutta un’intuizione (la prima delle tante, nelle gare bagnato-asciutto e viceversa) per rimontare dal 14° posto. Unico podio in carriera a 35 anni e ritorno a collaudatore nel 2007, per far posto a un certo Hamilton: lo rivedremo con Sauber (2010) e HRT (2012, a 41 anni), prima del ritiro.

16) NELSON PIQUET jr., 2° HOCKENHEIM 2008– Di Nelsinho Piquet si ricordano due cose: l’incidente “telecomandato” di Singapore che portò alla radiazione di Briatore e la vittoria a sorpresa nel primo campionato Formula E, con 1pt su Buemi. Nessuno si ricorda il suo unico podio, arrivato in Germania con una strategia intelligente e fortunosa. Scattato 17°, Piquet jr. opta per una sola sosta e si trova addirittura in testa dopo la girandola dei pit-stop. Non resiste al rientro di uno scatenato Lewis Hamilton, ma chiude secondo precedendo Massa e Heidfeld.

17) VITALY PETROV, 3° MELBOURNE 2011– Per Petrov vale il discorso fatto prima. Il tifoso medio lo ricorda per il “blocco” ad Alonso ad Abu Dhabi, eppure ha conquistato un podio in carriera. Accadde all’Albert Park di Melbourne, nel GP d’Australia 2011: Petrov, scattato 6°, chiuse terzo a mezzo minuto da Vettel, vincitore davanti a Hamilton. Approfittò del drive through rifilato a Button e dei problemi con le gomme delle Ferrari, ma disputò senza dubbio la sua miglior gara in F1, diventando il primo russo a podio in F1.

18) PASTOR MALDONADO, 1° MONTMELÒ 2012– Pastor Maldonado viene ricordato per alcuni incidenti spettacolari, eppure non pochi addetti ai lavori erano pronti a scommettere su un roseo futuro per il venezuelano. Vinse la GP2 nel 2010 e, grazie ai milioni investiti dalla PDVSA, riuscì a debuttare in F1 con la Williams. Dopo un 2011 disastroso, il passaggio ai motori Renault restituì competitività alla monoposto di Grove e Pastor Maldonado ottenne una storica vittoria nel GP di Spagna. Partito dalla pole dopo la penalizzazione inflitta ad Hamilton, Maldonado si difese dagli attacchi di Alonso e vinse al Montmelò. La sua carriera però non esplose dopo la vittoria: collezionò incidenti e ritiri, chiudendo con soli 45pti nel 2012, e la situazione non migliorò negli anni seguenti. Dopo il ritiro a fine 2015, ora gareggia nel WEC.

19) KAMUI KOBAYASHI, 3° SUZUKA 2012– Come Takuma Sato, Kamui Kobayashi viene ricordato più per gli incidenti che per il suo unico podio. Come Sato, ha trovato la sua dimensione fuori dalla F1, vincendo tutto con Toyota nel WEC. Proprio con Toyota ha debuttato in F1, correndo nel 2010 e nel 2011, ma il suo unico podio è datato 2012, con una competitiva Sauber motorizzata Ferrari. A Suzuka, nella gara di casa, chiuse terzo alle spalle di Vettel e Massa, resistendo al rientro di Button.

20) KEVIN MAGNUSSEN, 2° MELBOURNE 2014– Podio alla prima gara in F1. Sembrava la nascita di un campione, visto il talento mostrato nelle serie inferiori, invece Kevin Magnussen non si è mai ripetuto: discontinuo in McLaren, disastroso in Renault e Haas, dove ha pensato più a ingaggiare una battaglia colpo su colpo con Grosjean, che a ottenere risultati. Il suo unico podio è così datato 2014, a Melbourne: si qualificò quarto sotto la pioggia e chiuse terzo alle spalle di Rosberg e Ricciardo. L’australiano venne poi squalificato, e Magnussen diventò 2°.

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