L’effetto domino è iniziato. Lo slittamento della stagione a estate inoltrata ha largamente anticipato i movimenti di mercato. Tra le varie scuderie quella più coinvolta è stata indubbiamente la McLaren. La casa costruttrice con sede a Woking ha dovuto fare i conti con l’addio di Carlos Sainz, approdato alla Ferrari con il difficile compito di sostituire Sebastian Vettel e di reggere il confronto con Charles Leclerc. Al suo posto è arrivato un nome grosso: Daniel Ricciardo. L’australiano ha un discreto curriculum: nel 2015 è stato l’unico pilota capace di negare l’en plein alla Mercedes con le sue tre vittorie, mentre nelle tre stagioni seguenti ha conquistato almeno una gara all’anno. Insomma un top driver fatto e finito. Il suo ingaggio da parte di McLaren apre interrogativi interessanti.

ESPERIMENTO

Ricciardo approda in una squadra in forte crescita. Sembra passata un’eternità dalle faticose rincorse alla zona a punti vissute con il passaggio dai motori Mercedes a quelli targati Honda. La scuderia di Woking sembra aver compreso gli errori commessi dal 2015, quando il ritorno al binomio col costruttore giapponese e il secondo matrimonio con Fernando Alonso si rivelarono un autentico fallimento e un mix deleterio per l’intero progetto tecnico. Nel triennio “hondista” la miglior stagione fu il 2016 con 76 punti, 49 in più dell’annata precedente e 47 in meno di quella seguente. Un quinto posto in gara ottenuto dallo stesso Alonso. Tuttavia il passaggio a Renault e l’arrivo di Carlos Sainz e Lando Norris ha portato grandi benefici e il trend si è drasticamente invertito, come testimoniato dai 145 punti totalizzati nel 2019, miglior risultato dell’ultimo quinquennio. Ora la McLaren è senza dubbi una delle scuderie più interessanti e promettenti. Guai però a  trascurare l’aspetto umano: paradossalmente la formazione inglese ha trovato una compattezza e un ambiente più sereno senza Alonso, vale a dire il miglior pilota dal punto di vista del talento puro avuto a disposizione negli ultimi anni. Ora nei box arriverà un nuovo profilo di alto livello. E inevitabilmente le aspettative si alzeranno notevolmente con tutte le pressioni del caso. Ricciardo-McLaren sarà dunque un esperimento decisamente intrigante perché dovrà dimostrare quale sarà la tenuta del progetto di Woking. Sarà il tassello giusto per tornare sui fasti di Hamilton o una nuova folata destinata a far crollare l’impalcatura degli ultimi anni?

BERSAGLIO GROSSO

Inoltre l’arrivo dell’australiano si unisce ad altre condizioni interessanti: nel 2021 torneranno i propulsori Mercedes e dalla stagione seguente le monoposto subiranno ulteriori cambiamenti. C’è materiale sufficiente per poter sognare in grande. Per Ricciardo si tratterebbe della prima vera chance per fare l’ultimo decisivo scalino verso l’apice, la massima consacrazione possibile per un pilota: vincere il titolo mondiale. Data anche l’età dell’australiano, prossimo a superare i 30 anni, non restano molti tentativi a disposizione per lasciare il segno, considerando anche la morsa tra i vecchi leoni come Lewis Hamilton e i giovani rampanti come Charles Leclerc. Insomma Ricciardo dovrà essere più cinico e concreto del solito, facendo valere fino in fondo il notevole talento di cui dispone. Sia per lui che per la McLaren sarà anche l’opportunità ideale per provare a prendersi una rivincita nei confronti degli scettici e di chi in modalità diverse li ha scaricati, ossia rispettivamente Red Bull e Alonso. In questo l’australiano e la scuderia inglese si somigliano parecchio, dato che in questi anni sono diventati i “sottovalutati” per eccellenza, spesso anche ingiustamente. Aspettando di comprendere se la nuova avventura potrà fornire l’occasione aspettata da una vita, Daniel dovrà anche cancellare le amarezze della scorsa stagione, con pochissime soddisfazioni con una Renault mai competitiva. Il suo valore non è in discussione, ma risollevarsi psicologicamente da un’annata così complicata non è una missione semplice e scontata.

CHIOCCIA

A proposito di giovani, sarà curioso scoprire il rapporto che si instaurerà con Lando Norris. I due si sono sfidati in pista e hanno dato spettacolo in conferenze stampa esilaranti come quella di Silverstone. L’inglese classe 1999 si è rivelato assolutamente solido e concreto alla sua prima stagione in F1,  commettendo solamente qualche imprecisione dettata  dall’inesperienza. Il vero rebus sarà comprendere se la sua crescita continuerà ancora nelle prossime annate, a partire da questo tormentato 2020. Norris, per ora, si è rivelato un simpatico istrione, ricalcando le orme dello stesso Ricciardo, sempre con la battuta pronta. Gli manca il colpo del k.o., la capacità di alzare il livello. Almeno per ora. Dunque i due piloti più sorridenti e divertenti riusciranno a convivere? E l’australiano sarà una chioccia sapiente per il giovanissimo compagno o si creeranno nuove tensioni? La McLaren, per il momento, si coccola i suoi gioielli, ma lo spauracchio di revival del suicida Hamilton-Alonso 2007 è sempre vivo nella memoria del team.

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