Quando sono al loro apice, i campioni sportivi assumono quasi le sembianze di semidei. Gareggiano e vincono con clamorosa facilità rispetto ai comuni mortali. Ogni piano riesce alla perfezione, le eventuali sbavature scivolano via in quadro di apparente perfezione. Eppure non tutto è per sempre. E soprattutto nulla è sempre stato fisso e immutabile. C’è stato un tempo in cui i fuoriclasse non erano ancora tali, ma inseguivano il sogno del grande successo con tutte le ansie e le paure di un essere umano. Di Marc Marquez si conosce quasi qualsiasi aspetto. Il campione spagnolo è stato il grande dominatore dell’ultima decade. Su dieci tentativi ben otto si sono conclusi con la vittoria del titolo iridato. Nelle altre due occasioni si è piazzato al secondo posto in Moto2 nel 2011, complici gli infortuni, e in terza posizione in MotoGP nel 2015, anche a causa di una Honda non all’altezza della concorrenza.

UMANO

Eppure in precedenza c’è stato anche un periodo in cui il Cabroncito non era ancora l’alieno dominatore del Motomondiale. Si era già intuito che Marc non fosse di passaggio, ma che disponesse di un tocco magico. Una dimostrazione del suo enorme potenziale è arrivata direttamente alla primissima stagione in 125, arrivando terzo a Donington in sella alla KTM, dietro solamente a Scott Redding, padrone di casa, e Mike Di Meglio, poi campione del mondo al termine di quella stagione. Un piazzamento non di poco conto quello dell’allora quindicenne catalano, dal momento che si trattò anche dell’unico piazzamento in top 3 della casa austriaca nella quarto di litro. Tuttavia, al di là di quel guizzo, il Marquez delle prime due stagioni era un pilota in cerca di equilibrio, che alternava giornate prodigiose come l’incredibile quarto posto di Misano, sempre nel 2008, o il podio di Jerez nel 2009 ad altre poco redditizie. Serviva solamente la miccia giusta per far esplodere la bomba Marquez sul Motomondiale.

SVOLTA

E l’episodio chiave si è presentato nel 2010 al Mugello. Era il week end del terribile infortunio di Valentino Rossi nelle prove libere. Mentre il paddock era ancora scioccato per la perdita provvisoria del suo numero uno, un ragazzino di appena 17 anni si sbloccava definitivamente. Passato alla Derby, Marc aveva mostrato un rapido adattamento alla nuova moto nei test. I risultati arrivavano di conseguenza: pole e terzo posto in Qatar. Stesso piazzamento in Francia, mentre in Spagna l’unica grave sbavatura della stagione con una caduta. Ma il GP d’Italia doveva essere speciale. Era scritto nel destino. Partito dalla sesta posizione in griglia, iniziò la caccia alle lepri della gara, Nicolas Terol, Pol Espargaro e Bradley Smith, gli acerrimi rivali dell’intera annata. Dopo otto giri di inseguimento ecco l’aggancio. Poi, al termine di una fase di studio, tre stoccate per conquistare la leadership. Attacco di Smith: incrocio e replica immediata. Nuovo assalto, stavolta di Espargaro: qualche curva di pausa e poi nuova bagarre. Ecco uscire fuori Terol, il grande favorito: niente da fare, replica perfetta del Cabroncito. Dunque volata a quattro fin sul traguardo. L’ordine d’arrivo sarà anche quello del Mondiale 125 a fine anno: Marquez, Terol, Espargaro, Smith. Marc vincerà le quattro gare successive e all’ultima corsa si laureerà campione del mondo. Il primo titolo di un decennio da favola.

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