Sorpassi e controsorpassi. Staccate da paura e carene che si sfiorano, si baciano, in una danza spettacolare. La Yamaha M1 bluastra numero 46 contro la Honda RC211V quasi interamente gialla col numero 3 in evidenza. La fantasia imprevedibile di Valentino Rossi contrapposta alla precisione chirurgica della guida di Max Biaggi. Sul circuito di Welkom, in Sudafrica, alla prima prova del Mondiale MotoGP 2004, il 18 aprile, va in scena uno show indimenticabile. I due italiani, acerrimi rivali e protagonisti indiscussi dei primissimi anni del Nuovo Millennio motociclistico, ingaggiano una furiosa battaglia senza darsi un attimo di tregua. Il duello finisce solo sotto la bandiera a scacchi. Vince Rossi, con Biaggi secondo e autore del giro più veloce della gara. Il terzo classificato, Sete Gibernau, è lontano 16 secondi. Un’enormità.

SIGNIFICATO

Si tratta di un successo importantissimo nonostante sia solamente il primo Gran Premio stagionale. Per Valentino è una vittoria incredibile perché battezza nel migliore dei modo l’avventura con Yamaha, scelta dopo il divorzio clamoroso con la Honda. E’ una rivincita dolcissima per la casa di Iwata nei confronti degli scettici, compreso lo stesso Biaggi che aveva abbandonato il progetto tecnico. E’ la rivalsa spietata di Valentino ai danni del gigante di Tokyo che in inverno sembrava pronto a schiacciare la concorrenza, salvo poi cedere nel round di apertura contro ogni pronostico. Sarà così anche nel resto della stagione, conclusa con 9 successi e il titolo mondiale nella bacheca del pesarese. Per il Corsaro Max, invece, Welkom ha un sapore agrodolce. Sul momento, rappresenta la zampata orgogliosa di un campione senza la corona della massima categoria, ma dall’infinita classe. Col senno di poi, la gara sudafricana sarà una delle ultime prodezze di Biaggi nella top class. Concluderà il 2004 al terzo posto, perdendo il derby in casa Honda contro Sete Gibernau e nella stagione successiva verrà travolto dalla crisi della casa dalla grande Ala, finendo per essere estromesso dalla MotoGP.

DESTINO

Tuttavia, il destino ha ristabilito un pizzico di giustizia, riabilitando la sorte del Corsaro. Il pilota romano si è preso la sua rivincita in Superbike, con due titoli iridati arrivati in tarda età dal punto di vista sportivo, rispettivamente a 39 e 41 anni. I trionfi con l’amata Aprilia hanno restituito la grandezza di campione eccessivamente e talvolta ingiustamente offuscata dalle vittorie del Dottore. Max ci ha messo anche del suo, complice un carattere non sempre facile da inquadrare e scelte che non si sono rivelate azzeccate nel corso della sua carriera. Nel 1999 scelse la Yamaha al posto della Honda, che nella stagione seguente puntò proprio su Rossi. La storia, forse, avrebbe potuto assumere una piega ben diversa. Ironia della sorte, se Biaggi si è riscoperto vincente sulla soglia degli “Anta”, alla stessa età Valentino sembra aver imboccato la parabola discendente. Battuto nettamente dal nuovo rivale Marc Marquez in ottica Mondiale e surclassato nel confronto interno da Maverick Vinales nell’ultima stagione, Rossi vivrà le prossime gare con l’interrogativo di chi ancora deve capire come concludere al meglio la sua straordinaria carriera. Mai dare per finito un campionissimo del suo livello però: la zampata è sempre dietro l’angolo. Chissà se le perle di Biaggi potranno diventare un’ispirazione preziosa per restituire un ultimo sorriso al Dottore.

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