Un aliscafo naviga sulle acque presenti sul circuito di Jerez de la Frontera. La pioggia battente esalta le caratteristiche di guida di Sete Gibernau. Il pilota spagnolo non aveva mai vinto nel Gran Premio di casa, ma il 2 maggio 2004 è il giorno giusto per interrompere la maledizione. Sulla Honda RC2011V del team di Fausto Gresini, il catalano vola: partito dalla seconda posizione in griglia, si porta in testa e imprime alla corsa un ritmo forsennato, nonostante la scarsa aderenza. Solamente Max Biaggi riesce a resistere e a metà gara va persino in testa. Si tratta di un fuoco di paglia: dopo un solo giro, Gibernau torna al comando e allunga, andandosi a prendere un successo meritato davanti al pilota romano. Terzo Alex Barros, davanti a Valentino Rossi. Oltre ai 25 punti della vittoria nella seconda prova del mondiale, Sete si prende anche la leadership nella classifica generale per la prima volta in carriera, con una sola lunghezza di vantaggio sullo stesso Biaggi. Una giornata memorabile.

L’EREDITÀ

Non basterà per vincere il titolo mondiale, ma la vittoria di Jerez diventa un passaggio importante per la Spagna intera. Dopo i fasti di Alex Criville, la nazione iberica si era trovata senza un pilota in grado di vincere e di lottare per il titolo. Non erano mancati gli acuti di Carlos Checa, ma il “Toro” non era mai riuscito a inserirsi in maniera continua nella lotta per il titolo. Gibernau, invece, tra il 2003 e il 2004 è diventato il miglior rappresentante possibile della scuola spagnola. Nel primo anno si è rivelato estremamente competitivo, ma al secondo tentativo è andato vicinissimo al bersaglio grosso. Anche in questo modo è stato possibile mantenere vivo l’interesse per il motociclismo iberico nell’età dell’oro degli italiani, preparando la strada alla generazione dei fenomeni che negli ultimi dieci anni ha dominato la scena. Non è esagerato dunque affermare che l’epoca d’oro di Jorge Lorenzo, Dani Pedrosa e Marc Marquez abbia trovato nei successi di Gibernau un punto di partenza prezioso. In questo modo la transizione tra i due momenti d’oro del motociclismo spagnolo non è stata dolorosa. E a distanza di anni l’eredità di Sete non sembra essere stata vanificata.

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