In un caldo e surreale pomeriggio di luglio Lando Norris si è scoperto grande. In un finale di gara altamente spettacolare ha cambiato marcia, scrollandosi di dosso la tensione e i timori reverenziali che fino a quel momento stavano condizionando la sua prestazione e, forse, anche la sua carriera. Fino agli ultimi burrascosi giri del Gran Premio d’Austria, il pilota inglese era un talento emergente di 20 anni, dai margini di miglioramento ancora poco chiari, perlopiù incline a disputare buone prestazioni, prive di errori, ma anche di quella sana follia che anima i campioni. Una costante che sembrava destinata a ripetersi anche ieri.

TRASFORMAZIONE

Norris è scattato bene, finendo per cedere prima a Max Verstappen e poi a Lewis Hamilton. Sorpassi preventivabili data la differenza di velocità tra la sua McLaren e le dirette concorrenti. Meno immaginabili le infilate rimediate da Sergio Perez prima e da Charles Leclerc poi, poco dopo metà gara. Il tentativo di arrembaggio da parte del compagno Carlos Sainz rischiava di diventare un’ulteriore onta in una domenica iniziata con il terzo posto in griglia e trascorsa con il timore di fare il passo del gambero. Proprio di fronte allo spauracchio di vanificare una chance clamorosa, Lando ha trovato improvvisamente motivazioni e velocità. In un colpo solo si è trasformato. In maniera rude, ma non scorretta, ha respinto l’assalto di Sainz, spedendolo sul cordolo e riportandolo a più miti consigli. Poi si è riportato sotto gli scarichi di Perez e alla terza curva si è preso la quarta posizione con un sorpasso straordinario, arrivando a toccarsi con il collega messicano e resistendo al contrattacco grazie a una staccata profonda. Quindi si è lanciato all’inseguimento di Lewis Hamilton, in un braccio di ferro a distanza. La penalità di cinque secondi lo ha aiutato a salire sul podio, ma Norris ha sfoderato un vero e proprio capolavoro, pennellando un ultimo giro letteralmente da record del circuito. Traiettorie precise, senza la minima sbavatura o esitazione. Tutto o niente, senza calcoli, alla maniera dei grandissimi. E Lando ce l’ha fatta, con due settori perfetti che hanno spinto un sei volte campione del mondo giù dall’ultimo gradino del podio per solamente 2 decimi.

ANTIDIVO

Un finale degno di “Rush”, il film che celebra il titolo conquistato da James Hunt nel 1976. L’inglese si prese l’iride grazie a una volata esaltante negli ultimi giri. Qualcosa di analogo, con le dovute proporzioni, all’impresa del suo giovanissimo connazionale. Norris è salito per la prima volta sul podio con un’impresa da vero campione. E così facendo ha anche dimostrato di avere davvero un potenziale notevole in vista della sua futura maturazione. Una risorsa a cui attingere negli anni seguenti, con meno parsimonia e timidezza rispetto a quanto accaduto ultimamente. Resta da scoprire quanto sia destinata a essere così profonda la sua trasformazione e quanto la ribalta mediatica possa condizionare l’inglese. Fuori dalle piste, Lando è un ventenne qualsiasi, con la voglia di divertirsi e di condividere le proprie esperienze con gli strumenti a disposizione del giorno d’oggi. Ama giocare in rete con altri utenti e inonda i suoi social di video e dirette che testimoniano le sue prodezze virtuali o l’ultima surreale trovata con i colleghi. Scanzonato e ironico, Norris è noto nel paddock anche per la sua simpatia contagiosa. Adora Valentino Rossi, il suo idolo incontrastato, ma contrariamente al suo pilota preferito e ai suoi conterranei Hunt e Hamilton ha una vita decisamente meno mondana. Non è noto alcun suo legame sentimentale, così come non è abituale frequentatore degli ambienti più glamour del Regno Unito. In compenso ha ben chiaro cosa detesta, come spiegato nel podcast di Nathalie Pinkham: “Odio la folla, ma non nel senso dei tifosi, che adoro. Piuttosto detesto grandi gruppi di persone. Il mio incubo più grande sono le cene, dovermi sedere accanto a qualcuno ed essere forzato a parlarci. Non voglio parlare con nessuno. Semplicemente non mi piace. Ognuno è diverso, alcune persone amano la socialità, mentre io amo essere asociale. Sono fatto così”. Un antidivo di successo.

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