Lewis Hamilton

Bei tempi quelli in cui gli sportivi non erano solo “fantocci” o macchine da soldi intente a sfoderare le solite frasi trite e ritrite (“Pensiamo partita per partita/gara per gara”, “Daremo il 200%” ecc ecc.), ma si interessavano anche a ciò che stava accadendo nel mondo “reale”. Muhammad Alì perse due anni dell’apice della sua carriera sportiva per essersi rifiutato di combattere nella guerra in Vietnam, Tommie Smith e John Carlos portarono il “guanto nero” delle Black Panthers sul podio delle Olimpiadi di Città del Messico per protestare contro il trattamento riservato ai neri e, insieme all’australiano Peter Norman, rimasero marchiati per sempre.

Per non parlare di Lew Alcindor/Karim Abdul-Jabbar, che quelle Olimpiadi le saltò, o dei giocatori dichiaratamente comunisti degli anni Sessanta e Settanta (un nome, Paolo Sollier: nel libro “Calci e sputi e colpi di testa” raccontò la sua militanza in Avanguardia Operaia, venne deferito dalla FIGC e salutò per sempre la Serie A). Nell’epoca recente, invece, questo spirito “politico” è andato perduto: lo sportivo moderno è apolitico, per evitare guai e “adeguarsi al sistema”. Guai che ha passato Colin Kaepernick, che inginocchiandosi durante l’inno nazionale e diventando un’icona anti-Trump ha sostanzialmente annientato la propria carriera in NFL. Perchè negli States, culla della libertà, andare contro il sistema significa venirne espulso. Spesso, per sempre. Eppure, nel sistema vuoto degli sportivi politicamente impegnati, c’è una piacevole eccezione: un’eccezione chiamata Lewis Hamilton.

LEWIS HAMILTON E BLACK LIVES MATTER: LA GIUSTA PRESA DI POSIZIONE DELL’ICONA MONDIALE– Oltre ad essere il sei volte campione del mondo, Lewis Hamilton è l’unica vera icona mondiale della F1 moderna, e in quanto tale ne ha accettato oneri e onori. Da un lato c’è la stella del jet-set che a volte arriva nella location dei GP in extremis per vari impegni mondani, dall’altro l’assoluto e fanatico professionista che vuole demolire ogni record di Schumacher, dall’altro ancora il libero pensatore che non ha paura di esprimersi su questioni spinose. Hamilton, dichiaratamente vegano e animalista, si è spesso espresso in cause spinose: recentemente si è espresso contro lo scempio delle corride, prima aveva sostenuto gli anti-Trump e varie battaglie per l’aumento dei diritti civili. Ecco perchè non ci ha sorpreso affatto vedere uno sportivo della sua cultura e del suo coraggio al fianco del movimento Black Lives Matter, esploso definitivamente dopo che l’assassinio di George Floyd a Minneapolis ha dimostrato che sostanzialmente dal 1968 a oggi non è cambiato nulla.

Molti sportivi si sono schierati a favore di BLM a parole, ma solo uno si è esposto concretamente. Il suo nome è Lewis Hamilton, e nei giorni scorsi il pilota F1 ha fatto molto più di qualche post Instagram, una foto nera e/o 24h di silenzio sui social: esponendo un cartello “Black lives matter” e una maglietta nera con la scritta “Black is a vibe”, il campione britannico si è recato alla manifestazione londinese del movimento BLM, che si è tenuta a Hyde Park. Una scelta che ha spiegato così: “Sono andato a Hyde Park per dare il mio contributo alla manifestazione pacifica di protesta. Sono così orgoglioso di vedere persone di tutte le razze supportare questo movimento. Sono orgoglioso di esserci stato e della mia eredità nera. Sono stato felice di vedere così tanti sostenitori bianchi là fuori in nome dell’uguaglianza. Era davvero commovente. Sono estremamente convinto che il cambiamento arriverà, ma non possiamo fermarci ora”.

Già nei giorni precedenti, Hamilton aveva preannunciato mosse in tal senso: “Il vostro silenzio è ancora assordante. Nel vostro silenzio potete essere persone che non sono razziste, ma abbiamo bisogno che tutti dimostrino di essere contrari al razzismo. Parlate per aiutarci a diffondere e a rendere consapevoli le persone delle ingiustizie e dei pregiudizi che i neri e le persone di colore affrontano quotidianamente, e che affrontano da centinaia di anni. Non possiamo tacere oggi. Abbiamo bisogno della vostra voce”. E LH44 non si è limitato a questo, dando vita a un progetto che coinvolgerà gli sport motoristici chiamato “The Hamilton Commission”, per sostenere il maggior numero di giovani di colore in materie scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche, abbattendo le barriere che spesso impediscono a giovani cresciuti in contesti difficili di approcciarsi all’industria del mondo delle corse. Un progetto che è stato subito sostenuto da F1, che a sua volta ha lanciato la campagna #Weraceasone. Perchè anche gli sport motoristici devono crescere da questo punto di vista, come dimostra il cappio apparso nel box di Bubba Wallace (unico pilota automobilistico di colore negli USA), e Lewis Hamilton potrà aiutarlo in tal senso: siamo certi che non avrà paura di farlo.

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