Enzo Ferrari diceva che esistono principalmente tre categorie di clienti che si presentano a Maranello: lo sportivo, il cinquantenne e l’esibizionista. 

Negli anni, in effetti, sono stati tanti i personaggi, noti e meno noti, immortalati al fianco delle loro vetture Ferrari: calciatori, attori, ma anche industriali, piloti e politici. E perché no, anche re e principesse. Ci sono stati alcuni che si sono lamentati è vero, come Ferruccio Lamborghini che, insoddisfatto, decise di creare il proprio marchio. Ma la maggior parte di loro sono stati uniti dalla passione per il Cavallino rampante

Eppure, nella lunghissimi lista di clienti Ferrari famosi, ne spuntano alcuni con non possono non essere ricordati.

Leopoldo del Belgio, la principessa Lilian e Bernardo d’Olanda: clienti Ferrari con il sangue blu

Nell’elenco dei clienti Ferrari non mancano di certo i nobili: il re di Giordania Hussein, l’Aga Khan Karim, Mohammed V re del Marocco. E non può di certo essere dimenticato l’imperatore Bao Dai che, una volta giunto a Maranello nel 1955 non aveva smesso di fumare una sigaretta dietro l’altra al punto da far stare male Enzo Ferrari.

Ma tra i tanti, sono tre che devono assolutamente essere ricordati: re Leopoldo del Belgio e sua moglie, la principessa Lilian e il principe Bernardo d’Olanda, consorte della regina Giuliana.

Descritto dallo stesso Ferrari come un ingegnere mancato, Leopoldo del Belgio passava spesso il suo tempo a chiacchierare con il Drake di motori nelle osterie del modenese bevendo lambrusco e mangiando prosciutto. Il re belga, che avrebbe abdicato in favore del figlio nel 1951, non mancava di porre a Ferrari domande assai tecniche, da qui la definizione che gli diede proprio il fondatore della casa di Maranello. Dopo averlo conosciuto grazie a Luigi Napoleone, altro cliente nobile, infatti, Ferrari ebbe modo di iniziare uno scambio di lettere con Leopoldo, rendendosi immediatamente conto di avere a che fare con un conoscitore esperto del mondo dell’auto.

La 250 della principessa Lilian (Twitter)

La 250 della principessa Lilian (Twitter)

Molto appassionata di auto sportive era anche la moglie di Leopoldo, la principessa Lilian: sempre presente col marito quando questi doveva acquistare una nuova vettura, era anch’essa una proprietaria di Ferrari. Anzi, in un caso si rivelò ancora più di una semplice entusiasta. Quando, nel 1955, la Pirelli decise di ritirarsi dalle corse nel bel mezzo della stagione a causa dell’incidente che aveva causato la morte di Antonio Ascari, Ferrari si trovò senza un fornitore di gomme. A intercedere per lui presso la ditta belga Englebert, fu proprio la principessa Lilian che, due anni più tardi, si sarebbe così seduta al volante di una 250 GT Coupè Speciale realizzata appositamente per lei da Pinin Farina. 

Un altro grande estimatore di Ferrari fu il principe Bernardo d’Olanda che non mancava mai di acquistare le sue auto direttamente in fabbrica. Grande appassionato di motori e di auto italiane, il principe seguiva le gare dai box, inviando sempre un telegramma di congratulazioni al Drake in caso di vittoria della Ferrari. Ogni volta che si trovava in Italia, poi, si recava a Maranello. Come ricorda lo stesso Ferrari, un giorno, la regina Giuliana si trovava in visita ufficiale al club nautico di Genova il cui presidente si dispiacque per l’assenza del principe: “Sa, mio marito è nella capitale”, dichiarò la regina. “A Roma?”, rispose con quella che doveva essere una domanda retorica il presidente. “Ah no, signore – ribatté a quel punto Giuliana – siete male informato: per mio marito la capitale è Maranello”.* 

I clienti Ferrari in divisa: tra finzione e realtà

Tra i clienti Ferrari, anche i produttori di Miami Vice (Twitter)

Tra i clienti Ferrari, anche i produttori di Miami Vice (Twitter)

Tra i clienti Ferrari con una storia particolare da raccontare figura sicuramente Luigi Chinetti. Non un cliente in senso stretto, era un ex pilota Ferrari che vinse Le Mans e Spa proprio su una 166 MM nel 1949. Successivamente divenne il primo importatore ufficiale di Ferrari negli Stati Uniti, Paese del quale aveva preso la cittadinanza. Fu grazie a lui che, sul finire degli anni Sessanta, vide la luce la versione spyder della GTB/4, meglio nota come Daytona. Un’auto spettacolare, sulla quale misero gli occhi, negli anni Ottanta, i produttori di una serie tv, Miami Vice. La Daytona spyder rappresentava l’auto ideale per gli inseguimenti nella città della Florida. Peccato che al mondo di Daytona spyder, o meglio GTS/4, ne esistevano solo 122 (96 delle quali vendute da Chinetti negli USA). Per questo, l’unica Ferrari originale apparve nell’episodio pilota. Nelle puntate successive, infatti, vennero usate delle repliche su base Chevrolet Corvette. Ferrari non poteva tollerare un oltraggio simile e decise di inviare alla NBC due esemplari di Testarossa.

Anche la Polizia tra i clienti Ferrari (Twitter)

Anche la Polizia tra i clienti Ferrari (Twitter)

Un altro cliente poco convenzionale della Ferrari fu la Polizia di Stato. Nei primi anni Sessanta, il maresciallo Armando Spatafora chiese di poter utilizzare un’auto per gli inseguimenti ad alta velocità per le strade di Roma. Pur dotati di potenti Alfa Romeo, i poliziotti richiesero un mezzo più veloce e Spatafora pensò così a una Ferrari. La sua richiesta venne accettata dai vertici della Polizia e, nel 1962, due 250 GTE 2+2 vennero consegnate in livrea della Polizia, non prima di aver impartito a quattro ufficiali lezioni di guida ad alta velocità proprio a Maranello. Una delle due, però, venne distrutta proprio in un inseguimento per le strade della capitale, mentre l’altra alimentò la leggenda di Spatafora, il poliziotto in Ferrari. Nei sei anni in cui la 250 GTE fu in servizio, infatti, furono molti i casi in cui la Ferrari con le sirene si ritrovò a sfrecciare per le vie di Roma e, nell’ultimo periodo, anche sulle strade extraurbane per il trasporto di organi. Si narra che per percorrere i 200 chilometri che separano la capitale da Napoli, la Ferrari impiegasse appena 50 minuti. Niente male, ma non sorprendente visto che comunque le vetture del Cavallino già all’epoca superavano di slancio i 200km/h.

*Brano tratto dal libro Le mie gioie terribili di Enzo Ferrari.

1 commento
  1. Antonio Sanzovo
    Antonio Sanzovo dice:

    Chinetti nel 1958 affiancato da George Arents, Jan de Vroom e Margaret Strong, crea la North American Racing Team, seconda esperienza di Scuderia dopo quella creata nel 1937, chiamata “Ecurie Bleue”, fondata con Madame Schell. madre del pilota Harry Schell. Chinetti stesso ricorda che fu la scritta su di un telone di un camion: “North American Van Lines” a suggerire l’idea di chiamare la neonata Scuderia North American Racing Team, scegliendo il cavallino rampante nero, simbolo della Ferrari come logo e inserendo nella parte superiore una striscia azzurra con otto stelle bianche in campo blu e nella parte inferiore la scritta North American Racing Team, che su consiglio dello stesso Ferrari venne trasformata più avanti nell’acronimo corrisponente, appunto N.A.R.T.
    Il battesimo con la pista la N.A.R.T. l’ebbe il 23 marzo 1958 in occasione della 12 Ore di Sebring.
    L’equipaggio: O’Shea – Kessler – Cunningham, portarono la 250 GT al 6° posto assoluto. Bisognerà attendere fino al 22 ottobre 1961 per vedere una vettura della N.A.R.T. sul gradino più alto del podio. L’occasione fu a Monthléry per la 1000 km di Parigi, dove i fratelli Rodriguez conquistarono il 1° posto.

    L’avventura sulle piste della North American Racing Team durò fino al 1982, partecipando a più di 200 gare e facendo gareggiare oltre 100 piloti.
    Jim Hall, Stirling Moss, Graham Hill, Giancarlo Baghetti, Umberto Maglioli, Nino Vaccarella, Mario Andretti, sono alcuni nomi di questi piloti che sotto i colori americani, hanno corso e vinto per la Ferrari.
    L’onore e l’onere forse più importante la N.A.R.T. l’ebbe in occasione dei gran premi degli Stati Uniti e del Messico del 1964, dopo che Ferrari, per i noti contrasti con le Autorità Sportive per la mancata omologazione della 250 LM, iscrisse nelle ultime due gare di campionato le vetture di Surtees e Bandini con i colori dell’amico Chinetti, dopo avere restituito la licenza italiana. La N.A.R.T. ebbe appunto l’onore di tenere a battesimo il neo Campione del Mondo per l’anno 1964.
    Alla 24 Ore di Le Mans del 1965, la coppia Gregory-Rindt con la vettura “rinnegata” l’anno prima, la 250 LM, scrivono ancora una volta il nome della Ferrari nell’Albo d’Oro della classica francese. Altro grande successo la N.A.R.T. lo conseguì con la 24 Ore di Daytona del 1967 con l’ arrivo in parata ideato dall’allora D.S. Franco Lini.

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