“Ad essere sincero, sono contento di essermi girato solo una volta. La macchina era quasi impossibile da guidare oggi. Ho perso il posteriore in quell’occasione (con Sainz, ndr) e almeno un altro paio di volte. Ho fatto del mio meglio, ma abbiamo corso in condizioni molto difficili”.

Queste dichiarazioni potrebbero essere state estrapolate da una qualsiasi intervista rilasciata da Robert Kubica nel suo annus horribilis con la disastrosa Williams, e invece sono di Sebastian Vettel e dell’immediato post-gara del GP d’Austria: dopo essere arrivato 10°, ovvero penultimo, lo schiettissimo Seb del post-separazione con Ferrari (che tra l’altro, a meno di clamorosi approdi in Mercedes o Red Bull resterà fuori dalla griglia 2021) ha esternato tutto il suo malcontento per una gara certamente non soddisfacente. Seb è la parte “down” del weekend rosso, che fa da contraltare al sorprendente secondo posto di un intelligente e (va detto) fortunato Charles Leclerc, favorito dai due grandi sorpassi su Perez e Norris nel finale, ma anche dai tanti ritiri (Verstappen e Albon gli erano davanti, per dire), da qualche errore altrui (il mancato cambio-gomme del messicano) e dalla penalizzazione di Hamilton. Il weekend di Ferrari è stato dai due volti diametralmente opposti: timido sole monegasco (Leclerc stesso ha ammesso che la macchina era “la stessa del sabato”), pioggia torrenziale tedesca. Per parafrasare una hit sanremese, “Up con un po’ di down” per la Ferrari e per la SF1000.

Ma qual è la vera Ferrari? Quella inguidabile di Vettel o quella da podio di Leclerc? Quella che nelle libere è il quinto team per passo-gara (dietro Mercedes, Red Bull, Racing Point e McLaren) e al sabato esce in Q2, o quella che lotta per la top-5 e poi arriva addirittura seconda. Andiamo con ordine, e partiamo dai piloti. Perchè Vettel e Leclerc hanno avuto prestazioni così differenti? Stando a ciò che si vociferava nel post-gara, nell’ambito dei tentativi di capire una monoposto che si è rivelata disastrosa dal punto di vista aerodinamico già dai test e “depotenziata” nella power unit (vedi i risultati di Haas e Alfa), i due piloti della Rossa hanno corso con assetti diametralmente opposti. Vettel, che essendo uscito in Q2 aveva più margini di manovra (è partito con gomme medie), ha optato per un assetto totalmente diverso dal compagno e l’azzardo non ha pagato: i due non hanno mai avuto lo stesso ritmo, e anche prima di girarsi nel tentativo di approfittare del duello Leclerc/Sainz, Seb stava faticando. Prova ne è il fatto che ha superato Stroll solo perchè quest’ultimo aveva riscontrato le prime avvisaglie del problema (comune a tanti) che poi l’ha portato al ritiro. E fino al ko della power unit di Ricciardo era più vicino a farsi passare dalla Renault, che a rimontare. Leclerc, invece, ha disputato una gara intelligente: stabilmente 1” più lento dei migliori, si è difeso come ha potuto e nello stint finale ha montato le medie (mescola migliore per Ferrari, le soft “non giravano”) per provare ad attaccare. Due sorpassi e la penalizzazione di Hamilton l’hanno messo sul podio, ma i problemi restano.

E qui veniamo alla seconda domanda. Qual è la vera Ferrari? Quella che soffre in qualifica o quella che va sul podio? La verità, che potrebbe essere confermata senz’appello già dal secondo GP sul Red Bull Ring (GP di Stiria), è che c’è solo una Ferrari. Solo una SF1000. Una monoposto sbagliata in partenza, lenta e macchinosa, che nelle prime uscite ha ricordato vagamente la SF14-T degli albori delle power unit ibride. Una vettura totalmente imprecisa nel carico aerodinamico e dalla power unit zoppicante. C’è un grande non detto nel post-accordo “segreto” tra FIA e Ferrari sulle contestate power unit del 2019: la sensazione generale è che la Rossa abbia dovuto riprogettare interamente il motore e che qualcosa sia andato storto. Prova ne è il fatto che Binotto e i suoi stanno cercando di forzare i tempi e portare qualche aggiornamento già in Austria II, per provare a colmare un gap che rischia di estendersi se Ferrari non sarà rapida a intervenire. Perchè un secondo al giro non è un distacco accettabile se ti chiami Ferrari, ma soprattutto perchè queste monoposto verranno riproposte con aggiornamenti minimi nel 2021. E due anni persi sarebbero un autentico disastro per una Rossa che non vince il Mondiale dal 2007…

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